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Cinque anni di terrorismo, estremismi e violenza: il lavoro silenzioso dello Stato che ha evitato il peggio

  • Postato il 25 giugno 2026
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  • Di Libero Quotidiano
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Cinque anni di terrorismo, estremismi e violenza: il lavoro silenzioso dello Stato che ha evitato il peggio
Cinque anni di terrorismo, estremismi e violenza: il lavoro silenzioso dello Stato che ha evitato il peggio

L’Italia è un Paese libero. Una democrazia solida, costruita sui principi della Costituzione, sulla libertà di espressione, sul diritto di manifestare il proprio pensiero e sul rispetto della legge. Proprio perché la nostra è una democrazia aperta, rappresenta anche un obiettivo per chi, attraverso il terrorismo, l’eversione o la violenza politica, tenta di minarne la stabilità e di diffondere paura. Negli ultimi cinque anni il nostro Paese ha vissuto una fase di forte pressione sul piano della sicurezza interna. Fortunatamente non si sono verificati attentati di massa come quelli che hanno colpito altre nazioni europee. Questo, però, non significa che il rischio non sia esistito. Al contrario. Significa che migliaia di donne e uomini della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dell’intelligence e della magistratura hanno lavorato ogni giorno per impedire che progetti criminali potessero trasformarsi in tragedie.


Le cronache raccontano decine di operazioni antiterrorismo condotte in tutta Italia. Arresti per associazione con finalità di terrorismo internazionale, propaganda jihadista, reclutamento, autoaddestramento, finanziamento di organizzazioni terroristiche, sabotaggi di infrastrutture strategiche, violenze riconducibili all’area anarchico insurrezionalista e aggressioni alle forze dell’ordine. Un’attività investigativa costante che, nella maggior parte dei casi, ha consentito di fermare i responsabili prima che potessero passare all’azione.


Tra le indagini più rilevanti figura quella coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova contro una presunta rete di finanziamento di Hamas, organizzazione designata come terroristica dall’Unione europea, dagli Stati Uniti e da numerosi altri Paesi. Nell’ambito dell’inchiesta è stato arrestato anche Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia. Le accuse sono attualmente oggetto del procedimento giudiziario e resta ferma, come previsto dall’ordinamento italiano, la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva. Hannoun era già finito al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni pubbliche rivolte nei confronti di giornalisti d’inchiesta che da tempo si occupavano della sua attività e delle indagini sui presunti finanziamenti a Hamas. Dichiarazioni che alcuni osservatori hanno interpretato come possibili forme di intimidazione nei confronti della stampa. In questo contesto, è doveroso riconoscere il valore del lavoro dei giornalisti d’inchiesta, che con precisione, coraggio e professionalità contribuiscono a fare luce su vicende complesse e delicate.


Parallelamente sono proseguite numerose operazioni contro il terrorismo di matrice jihadista. Milano, Bologna, Brescia, Reggio Emilia, Udine, Perugia e altre città sono state teatro di arresti eseguiti dalla Polizia di Stato e dal Ros dei Carabinieri nei confronti di persone accusate, a vario titolo, di associazione con finalità di terrorismo internazionale, propaganda dello Stato Islamico, arruolamento, reclutamento e autoaddestramento.
A Reggio Emilia un giovane è stato arrestato con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Secondo gli investigatori, il percorso di radicalizzazione sarebbe maturato attraverso la propaganda diffusa sul web, uno degli strumenti oggi più utilizzati per il reclutamento e l’indottrinamento. Un fenomeno che continua a essere monitorato con la massima attenzione dagli apparati di sicurezza dello Stato.


Un altro fronte particolarmente delicato è quello dell’anarchismo insurrezionalista. Le violenze durante le manifestazioni organizzate in favore di Alfredo Cospito hanno lasciato dietro di sé devastazioni, incendi, bombe carta, assalti alle forze dell’ordine e numerosi feriti tra gli agenti. Quelle violenze furono accompagnate da slogan e scritte contro il regime del 41-bis applicato ad Alfredo Cospito e furono interpretate dagli investigatori come un grave episodio di pressione nei confronti delle istituzioni. Le quali non arretrarono mai di un millimetro. Successivamente le indagini hanno portato a misure cautelari e contestazioni per reati gravi.


