“Circa 70 decessi in eccesso in 4 anni”. L’ospedale svizzero chiede scusa dopo l’indagine interna che accusa l’ex primario: “Gestione inadeguata e conflitti di interesse”. Ora guida il reparto al San Raffaele
- Postato il 6 maggio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 6 min di lettura
“Un eccesso di mortalità pari a 68-74 decessi nel reparto di cardiochirurgia tra il 2016 e il 2020″. “Undici decessi classificati come ‘inattesi‘ su 307 esaminati” nel dettaglio. Le dichiarazioni del prestigioso Ospedale Universitario di Zurigo sono un mea culpa e un gesto di trasparenza quasi senza precedenti nel mondo sanitario. Ma anche un atto d’accusa verso l’allora responsabile del reparto: “Le cause di questi incidenti risiedono principalmente nella nomina affrettata dell’allora primario del reparto di cardiochirurgia nel 2015, nella sua mancanza di capacità di leadership e nei preesistenti conflitti di interesse, ma anche nella gestione inadeguata del reparto stesso”. Una vicenda clamorosa che ha provocato un terremoto nella sanità elvetica (la notizia compare su giornali, siti e agenzie). Ma che ora piomba anche in Italia. Perché il primario allora responsabile del reparto era il noto cardiochirurgo italiano Francesco Maisano che oggi guida il reparto di Cardiochirurgia e l’Heart Valve Center dell’ospedale San Raffaele di Milano. Una struttura che è un’eccellenza della sanità italiana ed è del tutto estranea, va subito sottolineato, alla vicenda di Zurigo.
Ma riportiamo letteralmente le parole dell’Ospedale Universitario di Zurigo con cui il cronista ha parlato: “Le segnalazioni di un tasso di mortalità insolitamente elevato presso il Dipartimento di Cardiochirurgia dell’Ospedale Universitario (USZ) tra il 2016 e il 2020 hanno indotto il consiglio di amministrazione dell’ospedale, nell’agosto 2024, ad avviare un’indagine amministrativa da parte di una commissione indipendente. I risultati di tale indagine sono ora disponibili. Il consiglio di amministrazione ha deciso di garantire la massima trasparenza in merito alle cause della condotta scorretta e pertanto pubblicherà l’intera relazione d’indagine”. Che cosa è emerso dall’indagine svolta da “un organismo indipendente“? “La mortalità presso il Dipartimento di Cardiochirurgia sotto la precedente direzione (ottobre 2014 – maggio 2020), analizzata utilizzando tre metodi di calcolo indipendenti, ha rivelato un eccesso di mortalità statisticamente significativo, pari a 68-74 decessi su 4.500 interventi chirurgici. Dei 307 decessi esaminati individualmente secondo criteri medico-scientifici, 11 sono stati classificati come ‘inattesi‘. Per quanto riguarda l’utilizzo di dispositivi medici innovativi (in particolare le fasce cardiache), l’impiego di tali dispositivi è stato ritenuto inappropriato in 13 casi”. Quindi, a quanto dicono le autorità svizzere, sarebbe stata impiantato un presidio medico “inappropriato”.
Un risultato drammatico che ha portato l’ente ospedaliero a prendere una decisione con pochi precedenti: “Il consiglio di amministrazione e la direzione dell’ospedale sono profondamente rattristati dai risultati delle indagini, che rivelano una condotta inaccettabile da parte dei responsabili dell’epoca. Si scusano con le vittime e le loro famiglie per le sofferenze patite a causa della condotta illecita ora scoperta”. Addirittura “l’Ospedale Universitario di Zurigo (USZ) ha attivato una linea telefonica di supporto” per garantire sostegno alle famiglie dei pazienti che possono mettersi in contatto con la struttura. E’ possibile rivolgersi all’Usz per riferire le proprie storie e chiedere assistenza.
Ma l’Ospedale, che ha reso pubblico lo studio di oltre 200 pagine in possesso del cronista, indica senza giri di parole quelle che secondo l’ente sarebbero le responsabilità: “Le cause di questi incidenti risiedono principalmente nella nomina affrettata dell’allora primario del reparto di cardiochirurgia nel 2015, nella sua mancanza di capacità di leadership e nei preesistenti conflitti di interesse, ma anche nella gestione inadeguata del reparto stesso. La direzione dell’ospedale all’epoca era priva di leadership e di supervisione, e il consiglio di amministrazione dell’ospedale ha sottovalutato le implicazioni e non è riuscito ad affrontare adeguatamente le irregolarità riscontrate”. L’azienda ospedaliera svizzera lascia intendere un possibile seguito giudiziario della vicenda: “Al fine di valutare le condotte illecite individuate e le corrispondenti responsabilità penali, il consiglio di amministrazione dell’ospedale ha deciso di segnalare gli 11 decessi imprevisti e i 13 casi di uso improprio di dispositivi medici alla procura del Cantone di Zurigo“.
