Chi fermerà Infantino? È già pronto il Mondiale a 64 squadre: una competizione monstre divisa fra tre continenti
- Postato il 22 luglio 2026
- Calcio
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il primo Mondiale a 48 squadre è appena finito, ma Gianni Infantino guarda già oltre. L’obiettivo adesso sono le 64 nazionali. L’anticipazione è arrivata dal presidente della Conmebol Alejandro Dominguez, che su X ha parlato del torneo del 2030 come di una competizione allargata per celebrare il centenario della Coppa del Mondo: “La prossima si gioca in casa! Nel 2030 arriva il Mondiale di Uruguay, Argentina e Paraguay. Un grande opportunità per il calcio, per celebrare il Centenario della Coppa del Mondo con una competizione con 64 squadre“. Un annuncio che non sorprende, visto che lo stesso presidente della Fifa, nei giorni scorsi, aveva spiegato che la questione sarà affrontata dagli organi competenti, ribadendo il principio che guida ormai ogni riforma: “Ogni paese dovrebbe avere la possibilità di sognare di partecipare al Mondiale”.
Dietro l’ipotesi delle 64 squadre c’è però anche un altro aspetto, molto concreto. Il Mondiale del 2030 avrà infatti una formula senza precedenti. Per celebrare il centenario della prima edizione, disputata nel 1930 in Uruguay, la Fifa ha deciso di assegnare una partita inaugurale a testa a Uruguay, Argentina e Paraguay. Dopo quei tre incontri, però, il torneo si trasferirà interamente dall’altra parte dell’Atlantico: saranno infatti Spagna, Portogallo e Marocco i veri Paesi organizzatori, che ospiteranno tutto il resto della manifestazione.
Fu una soluzione che Infantino presentò come un omaggio alla storia del calcio. Ma che in realtà non era altro che un trucco per perseguire i suoi obiettivi. La normativa della Fifa prevede infatti una rotazione continentale per l’assegnazione dei Mondiali. Inserendo tre Paesi sudamericani nell’edizione del 2030, che già abbracciava sia Europa (Spagna e Portogallo) sia Africa (Marocco), anche il Sudamerica risultava automaticamente escluso dalla corsa per il 2034. A quel punto la candidatura dell’Arabia Saudita è rimasta senza rivali e il percorso verso l’assegnazione è diventato una formalità, per la gioia di Infantino. Un esito che si inserisce nel progressivo rafforzamento dei rapporti tra la Fifa e Riad, diventata nel frattempo uno dei principali partner commerciali dell’organizzazione grazie anche alle ricchissime sponsorizzazioni garantite dal colosso petrolifero Aramco.
L’allargamento a 64 squadre cambierebbe ora anche l’equilibrio del Mondiale del Centenario. Con il format attuale, Uruguay, Argentina e Paraguay si devono accontentare di una sola gara ciascuno, mentre Spagna, Portogallo e Marocco ospitano il resto della competizione. Se invece le nazionali partecipanti diventassero 64, aumenterebbero inevitabilmente partite e giorni di torneo. E per i tre Paesi sudamericani si aprirebbe la possibilità di organizzare un intero girone ciascuno, invece della semplice passerella inaugurale prevista oggi.
Naturalmente la giustificazione ufficiale resta quella già utilizzata da Infantino negli ultimi anni: allargare il Mondiale per renderlo più inclusivo. “Ogni paese dovrebbe avere la possibilità di sognare di partecipare”, ha ribadito anche dopo il torneo del 2026. Poche settimane fa Infantino aveva preso in giro la Nazionale azzurra: “Vediamo se l’Italia si qualifica con 64 squadre, o forse dovrò metterne 228“. La realtà è che 64 squadre rappresentano un quarto del totale delle Nazionali affiliate alla Fifa. Se l’edizione dei Mondiali appena concluso ha confermato un innalzamento del livello medio, aggiungere altri 16 Paesi rischia di essere un’operazione fallimentare, oltre a creare una competizione monstre da 128 partite. L’unico aspetto positivo sarebbe l’eliminazione del ripescaggio delle migliori terze (passerebbero le prime due dei 16 gironi). Ma a Infantino questo forse nemmeno interessa.
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