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Colde ha costruito un’alternativa al K-pop. Ora vuole tornare a essere soltanto un artista

  • Postato il 3 settembre 2026
  • Di Panorama
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In sintesi

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Colde ha costruito un’alternativa al K-pop. Ora vuole tornare a essere soltanto un artista

Colde ha trascorso gli ultimi dieci anni dimostrando che la musica coreana non ha bisogno del permesso del K-pop per diventare globale. Il paradosso è che, mentre costruiva un ecosistema alternativo alle grandi agenzie e rivendicava il diritto di esistere al di fuori delle categorie più comode, finiva per modificare dall’interno proprio il suono del K-pop, scrivendo per alcune delle sue voci più riconoscibili, lavorando con RM dei BTS e Baekhyun degli EXO e trasformando la propria etichetta, WAVY, nella casa di artisti capaci di raggiungere il mondo senza adeguarsi alla formula idol.

Oggi Kim Hee-soo, classe 1994, non è soltanto il cantante dalla voce leggermente ruvida e trattenuta che ha fatto della vulnerabilità una forma di precisione musicale, né semplicemente il fondatore di una label indipendente. È uno degli autori attraverso cui si può ricostruire la trasformazione della musica sudcoreana nell’ultimo decennio, quando il confine fra underground, Korean R&B, indie, hip hop e industria idol ha smesso di essere una barriera ed è diventato uno spazio di passaggio continuo.

Il suo nuovo EP, ICY BABY, pubblicato il 14 agosto 2026 a tre anni di distanza da Love Part 2, arriva perciò in un momento particolare. Colde ha visto il progetto nato attorno a sé diventare più grande, ha accompagnato altri artisti verso il successo e ha imparato a muoversi contemporaneamente come musicista, produttore e imprenditore. Adesso, però, sente il bisogno di guardare indietro al ragazzo che aveva cominciato tutto senza sapere se avrebbe funzionato e di chiedersi quanto di quella persona sia ancora rimasto.

Prima del K-pop globale c’era una generazione cresciuta su SoundCloud

Prima di Colde c’erano gli offonoff, il duo formato insieme al produttore 0channel, e prima che l’industria musicale coreana diventasse un territorio osservato quotidianamente dal resto del mondo c’era una generazione di artisti che si cercava su SoundCloud, si scambiava tracce e costruiva collettivi senza attendere l’approvazione di una grande compagnia.

È in quel contesto che Colde e 0channel entrarono nella costellazione di Club Eskimo, il collettivo associato a DEAN che riunì alcune delle personalità destinate a ridefinire il Korean R&B e l’hip hop della seconda metà degli anni Dieci. Gli offonoff passarono quindi attraverso HIGHGRND, la label guidata da Tablo degli Epik High, debuttarono ufficialmente nel 2016 e pubblicarono nel luglio 2017 boy., un album di dodici tracce che possedeva già molti degli elementi poi diventati riconoscibili nella scrittura di Colde: la notte come spazio emotivo, l’amore osservato nei dettagli, il timore di dire troppo, la capacità di dare una forma elegante all’ansia e una concezione visiva della musica che non si esauriva nella registrazione di una canzone.

In Photograph, gold, 춤 (chum, “danza”), Cigarette e Overthinking, la voce non veniva mai usata per occupare tutto lo spazio disponibile. Rimaneva vicina, quasi privata, mentre la produzione di 0channel costruiva attorno a essa una città notturna fatta di pause, synth e pensieri che continuavano a muoversi quando il resto sembrava immobile. Non era la versione minore o sotterranea del K-pop, ma un linguaggio parallelo che stava imparando a raggiungere ascoltatori internazionali prima ancora che il mercato trovasse una definizione adeguata con cui raccontarlo.

Nel 2018, mentre iniziava il proprio percorso solista con Your Dog Loves You e l’EP Wave, Colde fondò WAVY. L’idea, come avrebbe spiegato durante il South by Southwest del 2019, era costruire un collettivo coreano capace di superare i confini asiatici e di rompere le cornici convenzionali dell’industria. Con il tempo, quel progetto ha riunito musicisti provenienti da territori differenti, fra cui Khakii, Milena, Basecamp, Jiwoo, The Poles e soprattutto wave to earth, la band che ha trasformato una sensibilità indipendente e prevalentemente anglofona in un successo mondiale: oltre sette milioni di ascoltatori mensili su Spotify e più di mezzo miliardo di stream per seasons.

