Cisano, Giovanni Raimondo si dimette dalla carica di presidente: “Hanno fatto perdere la voglia ad un ragazzo di 29 anni”
- Postato il 26 maggio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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“Sono molto contento per la salvezza, ma è giunto il momento di dimettermi”. L’ultimo saluto dell’ormai ex presidente Giovanni Raimondo al termine di una stagione culminata con la salvezza del Cisano ai playout. Un legame forte quello con paese e squadra, da lui era ripartito il club in Seconda Categoria anche grazie alla storia che lega il suo nome a quello dello stadio, il “Giovanni Raimondo” di Consciente intitolato a suo nonno, primo fondatore del club biancoblù.
Nei cinque anni passati sotto la sua dirigenza, il Cisano ha centrato la storica promozione in Prima Categoria nella scorsa stagione, chiusa poi quest’anno con la vittoria dei playout. Raimondo aveva fatto scalpore tra gli addetti ai lavori per essere uno se non il presidente più giovane di tutta la Liguria. Ora, tra obiettivi raggiunti e sfumati, Raimondo ci spiega tutti i fattori che l’hanno portato a questa drastica decisione.
“È una salvezza arrivata in extremis – spiega Raimondo -, volevo ringraziare tutte quelle persone che dal primo giorno di sono state vicine, dal cambio degli allenatori fino all’arrivo di Porcella. Sono arrivato alla fine di un percorso che ho iniziato a 24 anni, lo lascio a 29. Metto tutto nelle mani dei vecchi dirigenti, società e mister”.
“Avevo però altre aspettative, soprattutto quest’anno dopo il salto di categoria – continua l’ex presidente -. È vero, ci siamo salvati, ma è stato un campionato travagliato quando gli obiettivi erano altri. Quest’anno siamo andati ai playout quando il mister si aspettava di raggiungere i playoff. Così non è stato, e c’è comunque stato un grande sforzo economico di tutti i dirigenti”.
“Ho visioni diverse da chi rimarrà – chiosa Raimondo -, preferisco fare un passo indietro e lasciare i miei dirigenti, Porcella, Garofalo e Comparato. Avrei voluto investire più sulla parte dirigenziale che sui giocatori”.
Lasci in eredità il club fondato da tuo nonno e ripreso da te, cosa ti ha portato a questa scelta?
“Sono molto legato al paese e alla squadra. Ha ripreso vita grazie al mio contributo, mi spiace molto lasciare. È sempre stato un mio sogno rifondare il Cisano, alla fine ho avuto l’onore di essere presidente per cinque stagioni. Poi però perdi lo stimolo anzi, hanno fatto perdere la voglia ad un ragazzo che aveva iniziato a 24 anni di continuare con questo progetto“.
“Mi è sempre piaciuto vivere la domenica con la squadra e andare allo stadio, siamo sempre stati una società di Seconda Categoria. Negli ultimi anni abbiamo alzato l’asticella, ma si è voluto guardare di più la parte tecnica e non quella dirigenziale. Forse non sono stato accompagnato a modo in questo, non ho mai giocato a calcio e tutte le conoscenze me le sono costruite con il tempo”.
“Ripartire da un’altra squadra? No grazie, ho avuto offerte in zona che ho declinato, se devo fare qualcosa lo farò sempre e solo per il mio paese. Mi impegno molto per il sociale e faccio parte di diverse associazioni, ora mi dedicherò a quello. Per fortuna quest’anno ci siamo salvati e non abbiamo buttato completamente una stagione”.
A chi dedichi i traguardi raggiunti?
“Ci tengo a ringraziare alcuni ragazzi che hanno passato diversi anni a Cisano. Grazie a Mantero, Galati, Caputo, il capitano Donà, Enrico, Ardissone, Zunino, Santanelli, Campagna un ragazzo serissimo che abbiamo perso subito ma che non ha mai mancato un appuntamento, Piotto che ha sempre lavorato ed è cresciuto sotto ogni aspetto, Antonelli, Piazza, Rossignolo, Ardoino che ha concluso a Villanova. Mi spiace se mi dimentico qualcuno, quest’anno abbiamo avuto diversi giocatori forti sulla carta ma che in campo non si sono visti. Quest’anno ho imparato che il calcio con le figurine non si può fare“.
Sono arrivate delle dichiarazioni ‘scottanti’ da parte di Porcella, come le valuti?
“Mi fa strano che ringrazi Ricotta, si è dimesso proprio apposta per i problemi tra di loro. In questi tre anni a Cisano hanno fatto un percorso per niente tranquillo, è arrivato infatti al culmine quest’anno con le dimissioni del ds scelto da lui, la parte tecnica non è mai stata scelta dalla dirigenza, da me o quest’anno con la collaborazione di Comparato”.
“I dirigenti hanno sempre permesso alla squadra di avere tutto l’abbigliamento, il vestiario lavato, è tutto merito della società e mio. Ho fatto il classico presidente di Seconda Categoria, ho tagliato il prato del campo, l’ho tracciato, ho fatto da tesoriere, da dirigente accompagnatore, ho fatto il presidente in situazioni nelle quali non mi è mai stato permesso di farlo essendo che a volte non avevamo dirigenti per andare alle partite, sorrido quando vedo mister o dirigenti che si atteggiano da Serie A, bisogna essere seri se vuoi costruire qualcosa”.
“Mi spiace che Porcella dica questo, io ci sono sempre stato. Lui imputa il fatto che non andassi ad ogni allenamento, ma negli scorsi anni sono sempre andato. Dalla parte tecnica invece non si è più visto nessuno, dal lato societario sono rimasti Rossini, Savina, Roberto, gli altri mister sono stati abbandonati, perchè? Forse perchè han perso credibilità, è un mio pensiero ma magari non sarà così”.
“Alcuni giocatori sono andati via, qualcuno è stato mandato via per poi essere richiamato, ci sono state alcune situazioni che non mi sono piaciute. Il Cisano nelle ultime tre stagioni è stato il rifugio di tanti giocatori e dirigenti che in altre piazze non volevano”.
Cosa sarà del Cisano? Ci sarà ancora l’anno prossimo?
“In ogni caso, rimarrò sempre un tifoso del Cisano, andrò a sostenerlo la domenica e sono contento di averlo lasciato in regola, mi spiace solo che non ci sarà più nessuna persona del paese all’interno della dirigenza, essendo che gli ultimi dirigenti di Cisano sono andati via con me, tra cui il vice presidente Montina. Il Cisano non morirà, l’anno prossimo ci sarà ancora”.