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Chi è John Ternus, l’ingegnere che deve riportare l’anima di Steve Jobs in Apple (e sostituisce Tim Cook)

  • Postato il 21 aprile 2026
  • Di Panorama
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Chi è John Ternus, l’ingegnere che deve riportare l’anima di Steve Jobs in Apple (e sostituisce Tim Cook)

Il 1° settembre 2026 John Ternus diventerà il nuovo CEO di Apple. Lo ha annunciato ufficialmente la stessa azienda di Cupertino con un comunicato stampa che chiude un ciclo lungo 15 anni e apre una delle fasi più incerte e potenzialmente più entusiasmanti nella storia della Mela. Tim Cook assumerà il ruolo di executive chairman, restando a bordo per garantire una transizione ordinata fino alla fine dell’estate.

È il primo cambio al vertice dal 2011, quando Cook stesso arrivò al posto di Steve Jobs, poche settimane prima della morte del cofondatore. La tempistica è tutt’altro che casuale. La notizia arriva appena tre settimane dopo i grandi festeggiamenti per il 50° anniversario di Apple, fondata il 1° aprile 1976 da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne in un garage di Los Altos, California.

Un mese di eventi globali, con Alicia Keys che si esibiva a sorpresa alla Grand Central Station di New York e Sir Paul McCartney che chiudeva i festeggiamenti con un concerto privato ad Apple Park il 31 marzo. Un finale spettacolare, quasi una cerimonia di commiato involontaria per Cook. E ora, il sipario si apre su un nuovo atto.

Chi è John Ternus, l’ingegnere che deve riportare l’anima di Steve Jobs in Apple (e sostituisce Tim Cook)
John Ternus © Apple

Chi è John Ternus

John Ternus ha 50 anni, è nato in California, e rappresenta qualcosa di insolito nel panorama dei CEO del Big Tech: è, prima di tutto, un ingegnere. Si è laureato in ingegneria meccanica alla University of Pennsylvania nel 1997, il suo progetto di tesi era un braccio robotico per persone con tetraplegia, controllabile con i movimenti della testa. Prima di Apple ha lavorato come ingegnere meccanico alla Virtual Research Systems, dove progettava visori per la realtà virtuale.

È entrato in Apple nel 2001, quattro anni dopo la laurea, e non ne è più uscito. Ha iniziato nel team di product design, lavorando inizialmente sull’Apple Cinema Display. Nel 2013 è diventato vicepresidente dell’hardware engineering, fino alla promozione nel 2021 a Senior Vice President, entrando nel ristretto cerchio dell’executive team. Da quel momento ha guidato tutti i team di ingegneria hardware: iPhone, iPad, Mac, Apple Watch, AirPods, e Apple Vision Pro. È stato, secondo le stesse parole di Apple, “strumentale” nello sviluppo di alcune delle linee di prodotto più importanti degli ultimi anni, tra cui il recente MacBook Neo e la lineup iPhone 17.

«Avendo trascorso quasi tutta la mia carriera in Apple, ho avuto la fortuna di lavorare sotto Steve Jobs e di avere Tim Cook come mentore», ha dichiarato Ternus nel comunicato ufficiale. Una frase che sintetizza bene la sua posizione: un uomo che conosce l’azienda dall’interno come pochi altri, formato da entrambe le grandi anime della storia di Apple.

Ternus è considerato un leader rispettato internamente, con uno stile diretto e tecnico, lontano dalla comunicazione pubblica magniloquente di altri CEO del settore. Come da tradizione Apple, ha costruito la sua reputazione sui prodotti, non sul palcoscenico. Con la sua promozione a CEO, Johny Srouji assumerà il ruolo di chief hardware officer, prendendo in carico la guida dell’ingegneria hardware in un ruolo espanso.

L’era Cook: i numeri di un successo senza emozioni

Per capire cosa lascia Tim Cook, bastano alcune cifre. La capitalizzazione di mercato di Apple è cresciuta di oltre 20 volte durante il suo mandato, raggiungendo i 4 trilioni di dollari alla chiusura di lunedì 20 aprile, terza azienda più valutata al mondo, dietro solo a Nvidia e ad Alphabet.

