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Cinque secoli prima di Sinner: la storia dell’abate di Salò che dopo una lite mise per iscritto le regole del tennis

  • Postato il 20 maggio 2026
  • Tennis
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Cinque secoli prima di Sinner: la storia dell’abate di Salò che dopo una lite mise per iscritto le regole del tennis

A Salò, sul lago di Garda, il tennis prova a riscrivere la propria storia. O forse a ricordarla. Nel pieno della “Sinner mania” che sta travolgendo l’Italia dopo il trionfo di Jannik Sinner agli Internazionali di Roma — cinquant’anni dopo Adriano Panatta — il MuSa Museo di Salò dedica un incontro a quello che viene considerato il primo teorico della racchetta: Antonio Scaino, abate bresciano del Cinquecento che mise per iscritto le regole del tennis ante litteram.

Sabato 23 maggio, alle 16, il museo ospiterà infatti l’incontro “Il Giuoco della palla di Antonio Scaino da Salò. Lo sport come attività formativa ed educativa”, organizzato nel contesto delle celebrazioni “Magnifica Patria 1426-2026”. Ma il vero cuore dell’evento sarà l’esposizione eccezionale della prima e unica edizione del “Trattato del giuoco della palla”, stampato a Venezia nel 1555 e proveniente dalla Biblioteca di Storia delle Scienze dell’Università Cattolica di Brescia.

In un’Italia che negli ultimi anni ha scoperto il tennis come fenomeno popolare di massa — tra boom di tesserati, ascolti tv e ricavi federali in crescita — la figura di Scaino sembra riemergere quasi come una coincidenza simbolica. Prima di Wimbledon, del Roland Garros e delle rivalità tra Federer e Nadal, Sinner e Alcaraz, fu infatti proprio un religioso salodiano a codificare per la prima volta le regole di uno sport che allora si chiamava “pallacorda”.

Scaino, nato a Salò nel 1524, era un sacerdote agostiniano formatosi tra filosofia e teologia a Padova. Negli anni Cinquanta del Cinquecento si trasferì a Ferrara, entrando in contatto con la corte estense e soprattutto con il principe Alfonso d’Este, figlio del duca Ercole. Alfonso era appassionato di sport: giocava a calcio e a tennis, e secondo la tradizione si allenava proprio insieme all’abate bresciano. Fu a lui che Scaino dedicò il trattato del 1555, considerato il primo libro della storia interamente dedicato al gioco della palla.

La leggenda racconta che tutto nacque dopo una discussione con il duca di Ferrara: Scaino decise allora di mettere nero su bianco regole, misure dei campi e modalità di gioco. Il volume è suddiviso in tre parti: una dedicata alle regole tecniche, una alla natura del gioco e una terza che esalta il valore dell’esercizio fisico per il corpo e per la mente. Un approccio sorprendentemente moderno, che lega sport, educazione e formazione personale.

Non a caso, il convegno al MuSa proverà a collegare proprio questi due mondi: il tennis rinascimentale e il valore sociale dello sport contemporaneo. Interverranno Pierangelo Goffi, responsabile della Biblioteca dell’Università Cattolica di Brescia, e Stefano Grismondi, esperto di scienze motorie e psicologia di comunità. A Salò riemerge la storia di un abate che quasi cinque secoli fa intuì per primo che quel “giuoco della palla” sarebbe diventato molto più di un passatempo aristocratico. Chiedere alle migliaia di appassionati che oggi riempiono i circoli di tennis in Italia e seguono i tornei degli azzurri davanti alla tv.

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Il Fatto Quotidiano

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