Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

“Ci sono più atleti gay e queer di quanti ne sappiamo, ma molti non si sentono liberi di parlarne. Io ho fatto coming out in televisione lontano dalla mia famiglia”: così Thorpe

  • Postato il 6 ottobre 2026
  • Sport News
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 0 Visualizzazioni
  • 2 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

“Ci sono più atleti gay e queer di quanti ne sappiamo, ma molti non si sentono liberi di parlarne. Io ho fatto coming out in televisione lontano dalla mia famiglia”: così Thorpe

“Ora sono molto felice. Ma non sempre lo sono stato. Ho sofferto di depressione e credo di essere stato il primo atleta famoso a parlarne pubblicamente. Oggi lo fa anche Michael Phelps, ma allora era molto più difficile“. A parlare è Ian Thorpe – ex nuotatore pluricampione olimpico e mondiale – nel corso di un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Il 12 luglio 2014, durante un’intervista rilasciata a Michael Parkinson sulla rete australiana Channel 10, uscì allo scoperto e dichiarò la sua omosessualità. Durante l’intervista parlò inoltre degli anni di depressione che dovette affrontare per aver dovuto negare la sua sessualità. “Essere gay nello sport è ancora molto difficile. Ci sono più atleti gay e queer di quanti ne sappiamo, ma molti non si sentono liberi di parlarne. Lo sport è uno specchio della società”, ha raccontato Thorpe.

Poi ha raccontato le sensazioni provate quando fece coming out in diretta televisiva: “Ho avuto paura quando ho capito che stavo nascondendo una parte di me. E mi stava consumando. Ho fatto coming out in televisione mentre ero lontano dalla mia famiglia e non sapevo come avrebbe reagito. Mio padre? Mi ha detto: ‘Ok, ti vogliamo bene’. Era esattamente ciò che volevo sentire”. Anche dopo il ritiro dal nuoto, Thorpe sta continuando a battersi per i diritti e per la diversità. “Perché credo nell’equità, nel fair play e nell’inclusione. Che si parli di identità sessuale, razza o religione. Lo sport dovrebbe essere un elemento di uguaglianza. Se perdiamo questo, perdiamo tutto”.

Come accennato, Thorpe ha anche sofferto di depressione ed è stato tra i primi sportivi a parlarne pubblicamente: “Un nuotatore non sempre può decidere quando fermarsi e dire: ‘Dopo le Olimpiadi mi prendo sei mesi per occuparmi della mia salute mentale‘. Per questo in Australia abbiamo cercato di dare più stabilità al sistema, portando da quattro a cinque anni i contratti degli allenatori. Così non si vive solo in funzione del ciclo olimpico“. Oggi però non nuota più: “Ho una protesi a una spalla e il chirurgo mi ha detto di non farlo. E sono sempre allergico al cloro, per via di un problema alle adenoidi al naso. Ora vado in piscina soprattutto per le telecronache“.

L'articolo “Ci sono più atleti gay e queer di quanti ne sappiamo, ma molti non si sentono liberi di parlarne. Io ho fatto coming out in televisione lontano dalla mia famiglia”: così Thorpe proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti