Chirurgia d’avanguardia a Torino: rimosso raro tumore e recupero del movimento della gamba
- Postato il 28 giugno 2026
- Salute
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Una paziente di 50 anni, affetta da un raro tumore maligno dei nervi periferici in sede lombosacrale, è stata trattata con successo all’ospedale CTO della Città della Salute e della Scienza di Torino grazie a un complesso percorso chirurgico multidisciplinare che ha unito oncologia, neurochirurgia e microchirurgia ricostruttiva. L’intervento ha permesso non solo la rimozione radicale della neoplasia, ma anche un successivo tentativo di recupero funzionale dell’arto inferiore destro.
La donna era affetta da un MPNST (Malignant Peripheral Nerve Sheath Tumor), un tumore raro e aggressivo che colpisce la guaina dei nervi periferici. La localizzazione lombosacrale rendeva il caso particolarmente complesso: da quest’area originano infatti le principali radici nervose coinvolte nel movimento e nella sensibilità della gamba.
Il primo intervento
La prima fase dell’intervento è stata eseguita dall’équipe neurochirurgica guidata dal professor Diego Garbossa, insieme al dottor Fabio Cofano, al dottor Nicola Marengo e alla dottoressa Francesca Rizzo. Per ottenere un’asportazione oncologicamente radicale, i chirurghi sono stati costretti a rimuovere in blocco le radici nervose coinvolte e parte dei tessuti muscolari infiltrati dalla malattia, procedendo contestualmente alla ricostruzione della colonna vertebrale con un impianto in carbonio di ultima generazione.
L’intervento, pur necessario per il controllo della patologia, ha comportato una conseguenza significativa: la perdita quasi completa della mobilità dell’arto inferiore destro, con un elevato rischio di disabilità permanente.
Il secondo intervento
A quel punto è stata programmata una seconda fase chirurgica altamente specialistica: una ricostruzione mediante nerve transfer, una tecnica di microchirurgia avanzata che consente di “riprogrammare” il sistema nervoso periferico, trasferendo fibre nervose ancora funzionanti verso muscoli non più innervati.
Nel caso specifico, l’obiettivo era ripristinare la funzione del nervo femorale, fondamentale per la deambulazione perché controlla il quadricipite, responsabile dell’estensione del ginocchio e della stabilità dell’arto. L’équipe ha quindi trasferito alcuni rami funzionanti del nervo sciatico verso il territorio del nervo femorale, creando un nuovo collegamento funzionale in grado di restituire progressivamente il movimento.
La complessa procedura ricostruttiva è stata guidata dal dottor Paolo Titolo, insieme alla dottoressa Francesca Vincitorio e al dottor Leonardo Bradaschia, con la collaborazione del dottor Bruno Battiston.
La natura profonda della sede anatomica, l’estensione della resezione oncologica e la necessità di recuperare funzioni essenziali per il cammino – come il controllo del ginocchio e il sollevamento della coscia – rendono questo intervento un caso di particolare rilievo in ambito neurochirurgico e microchirurgico.
Il recupero
A distanza di alcuni mesi dalla seconda operazione, la paziente ha mostrato segnali concreti di recupero: ha riacquistato parte della forza muscolare e ha ripreso a camminare autonomamente con l’ausilio di un tutore per il piede. Inoltre, non presenta dolore neuropatico severo, una delle complicanze più temute nei casi di lesione dei nervi periferici.
Il risultato ottenuto conferma il potenziale delle tecniche di nerve transfer nei percorsi di recupero funzionale dopo interventi oncologici complessi, anche in pazienti ad alto rischio di disabilità. Si tratta tuttavia di procedure applicabili solo in casi selezionati, che richiedono un’attenta valutazione multidisciplinare e tempi di recupero spesso lunghi.
Una nuova frontiera della chirurgia
L’intero percorso è stato reso possibile dalla collaborazione tra il Dipartimento di Ortopedia, Traumatologia e Riabilitazione diretto dal professor Giuseppe Massazza, la Neurochirurgia universitaria guidata dal professor Garbossa, la SSD Microchirurgia Ortopedica Traumatologica diretta dal dottor Paolo Titolo e il Dipartimento di Anestesia, Rianimazione ed Emergenza diretto dal dottor Maurizio Berardino.
“Si tratta di una nuova frontiera della chirurgia. Ancora una volta i nostri professionisti e una tecnica di ultima generazione hanno risolto un caso di rara difficoltà”, ha dichiarato il direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, Livio Tranchida, sottolineando il valore della collaborazione tra specialisti e l’innovazione delle tecniche utilizzate.
Un caso che rappresenta non solo un successo clinico, ma anche un esempio concreto di come la chirurgia moderna possa, in situazioni estreme, puntare non solo alla cura della malattia ma anche al recupero della qualità di vita.
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