La vicenda, si apprende, era nota da sei anni, ma ha richiesto lunghi approfondimenti. Le cronache dei giornali elvetici parlano di uno whistleblower, una fonte interna, che avrebbe sollevato il caso. Ricostruisce l’ospedale: “L’indagine sulle carenze, già individuate in precedenti indagini esterne, è iniziata nel 2020. Dal cambio di direzione del Dipartimento di Cardiochirurgia, avvenuto oltre quattro anni fa, il livello di qualità, misurato dal tasso di mortalità, è tornato a soddisfare i più elevati standard, come dimostrano i dati e i fatti”. L’ospedale assicura di aver totalmente voltato pagina: “Sotto la sua attuale dirigenza, l’Ospedale Universitario di Zurigo, dopo aver fatto i conti con il proprio passato, sta perseguendo con determinazione il suo obiettivo futuro attraverso un processo di trasformazione globale. Il conseguente e già evidente cambiamento culturale riveste un ruolo centrale nel riassetto dell’ospedale universitario”.
Ma qui si apre il nuovo capitolo: quello italiano, appunto. Il Fatto Quotidiano ha provato ripetutamente a contattare Maisano attraverso telefonate e messaggi, all’interessato e ai suoi collaboratori: “Il professore non intende rilasciare dichiarazioni”, è stata la risposta. Anche il San Raffaele per adesso non parla: “Non vogliamo commentare”. Il Fatto ha ripetutamente chiesto a Maisano spiegazioni sull’affermazione dell’Ospedale elvetico in cui si fa specifico riferimento a un “conflitto di interessi“. E in cui si parla di utilizzo di presidi medici “inappropriati”. Nessuna risposta. Il cronista ha chiesto anche a Maisano chiarimenti sulla circostanza che sul sito istituzionale della Sec (l’ente governativo federale statunitense responsabile della vigilanza sui mercati finanziari) compare un documento definito “investor e analyst conference” della società che produce un avanzato presidio medico cardiaco. Qui Maisano viene indicato – dal 2008 al 2013 – come “Chief Medical Officer” dell’impresa. E in tale veste, si legge, il professore avrebbe “contribuito a sviluppare” una innovativa “banda cardiaca“. Lo stesso prodotto che sul sito dell’ospedale milanese risulta utilizzato dal San Raffaele e prima, riportano le cronache, in Svizzera. Proprio questo punto, secondo le autorità di Zurigo, avrebbe fatto esplodere lo scandalo.
È vero che nei reparti dove Maisano lavorava veniva utilizzato un prodotto che lui stesso aveva sviluppato? È vero ed è opportuno anche che Maisano era stato chief Medical Officer della società che lo produceva? E nei casi in cui sarebbe stato impiantato era davvero una soluzione appropriata? Queste sono le domande che il cronista ha posto a Maisano, rimaste per il momento senza risposta.
Fonti interne all’ospedale milanese raccontano: “Maisano è arrivato nel 2021 con un regolare concorso. Era un allievo del grande cardiochirurgo Ottavio Alfieri“. La vicenda di Zurigo? “Andava avanti da anni, ma non sappiamo se i vertici del nostro ospedale ne sapessero qualcosa”. Fino alla domanda più spinosa: è vero che Maisano sarebbe stato Chief Medical Officer nella società che produce i presidi medici utilizzati? “Sapevamo che aveva un ruolo. Ma immagino che fosse una cosa passata, che oggi non abbia più alcun ruolo. Da noi non abbiamo avuto problemi, non si sono registrati casi anomali“.
L'articolo “Circa 70 decessi in eccesso in 4 anni”. L’ospedale svizzero chiede scusa dopo l’indagine interna che accusa l’ex primario: “Gestione inadeguata e conflitti di interesse”. Ora guida il reparto al San Raffaele proviene da Il Fatto Quotidiano.