Colde, quindi, non ha soltanto difeso la propria indipendenza. Ha creato le condizioni perché quella libertà potesse diventare un sistema nel quale far crescere anche gli altri.

ICY BABY è il ritorno al ragazzo che non esitava

Il titolo ICY BABY suggerisce freddezza, ma l’EP è progettato come un aumento progressivo della temperatura. Le prime tracce, ICY, DRIPPY con punchnello e PULL UP, rimangono più vicine alla fluidità R&B che ha reso immediatamente riconoscibile Colde; GIRLS ♡ introduce un movimento più leggero e diretto, mentre DOLLAR BILLS con Khakii recupera un peso hip hop più classico. Con LIFE IS A MOVIE, BIG TALK e la conclusiva SHUT DA FXXKA AND GO, però, il disco si apre a chitarre più aggressive, voci spinte al limite e un’energia quasi rock che incrina deliberatamente la compostezza del suo autore.

I featuring non sono ornamentali, perché ricostruiscono la geografia umana della sua carriera. Punchnello riporta agli anni di Club Eskimo, Khakii è l’amico conosciuto quando erano bambini e poi diventato parte di WAVY, mentre DIMO REX, JJANGYOU e Choi Wonbin rappresentano l’incontro con una generazione alternativa che continua a considerare la libertà artistica più importante della collocazione in un genere.

ICY BABY viene presentato come un album sulla giovinezza, ma Colde non parla della giovinezza idealizzata, levigata e immediatamente vendibile che ricorre spesso nella cultura pop. La sua è una condizione fatta di persone che non sanno ancora dove stanno andando, commettono errori e continuano comunque a muoversi. Quando gli chiedo in quale momento abbia capito che era proprio questa la storia che voleva raccontare, la risposta parte dall’incertezza del presente e arriva alla sua esperienza di fondatore.

«Siamo tutti incerti. Nessuno di noi è perfetto. Il mondo sta cambiando così velocemente, a un ritmo per cui adattarsi è diventato realmente difficile. Quando ero giovane decisi di farmi carico di tutto questo dolore all’interno dell’industria musicale. Ci sono stati momenti difficili, a volte li ho superati e altre volte ho dovuto resistere attraversando periodi dolorosi, ma prima che me ne rendessi conto da WAVY hanno cominciato a emergere artisti di successo e anch’io sono riuscito a raggiungere una parte dello scopo a cui aspiravo.

«Attraverso ICY BABY ho guardato indietro a quei primi giorni in cui diventai indipendente. Ero sconsiderato e ancora incompleto, ma avevo colleghi che credevano in me, avevo la mia ostinata convinzione nella grande musica in cui credevo e, quando giudicavo giusta una cosa, non esitavo mai. Quello ero io allora. Naturalmente continuo a vivere in un modo non molto diverso da quei giorni. In questo momento, però, mi sto concentrando più sulla mia vita di artista che sulle altre attività e questo è diventato un periodo in cui ho potuto guardare un po’ più indietro a me stesso. Credo che sia stato questo, alla fine, a dare origine al grande tema di ICY BABY».

La frase decisiva non riguarda il successo raggiunto, ma la necessità di tornare a concentrarsi sulla propria vita d’artista. Colde non rinnega WAVY né le responsabilità costruite negli anni, ma riconosce il rischio che l’architetto di un ecosistema finisca per allontanarsi dalla ragione per cui aveva cominciato a costruirlo. Il nuovo EP è il tentativo di recuperare il movimento istintivo degli inizi senza fingere che il tempo non sia passato.

Una giovinezza che non può più permettersi di aspettare

Il tema acquista un significato ancora più concreto se osservato dall’Italia e dall’Europa, dove una parte consistente delle nuove generazioni vive in una condizione di attesa permanente, sospesa fra lavori precari, case diventate inaccessibili e la sensazione di non possedere ancora le condizioni materiali o emotive per costruire il futuro desiderato.

Alla domanda su quale canzone sceglierebbe per parlare direttamente a queste persone, Colde non indica il brano più rassicurante dell’album, ma quello dal titolo più violento.

«Voglio dire loro: non esitate. Perché? Perché è ciò che ho fatto. Invece di esitare, ho agito. Avevo paura, ma credevo nella musica e nei miei fan, e penso che questo sia ciò che alla fine mi ha reso la persona che sono adesso. È qualcosa che voglio dire a tutti coloro che leggeranno questa intervista, e perfino a qualcuno che forse non ascolterà mai la mia musica, quindi vi prego di ascoltarlo davvero. Guardate il testo della canzone SHUT DA FXXKA AND GO. Avete potere. Credo nel vostro potere e nella vostra energia. Credo che costruiranno un mondo nuovo».

