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Chi è Marco Ferrero, il cantante inesistente

  • Postato il 23 luglio 2026
  • Di Focus.it
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In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Chi è Marco Ferrero, il cantante inesistente
Qualche giorno fa, scrollando pigramente su Instagram, mi sono imbattuta in una storia che aveva come sottofondo musicale una canzone in spagnolo. La voce del cantante era sensuale, avvolgente, e mi sono detta: ma chi è questo qua? Così ho cliccato sulla scritta in alto per scoprire titolo e artista, e ho letto: Imagina, Marco Ferrero. Mai sentito. Perché Marco Ferrero, in realtà, non esiste.. Chi è Marco Ferrero, il cantante latino che (in realtà) non esiste Il fascinoso latino di origini italiane appartiene infatti a una schiera di artisti IA che cantano con voce sensuale, un po' metallica, ovviamente intonatissima, come Saúl del Rio (il suo alter ego per un pubblico più giovane), Rosa de Alba, Angel del Toro, Sara del Mar, Adriano Costa... e potremmo continuare. La cosa che li accomuna, a parte l'inesistenza, è il genere musicale soul/blues latino, e una pagina, Golden Room Sessions, che li riunisce tutti sotto un unico progetto musicale: «rivivere l'epoca d'oro della musica».. Ma chi c'è dietro questo progetto? È legale non dichiarare molto esplicitamente (fatto salvo l'etichetta – poco in vista – "informazioni IA" che Instagram obbliga ad apporre) che l'utente sta interagendo con un prodotto dell'intelligenza artificiale? E ancora, quali sono le conseguenze, dal punto di vista sociologico e psicologico, di un'interazione tra fan umani e idoli artificiali?. Per capirne di più ho contattato due esperti: Fabio Falcone, avvocato specializzato in discografia, publishing, proprietà intellettuale e diritto dello spettacolo, e Davide Bennato, docente di sociologia dei media digitali all'Università di Catania, che mi hanno aiutato a sbrogliare la matassa di questa arte artificiale, tra fan sfegatate che attendono un concerto che non ci sarà mai e progetti discografici che fanno guadagnare chissà chi.. Il marchio dietro il progetto musicale La prima domanda che pongo a Fabio Falcone è se si possa risalire al proprietario di questi account. «Analizzando il profilo Spotify si nota l'esistenza di una struttura organizzata denominata Golden Room, che appare come un vero e proprio progetto discografico», spiega. «Approfondendo ulteriormente, nei crediti dei singoli brani compare l'etichetta discografica Criptik Sound. Potremmo continuare ad approfondire, e sarebbe molto interessante conoscere la posizione di Spotify a riguardo, considerato il fatto che l'identificazione (e a volte la rimozione) dei progetti creati interamente dall'IA è uno degli argomenti più caldi al momento».. Dal punto di vista giuridico, le canzoni di un artista artificiale hanno gli stessi diritti di quelle prodotte da una mente reale: non possono essere plagiate e sono protette dal diritto d'autore. «L'elemento decisivo non è se il cantante esista realmente oppure no, ma chi detenga i diritti sulla composizione e sulla registrazione fonografica, poiché il fatto che la voce o il volto dell'artista siano generati dall'intelligenza artificiale non comporta automaticamente una liberalizzazione del contenuto musicale», spiega Falcone.. Diritto d'autore e uso dell'IA nella musica reale «Oggi l'intelligenza artificiale è molto più presente nella produzione musicale di quanto il pubblico immagini. Viene utilizzata per scrivere testi, generare melodie, creare basi musicali, simulare strumenti, restaurare registrazioni, effettuare mix e mastering, tradurre voci e perfino per supportare le campagne promozionali», spiega Falcone.. La vera sfida di oggi è dunque capire chi detiene i diritti delle opere prodotte, e per farlo bisognerà indagare come sono nate – se da un'idea originale di un'artista umano, o dalla rielaborazione (a opera dell'IA) di migliaia o milioni di brani già esistenti. «Si tratta di questioni estremamente complesse e ancora oggi oggetto di un ampio dibattito internazionale, sia in ambito giuridico sia all'interno dell'industria discografica», commenta Falcone.. In alcune storie Instagram, Saúl del Rio risponde alle domande dei fan. Alla richiesta di un concerto, non dice chiaramente «io sono un artista IA, quindi al massimo vedrete un mio ologramma in concerto», ma risponde di essere in trattative (con chi?). Propone inoltre di lanciare vinili e merchandising. Tutto questo è legale? «In linea di principio sì. Se il pubblico viene informato correttamente che si tratta di un artista virtuale, nulla impedisce di vendere musica, merchandising o sviluppare un progetto commerciale basato su un personaggio creato con l'intelligenza artificiale», spiega Falcone, che precisa però: «diverso sarebbe se il progetto fosse costruito per indurre deliberatamente il pubblico a credere che dietro quel personaggio esista una persona reale quando ciò non corrisponde al vero. In quel caso potrebbero emergere profili di pubblicità ingannevole o pratiche commerciali scorrette, che andrebbero valutati caso per caso».. Il legame con i fan: le relazioni parasociali Con il professor Davide Bennato parliamo invece dell'aspetto sociologico della questione, per cercare di capire in particolare in che modo il rapporto fan-artista cambi quando quest'ultimo... non esiste. «In sociologia, il legame che le persone costruiscono con i propri idoli mediali (attori, cantanti e simili) si chiama relazione parasociale», ci spiega Bennato. Si tratta di una relazione asimmetrica, una sorta di monologo relazionale nel quale il fan esprime il proprio comportamento affettivo nei confronti dell'idolo, che non risponde.. Negli anni Novanta del secolo scorso, con l'avvento del digitale, questo è cambiato: la capacità di relazione parasociale è stata trasferita a personaggi fittizi – protagonisti di fumetti, videogiochi e anime. «La differenza è che le persone sapevano di esprimere la loro passione e affezione a personaggi che non esistevano nel mondo reale», spiega Bennato.. Nel caso di Saúl del Rio, Marco Ferrero & company, il discorso è diverso: nonostante l'etichetta IA di Instagram, leggendo i commenti ci si accorge subito che la maggior parte delle fan non sono consapevoli di star parlando con un idolo inesistente. Quando qualcuna prova a chiedere «ma è IA?», un'altra risponde «è su Youtube, quindi è reale» (come se la presenza sulla piattaforma fosse sinonimo di esistenza reale).. In quanto bot, gli idoli IA possono rispondere a migliaia e potenzialmente milioni di fan, senza tralasciarne uno: così la relazione parasociale cambia, e diventa non più unilaterale ma bilaterale. «Chi gestisce i profili è una macchina, non un essere umano, e questo facilita la gestione di cento, mille relazioni», spiega Bennato.. La risposta degli artisti reali: riscoprire l'imperfezione umana Paradossalmente, la diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale ha stimolato la creatività degli artisti. Ne convengono entrambi gli esperti, che spiegano come l'autenticità potrebbe diventare sempre più un elemento per distinguersi dai prodotti stereotipati artificiali. «Su TikTok negli ultimi tempi sta andando di moda il duo musicale canadese Angine de Poitrine, che fa math rock, un rock su base matematica che ha una sonorità veramente strana, che non avrebbe mai potuto essere prodotta dall'intelligenza artificiale perché chiede una riflessione, una costruzione del pezzo musicale molto più complessa di una canzone pop o rock», spiega Bennato. Insomma: in un mondo in cui l'intelligenza artificiale produce contenuti formalmente perfetti, la vera rivoluzione è distinguersi sporcando di umanità quel che facciamo – che sia musica, arte, o giornalismo..
Autore
Focus.it

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