Di particolare rilievo sono anche le indagini sui sabotaggi della linea ferroviaria ad Alta Velocità Roma-Firenze, considerata una delle infrastrutture strategiche del Paese. Secondo l’ipotesi investigativa formulata dagli inquirenti, gli episodi sarebbero riconducibili ad ambienti anarchico insurrezionalisti e rappresenterebbero uno dei casi più significativi di presunto attacco a un’infrastruttura pubblica negli ultimi anni. Le piazze italiane hanno inoltre conosciuto momenti di forte tensione. In diverse occasioni manifestazioni sono degenerate in violenze, con devastazioni, incendi, danneggiamenti, aggressioni alle forze dell’ordine e danni al patrimonio pubblico e privato. Il diritto di manifestare è uno dei pilastri della nostra Costituzione. Ma il dissenso non può mai trasformarsi in violenza contro lo Stato o contro chi indossa una divisa al servizio dei cittadini.
Tra i fenomeni che oggi destano maggiore preoccupazione vi è quello dei cosiddetti “lupi solitari”. Avevo già scritto un articolo su questo tema, ma mi pare così urgente e rappresentare un serio pericolo per la democrazia  che è necessario a mio modesto avviso  ritornarci. Persone che non appartengono formalmente ad alcuna organizzazione terroristica ma che, attraverso internet, social network e piattaforme di propaganda, si radicalizzano fino a progettare o compiere azioni violente.
Anche il recente episodio di Modena, dove un uomo ha investito diversi passanti provocando numerosi feriti, richiama l’attenzione sulla necessità di mantenere alta la vigilanza. Su quel caso sono ancora in corso gli accertamenti giudiziari e, allo stato, non è stata fino ad ora attribuita una matrice terroristica. Proprio per questo è fondamentale attendere l’esito delle indagini, senza abbassare il livello di attenzione davanti a episodi di violenza estrema.
Il dato che emerge con forza è che l’Italia dispone di un articolato sistema di prevenzione e contrasto del terrorismo. Il lavoro coordinato di intelligence, Polizia di Stato, Ros dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e magistratura ha consentito di fermare numerose minacce prima che potessero trasformarsi in attentati.
Questo patrimonio istituzionale merita il massimo sostegno. Ma il numero delle operazioni dimostra che il problema è reale e che la minaccia cambia continuamente volto. Può manifestarsi attraverso reti terroristiche internazionali, gruppi eversivi, estremismi politici o singoli individui radicalizzati.
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla libertà, sul rispetto della legge e sul diritto di ogni cittadino a esprimere le proprie idee. Ognuno deve poter parlare, manifestare il proprio pensiero e partecipare al dibattito pubblico, ma sempre nel rispetto della dignità delle persone, delle istituzioni e delle regole che garantiscono la convivenza civile.
La nostra democrazia è forte proprio perché tutela il pluralismo, accoglie il confronto e non teme opinioni diverse. Ma la libertà non può mai trasformarsi in violenza, intimidazione, terrorismo o aggressione contro lo Stato, le forze dell’ordine, la stampa o i cittadini.
Non esiste alcuna giustificazione per chi sceglie la paura come strumento di lotta politica o ideologica. Non esiste alcuna causa che possa legittimare il terrorismo, i sabotaggi, le devastazioni o gli assalti contro le istituzioni democratiche.
Esprimiamo pieno sostegno al lavoro quotidiano del Ministero dell’Interno, guidato dal ministro Matteo Piantedosi, della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dell’intelligence e della magistratura, che con professionalità e sacrificio operano ogni giorno per difendere la sicurezza della nostra Nazione.
La nostra posizione è chiara e non lascia spazio ad ambiguità: siamo contro ogni forma di terrorismo, contro ogni estremismo violento e contro qualsiasi fenomeno eversivo che tenti di seminare paura, odio e violenza nelle nostre città e nel nostro Paese.
La libertà non arretra davanti alla violenza. Le istituzioni democratiche non si piegano all’intimidazione. I cittadini italiani hanno il diritto di vivere in un Paese nel quale la legge prevalga sempre sulla paura.
Difendere la sicurezza significa difendere la libertà. E difendere la libertà significa proteggere la democrazia, che resta il bene più prezioso della Repubblica Italiana.

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Autore
Libero Quotidiano

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