Il suo invito all’azione potrebbe apparire una forma di ottimismo, ma nel corso della conversazione assumerà un significato più severo. Colde non sostiene che il coraggio venga sempre ricompensato, né che l’impegno sia sufficiente a correggere le disuguaglianze o a garantire il successo. Dice invece che agire permette di non consegnare tutta la propria vita all’attesa e che perfino una scelta destinata a fallire può produrre l’energia necessaria per continuare a esistere.

A circa dieci anni dal debutto degli offonoff, gli domando allora quale parte del ragazzo che era sia riuscito a conservare e quale, invece, abbia dovuto sacrificare per diventare l’artista di oggi. Colde rifiuta la seconda metà della domanda, perché accettare l’idea di avere abbandonato qualcosa di essenziale renderebbe falsa la giovinezza raccontata nel nuovo album.

«Ho messo in gioco la mia vita per proteggere l’atteggiamento che un artista dovrebbe avere. Ciò che devo mostrare non è qualcosa che si conclude semplicemente con una melodia. Sono i testi, la mia identità all’interno della mia vita, le immagini presentate ai fan e agli ascoltatori e i fan che amano la mia musica. Ho creduto che esista una forza potente che può emergere soltanto quando tutte queste cose si uniscono, diventano una cosa sola e si completano, e ho lavorato per proteggerla.

«Non l’ho mai deposta una sola volta, dagli offonoff fino a Colde. Credo che questo sia il valore attraverso il quale ho protetto la mia “giovinezza”. E non voglio dire di aver dovuto lasciare andare qualcosa. Se lo dicessi, allora non avrei dovuto inserire il messaggio della “giovinezza” in questo album fin dall’inizio».

In queste parole si riconosce la distanza fra Colde e la figura tradizionale dell’interprete. La musica, per lui, non è una successione di brani, ma un oggetto complessivo in cui scrittura, esistenza, immagine e pubblico devono essere coerenti. Era già così in boy., quando gli offonoff curavano anche la componente visuale del proprio lavoro, e continua a esserlo in ICY BABY, dove perfino l’ordine delle tracce diventa parte del significato.

La lingua coreana e ciò che il pubblico globale rischia di perdere

La voce di Colde possiede una qualità particolare: rimane calma anche quando descrive ansia, perdita o instabilità, come se l’emozione acquistasse maggiore precisione proprio nel momento in cui rinuncia a diventare esplosiva. Questa apparente quiete ha contribuito alla diffusione internazionale della sua musica, ma nasconde un problema che l’artista avverte con chiarezza: una parte della sua scrittura vive nel suono e nelle possibilità espressive della lingua coreana e non attraversa intatta la traduzione.

«Credo di avere un mio modo: esprimere ansia e incertezza in un tono calmo ma chiaro. Però, dato che è in coreano, penso che ci siano parti che non arrivano altrettanto chiaramente al pubblico globale, e questo mi dispiace un po’. Ho molte canzoni i cui testi fanno emergere davvero il fascino della lingua coreana. Un brano come WA-R-R è uno di questi, ahah. E amo davvero questo tipo di espressione. È anche la cosa che so fare meglio».

와르르 (wareureu), parola ideofonica scelta per il titolo coreano di WA-R-R, restituisce il suono e il movimento di qualcosa che cede o precipita tutto insieme. Colde la trasforma nella forma di un collasso emotivo che non ha bisogno di essere urlato: l’amore può crollare dentro una voce trattenuta, e proprio la distanza fra l’intensità della parola e la delicatezza della musica rende il brano così riconoscibile.

Il successo globale della musica coreana ha spesso prodotto l’illusione che la traduzione sia ormai automatica, ma la circolazione di una canzone non garantisce che tutte le sue sfumature vengano comprese. Colde non usa questa distanza per chiudersi nel mercato domestico; al contrario, vuole che il pubblico internazionale impari ad ascoltare la musica coreana senza chiedere che perda la propria specificità per diventare più facilmente esportabile.

L’autore che è entrato nel cuore del K-pop

È qui che la posizione di Colde diventa particolarmente interessante, perché l’artista che rivendica l’autonomia del Korean R&B è anche uno degli autori che hanno contribuito a rendere più sofisticato il percorso solista di alcuni protagonisti del sistema idol.

