Clipperton, l’isola della passione: alla scoperta di uno dei frammenti di corallo più isolati del mondo

  • Postato il 12 febbraio 2026
  • Curiosità
  • Di SiViaggia.it
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A oltre 500 miglia nautiche dalle coste del Pacifico messicano, lontana da arcipelaghi abitati, rotte commerciali stabili e da qualunque idea rassicurante di approdo, Clipperton appare come un errore geografico lasciato lì per sfida. Un atollo dimenticato tra le correnti dell’oceano, con la forma di un cerchio imperfetto di sabbia corallina.

Questo remoto e particolare lembo di terra, territorio francese sotto amministrazione diretta dello Stato, rappresenta un paradosso vivente: è piatto, brullo, piuttosto inospitale, eppure emana un fascino magnetico tipico dei posti che hanno respinto la presenza umana con ferocia.

Il suo soprannome, tra l’altro, tradisce subito le aspettative: è chiamata Isola della Passione, ma qui questo sentimento intenso ha sempre assunto la forma dell’ossessione, del dominio e della follia generata dall’isolamento.

Storia e caratteristiche di Clipperton

La narrazione delle origini di Clipperton procede su binari incerti, tra documenti ufficiali e leggende di pirateria. Il nome rimanda a John Clipperton, corsaro inglese attivo all’inizio del Settecento, che però è più una figura mitizzata che reale. Quel che sappiamo con certezza è che la prima attestazione storica solida risale al 1711, quando due navi francesi, la Princesse e la Découverte, registrarono l’isola e la battezzarono Île de la Passion (Isola delle Passione). Il motivo però non ha niente a che fare con l’amore e il desiderio: è stata chiamata così perché l’avvistamento è avvenuto durante il Venerdì Santo di quell’anno.

Dal punto di vista fisico, Clipperton rappresenta un caso anomalo nel Pacifico orientale. Si tratta dell’unico atollo chiuso, al cui interno riposa da secoli una laguna priva di ricambio idrico, che inevitabilmente ha sviluppato condizioni chimiche estreme. Nei primi metri l’acqua mantiene una relativa dolcezza, ma più in basso compare una barriera invisibile di gas tossici che impedisce qualunque forma di vita complessa. Si narra che Jacques Cousteau tentò un’esplorazione subacquea ma senza successo, poiché fermato da limiti tecnici e rischi evidenti.

Durante il XIX secolo l’interesse internazionale si accese attorno ai depositi di guano, accumulatisi per secoli grazie a colonie sterminate di sule mascherate, fregate e sterne. Il guano è un fertilizzante prezioso per l’agricoltura industriale, e perciò trasformò Clipperton in oggetto di contesa fra Francia, Messico, Stati Uniti e interessi privati britannici. La posizione strategica, a metà strada fra l’America centrale e l’oceano aperto, rafforzò ulteriormente la posta in gioco.

Il capitolo più cupo si consumò tra il 1906 e il 1917, quando una comunità messicana composta da militari, lavoratori, donne e bambini rimase intrappolata qui dopo l’interruzione dei rifornimenti causata dalla Rivoluzione messicana. Malnutrizione, scorbuto, uragani e isolamento ridussero progressivamente la popolazione. Alla fine sopravvisse un solo uomo adulto, Victoriano Álvarez, guardiano del faro, che instaurò un regime di violenza sulle donne rimaste. La sua uccisione segnò la fine di una deriva psicologica estrema, conclusa poco dopo dal salvataggio dei superstiti da parte della nave statunitense Yorktown.

Nel 1931, dopo anni di arbitrati internazionali, Vittorio Emanuele III assegnò formalmente Clipperton alla Francia. Da allora l’isola conobbe soltanto presenze temporanee, tra spedizioni scientifiche, brevi occupazioni militari durante la Seconda Guerra Mondiale e missioni di monitoraggio ambientale.

Si può visitare Clipperton? E cosa si può vedere?

La risposta breve è: tecnicamente sì, ma nella pratica è una delle mete più difficili, ostili e burocraticamente complesse del pianeta. Chi ci vuole arrivare, dunque, non deve pensare a una meta turistica ma piuttosto a una spedizione vera e propria che richiede permessi speciali e una preparazione quasi militare.

L’atollo, infatti, non possiede porti né approdi naturali. La barriera corallina è circondata da una “linea di surf” (onde che si infrangono con violenza ininterrotta) che rende purtroppo possibile il ribaltamento dei gommoni. Non sono rari i casi di visitatori che hanno perso attrezzature costose o riportato ferite a causa del corallo tagliente durante lo sbarco. Una volta a terra c’è anche un altro pericolo con cui dover avere a che fare, ovvero l’isolamento totale: in caso di emergenza medica, i soccorsi impiegherebbero giorni (ammesso che le condizioni meteo permettano un recupero).

Ma non è di certo tutto, perché l’isola è letteralmente invasa da milioni di granchi terrestri (Johngarthia planata). Non sono letali e sono onnivori, ma allo stesso tempo sono anche estremamente curiosi e privi di timore verso l’uomo. Ciò vuol dire che rosicchiano tende, zaini, cavi elettrici e scorte di cibo. A questo si aggiunge un sole tropicale implacabile senza zone d’ombra naturali e una totale assenza di acqua dolce potabile.

Essendo, tra l’altro, un possedimento statale privato della Repubblica Francese (non fa parte della Polinesia Francese amministrativa, ma è gestita direttamente dal Ministero dell’Oltremare a Parigi), l’accesso è regolamentato. Tutto questo si traduce nell’obbligo di richiedere un’autorizzazione formale alle autorità francesi (Alto Commissariato della Repubblica) e, nella maggior parte dei casi, i permessi vengono concessi solo per missioni scientifiche, ambientali o per spedizioni di radioamatori (le famose “DXpedition”). Il turismo “da diporto” è scoraggiato e privo di qualsiasi supporto in loco.

Clipperton, quindi, è pericolosa per chiunque non abbia esperienza di sopravvivenza in ambienti remoti.

Come arrivare e quando tentare l’impresa

Dalle parole che avete potuto leggere, è abbastanza evidente che per arrivare a Clipperton serve una pianificazione complessa. La partenza avviene di solito dal Messico, da porti come Cabo San Lucas o Acapulco e necessita di una traversata che supera spesso i tre giorni di navigazione continua. Oltre ai permessi specifici rilasciati dalle autorità francesi, sono necessarie imbarcazioni autonome per carburante, viveri e sicurezza.

Il periodo più stabile si colloca tra novembre e aprile, quando l’attività ciclonica diminuisce e il mare concede tregue più frequenti. Anche in questi mesi, però, le condizioni restano imprevedibili. Ricordiamo, inoltre, che Clipperton accetta visite soltanto da chi possiede esperienza reale di navigazione oceanica o partecipa a spedizioni scientifiche autorizzate.

Questo lembo di terra non promette conforto, intrattenimento o redenzione. Concede invece una lezione brutale sul rapporto tra isolamento, potere e fragilità mentale. Clipperton resta lì, immobile e ostinata, a ricordare che certi luoghi tollerano l’uomo solo per brevi passaggi, prima di reclamare di nuovo il silenzio.

Autore
SiViaggia.it

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