Chi intasca i fondi della Politica agricola comune: in Italia il 10% più ricco dei beneficiari mette le mani sul 70% dei sussidi

  • Postato il 19 gennaio 2026
  • Economia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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I fondi della Politica agricola comune continuano ad andare a una piccola fetta di beneficiari: in Europa, l’1% più ricco intasca pure fino al 40 per cento dei fondi. In Italia, invece, 10 per cento dei beneficiari più benestanti ha ricevuto circa il 70% dei sussidi. È quanto emerge dal rapporto “Chi si intasca la Pac?” di Greenpeace Europa, che ha raccolto e analizzato i dati sui pagamenti Politica agricola comune del 2024. Il report, pubblicato oggi alla vigilia di una nuova mobilitazione che vedrà gli agricoltori europei in piazza, a Strasburgo, per chiedere una distribuzione migliore e più equa dei sussidi della Pac, evidenzia come alcuni tra i grandi proprietari terrieri e gli attori economici più ricchi d’Europa abbiano percepito quote molto elevate di contributi agricoli in Italia, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Spagna. Tra i maggiori beneficiari di questa distribuzione squilibrata di fondi pubblici ci sono il gruppo Agrofert del primo ministro designato ceco, Andrej Babiš, il più grande proprietario terriero italiano Bonifiche Ferraresi (BF Spa) e gli aristocratici della Casa d’Alba in Spagna. Tutto possibili grazie alle vecchie distorsioni della Pac che i Paesi continuano a non cancellare. Prima fra tutte, i pagamenti diretti basati sulla superficie. “Per effetto delle distorsioni della Pac, il welfare finisce per favorire i più ricchi, mentre non raggiunge in misura sufficiente chi ne ha realmente bisogno: agricoltori a rischio di fallimento, piccole aziende agroecologiche e tutte le realtà che vogliono passare a pratiche più sostenibili” commenta Marco Contiero, direttore delle politiche agricole di Greenpeace Europa.

La Pac che alimenta le disuguaglianze e butta fuori le piccole aziende

La Politica agricola comune rappresenta circa un terzo del bilancio dell’Ue. È stata creata per stabilizzare i redditi agricoli, sostenere le comunità rurali e garantire l’approvvigionamento alimentare europeo. Sebbene abbia avuto un ruolo nel rafforzare i redditi agricoli, ha avvantaggiato in modo sproporzionato le grandi aziende e i grandi proprietari terrieri, alimentando la crescita di un modello agricolo industriale. Tra il 2007 e il 2022, l’Ue ha perso quasi due milioni di aziende agricole di piccole dimensioni, un calo del 44%. La maggior parte ha chiuso o, in misura minore, è cresciuta fino a raggiungere livelli produttivi industriali. Nel frattempo, il numero di quelle grandi è aumentato del 56 per cento. Le aziende agricole (perlopiù di piccola e media scala) subiscono pressioni economiche che le costringono a ingrandirsi o a chiudere. “Denunciano costi di produzione in continuo aumento, a beneficio delle multinazionali dei fertilizzanti e dei pesticidi – racconta il report – e il crescente potere contrattuale della grande distribuzione (Leggi l’approfondimento), delle industrie alimentari e di altri attori della filiera, che spingono verso il basso i prezzi riconosciuti ai produttori primari”.

La concentrazione dei sussidi agricoli in sei paesi Ue

L’analisi di Greenpeace non solo conferma l’ormai noto dato secondo cui l’80% dei sussidi Pac in Europa è concentrato nelle mani del 20% dei beneficiari. Nei sei Stati membri considerati, due terzi dei fondi (tra col 59% e il 69%) vengono destinati in media al 10% più ricco. Nei Paesi Bassi, in particolare, si registra la concentrazione più elevata, con l’1% più ricco dei beneficiari che riceve il 40% dei sussidi Pac. L’Italia risulta in linea con questo trend o leggermente sopra la media, considerato che nel 2024 il 31% dei fondi erogati è finito nelle tasche dell’1% più ricco dei beneficiari, il 69% al 10% e l’82% al 20% dei più ricchi. Anche in Spagna, l’1% più ricco riceve circa il 30% dei sussidi. Queste classifiche si basano su dati pubblici provenienti dai database nazionali sul sostegno agricolo dell’Ue, ma gruppi societari con molte controllate potrebbero non comparire tra l’1% o tra i primi 100 beneficiari, perché i loro sussidi non sono riportati in forma aggregata sotto l’azienda madre. In questo modo, grandi beneficiari possono sfuggire al radar.