Il rapporto con Baekhyun permette di seguire questa influenza nel tempo. Nel 2019 Colde scrive il testo di Diamond, contenuta nel primo EP solista del cantante degli EXO; l’anno successivo firma testo, composizione e arrangiamento di Love Again insieme a Stally, per poi ripetere la collaborazione con Love Scene nel 2021. Nello stesso anno Baekhyun entra nella discografia di Colde con 또 새벽이 오면 (tto saebyeogi omyeon, “quando torna l’alba”). Nel 2025 il rapporto raggiunge un altro livello con Essence of Reverie: Colde partecipa ai testi di tutte e sette le tracce e alla composizione e all’arrangiamento di sei, contribuendo a costruire non un singolo brano, ma l’intero ambiente emotivo del progetto.

Con RM il movimento avviene in entrambe le direzioni. Colde entra in Indigo nel 2022 con Hectic, scritta insieme a RM e Pdogg, e l’anno successivo invita il leader dei BTS in 다시는 사랑한다 말하지 마 (dasineun saranghanda malhaji ma, “non dirmi mai più che mi ami”), una delle tracce centrali di Love Part 2. Non sono collaborazioni costruite soltanto per sommare pubblici diversi, ma incontri fra autori che condividono il bisogno di documentare un’età, una città e la fatica di continuare a inseguire qualcosa quando il successo non ha eliminato l’inquietudine.

Colde ha quindi partecipato al K-pop senza lasciarsi assorbire dalla sua definizione, offrendo al sistema idol una grammatica sviluppata altrove e dimostrando che l’influenza fra centro e margini non procede in una sola direzione.

Quando gli domando se il mondo sia finalmente pronto a scoprire la scena R&B e indipendente coreana, la sua risposta non chiede una concessione benevola da parte dell’Occidente, ma la parità.

«Sì, è così. Penso che molti musicisti coreani stiano ora andando nel mondo attraverso una musica capace di confrontarsi con gli standard globali. In questo momento, all’interno di WAVY, vale per me e vale anche per wave to earth. Non come K-pop, ma come artisti che competono alla pari con ogni tipo di artista in tutto il mondo».

La distinzione è essenziale. Colde non disprezza il K-pop né finge di non averne attraversato il sistema, ma rifiuta che l’origine nazionale diventi un genere obbligatorio e che ogni musicista sudcoreano debba essere presentato come una diramazione della medesima industria. Chiede che un album coreano possa essere ascoltato come R&B, rock, hip hop o pop senza essere confinato preventivamente in una categoria geografica, esattamente come accade agli artisti statunitensi o britannici.

Un imperativo che non promette il successo

ICY BABY termina con SHUT DA FXXKA AND GO, un brano che suona come un messaggio rivolto agli altri ma che nasce, prima di tutto, dalla necessità di Colde di parlare a se stesso. La giovinezza del disco non coincide con un’età anagrafica, bensì con la possibilità di continuare a scegliere, rischiare e muoversi prima che la paura diventi una forma permanente di immobilità.

«È una testimonianza della vita che ho vissuto, ed è anche qualcosa che voglio dire a me stesso, dato che sono ancora giovane. Ma, allo stesso tempo, è una storia che volevo condividere e attraverso cui volevo creare un legame con i fan che stanno vivendo questa epoca insieme a me, e con tutti, indipendentemente dall’età.

«Volevo dire: sfidate voi stessi anziché tormentarvi, agite anziché esitare, date tutto ciò che avete e non vivete con rimpianti. Non porterà necessariamente felicità o successo. Ma sono certo che diventi una chiara fonte di energia che sostiene la vostra vita. Non dovete ballare su questa canzone né usarla per fare festa. Spero, però, che troviate coraggio attraverso il testo».

È proprio l’assenza di una promessa a rendere credibile il messaggio. Colde non vende il fallimento come una fase provvisoria prima della vittoria e non trasforma il dolore in una scenografia motivazionale; riconosce, invece, che una scelta può non condurre né alla felicità né al successo e continuare comunque ad avere valore, perché impedisce alla paura di diventare l’unica autrice della nostra vita.

Dopo avere costruito una label, accompagnato altri artisti nel mondo e prestato la propria sensibilità ad alcune delle voci più famose del K-pop, Colde torna così alla domanda che precede ogni industria e ogni definizione: che cosa rimane di un artista quando smette di misurarsi attraverso ciò che ha costruito intorno a sé? In ICY BABY la risposta non è la nostalgia del ragazzo che era, ma la volontà di proteggerne ancora l’impulso, continuando ad agire prima che l’esitazione diventi più forte della musica.

Autore
Panorama

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