Chi intasca davvero la Pac

Il dossier include casi in cui grandi proprietari terrieri hanno ricevuto tra 195mila euro e 16,6 milioni di euro all’anno. Le prime due aziende italiane in classifica per pagamenti diretti sono BF Spa e Genagricola, ramo agricolo del gruppo Generali. Bonifiche Ferraresi Spa è al primo posto sommando i contributi delle due controllate (che sono al secondo e all’ottantesimo), con cui si arriva a 3,4 milioni di euro nel 2024, di cui 1 milione di euro ricevuto sotto forma di pagamenti diretti. A chi sono andati? BF Agricola S.r.l. Società Agricola è la società attraverso cui il gruppo BF S.p.A. svolge le principali attività di produzione agricola, a seguito del conferimento delle attività agricole e zootecniche di Bonifiche Ferraresi reso effettivo dal 2021. Ma il gruppo BF è anche il più grande proprietario di terreni agricoli d’Italia, con circa 7.750 ettari distribuiti tra Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna. Quotato alla Borsa di Milano “il gruppo integra la produzione ‘dal genoma allo scaffale’, concentrandosi principalmente su cereali, foraggi, oleaginose, riso, frutta e ortaggi – si ricostruisce nel report – mentre la divisione CAI (Consorzi Agrari d’Italia) genera la maggior parte dei ricavi grazie alla vendita di concimi, antiparassitari e carburante agricolo”. Tra i suoi stakeholder ci sono Eni, Ismea, Intesa Sanpaolo, Fondazione Cariplo e altri investitori istituzionali e finanziari. Presidente di BF International (azienda high-tech appartenente a BF Spa) è Vincenzo Gesmundo, attuale e storico segretario generale di Coldiretti, la più grande e potente associazione di categoria del settore agricolo italiano (Leggi l’approfondimento). A dicembre 2025, BF ha siglato l’acquisto di Fratelli Martini per 220 milioni di euro, secondo operatore italiano nel campo dei mangimi animali. L’operazione amplia il business del gruppo al settore delle proteine animali e si inserisce nella strategia di espansione internazionale, in particolare nei Paesi africani. Con questa ultima integrazione, il fatturato consolidato di BF sale a circa 3 miliardi di euro. Altri 2,6 miliardi (di cui circa 845mila di pagamenti diretti) sono andati a Genagricola S.p.A., che da sola è al primo posto nella classifica dei maggiori beneficiari di pagamenti diretti della Pac. Creata nel 1974 per gestire gli asset agricoli di Generali, oggi opera all’interno di Leone Alato S.p.a., la holding agroalimentare del gruppo. “Genagricola controlla oltre 12mila ettari di terreni agricoli in Italia e in Romania – racconta Greenpeace – che comprendono seminativi, vigneti e allevamenti e ha ampliato le proprie attività attraverso società come Sementi Dom Dotto S.p.a., attiva nella produzione di sementi, fertilizzanti e pet food”. Fuori dall’Italia, il gruppo possiede circa 5mila ettari di terreni agricoli e 1.770 ettari di foreste in Romania.

Se la Pac sostenesse i piccoli agricoltori

“Mentre entrambi i gruppi rivendicano un impegno verso la sostenibilità, i loro modelli – supportati da reti politiche e industriali di grande peso – rischiano di ampliare le disuguaglianze, accentuare impatti ambientali e mettere in secondo piano le esigenze delle comunità agricole e dei territori più vulnerabili” commenta Simona Savini, campaigner Agricoltura di Greenpeace Italia. Secondo Greenpeace, i soldi della Pac potrebbero essere meglio spesi per sostenere i piccoli agricoltori e incentivare la sostenibilità. In base ai costi medi ricavati da evidenze pubblicate e raccolti dall’Institute for European Environmental Policy, le risorse destinate al solo gruppo Agrofert di Babiš (16,6 milioni di euro nel 2024) potrebbero essere utilizzate, ad esempio, per sostenere fino a 7.703 piccole aziende agricole nell’adozione di pratiche più efficienti nell’uso dell’acqua. Mentre sommando i contributi pubblici incassati dalle prime due aziende italiane in classifica per pagamenti diretti, cioè BF Spa e Genagricola si ottiene una cifra di oltre 6 milioni di euro, che potrebbe sostenere circa 2.500 piccole aziende nell’adozione di pratiche per il risparmio idrico. Greenpeace chiede che la nuova Pac elimini gradualmente i pagamenti diretti basati sulla superficie, dia priorità al sostegno al reddito per le aziende con il maggior valore ecologico e sociale, applichi scale progressive e tetti massimi ai sussidi, e destini almeno il 50% del budget ad azioni ambientali e climatiche entro la fine del periodo di programmazione.

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