Le azioni Apple hanno apprezzato di oltre 1.700% dal 2011 a oggi. Il fatturato del primo trimestre fiscale 2026 ha superato i 143,8 miliardi di dollari, con l’iPhone che da solo genera oltre la metà delle entrate. Sotto Cook, Apple ha trasformato i servizi App Store, Apple Music, iCloud, Apple TV+, in un secondo motore di business miliardario, capace di bilanciare la ciclicità dell’hardware.

Cook ha portato Apple nel settore dei wearable con Apple Watch e AirPods, due categorie che l’azienda di fatto ha inventato o reinventato. Ha spinto la transizione al silicio proprietario con i chip della serie M, una delle mosse tecnologicamente più audaci degli ultimi anni nel mondo dei computer.

Ha costruito una delle supply chain più efficienti e complesse al mondo, anche se oggi questa complessità si scontra con tensioni geopolitiche, tariffe dell’amministrazione Trump e una crisi dei chip legata alla domanda di AI. Eppure, qualcosa manca. E tutti lo sanno.

Chi è John Ternus, l’ingegnere che deve riportare l’anima di Steve Jobs in Apple (e sostituisce Tim Cook)
Steve Jobs (Photo by David Paul Morris/Getty Images)

L’ombra di Jobs e il paradosso del “Think Different”

Tim Cook è stato un capitano eccellente. Ma non è mai stato Steve Jobs (e sicuramente non voleva neppure esserlo). Questo è forse il paradosso con cui Apple ha convissuto per 15 anni, e che oggi, alla vigilia di un cambio epocale, è più evidente che mai.

Jobs era un visionario scomodo, capace di ridefinire interi mercati con un prodotto solo: il Mac nel 1984, l’iPod nel 2001, l’iPhone nel 2007, l’iPad nel 2010. La sua filosofia del “Think Different” non era solo uno slogan: era un modo di guardare al mondo, una promessa fatta ai consumatori che Apple avrebbe sempre scelto il coraggio dell’innovazione radicale sulla sicurezza dell’iterazione.

Cook ha governato con la logica del manager, non del visionario. Ha ottimizzato, scalato, diversificato. Ha trasformato Apple in una macchina perfetta per creare valore finanziario. Ma nessun prodotto lanciato durante la sua era ha cambiato le regole del gioco nel modo in cui lo fece l’iPhone.

L’Apple Vision Pro, il suo prodotto più ambizioso, è rimasto un oggetto di nicchia, interessante ma incompiuto, incapace di creare una nuova categoria di massa. La promessa del “spatial computing” è ancora lì, in attesa di diventare realtà. E poi c’è il nodo dell’intelligenza artificiale: forse il più grande tallone d’Achille dell’era Cook.

Il ritardo sull’AI: il dossier più urgente per Ternus

L’intelligenza artificiale è il campo in cui Apple ha accumulato il ritardo più imbarazzante. Mentre OpenAI rivoluzionava il settore con ChatGPT, mentre Google integrava Gemini in ogni suo prodotto e Microsoft si trasformava con Copilot, Apple lanciava Apple Intelligence, la sua suite di funzionalità AI, con anni di ritardo, funzionalità incomplete e una Siri che faticava a tenere il passo con i competitor.

Il risultato? Una domanda debole per iPhone 16, delusione tra gli sviluppatori, e una percezione pubblica di un’Apple in affanno su uno dei trend tecnologici più importanti del decennio. Il grande punto interrogativo che pesa su Ternus è proprio l’impegno di Apple nell’AI.

È una sfida che il nuovo CEO dovrà affrontare da subito, con la consapevolezza che il gap con i rivali è reale e che recuperarlo richiederà non solo risorse ma una marcia in più.

L’iPhone pieghevole, un successo quasi sicuramente

L’altro grande banco di prova per John Ternus sarà l’iPhone pieghevole, atteso per il settembre 2026 insieme alla lineup iPhone 18 Pro. Il dispositivo, che secondo le indiscrezioni avrà un design a libro, arriverà sul mercato con circa sette anni di ritardo rispetto a Samsung, che ha lanciato il suo primo pieghevole, il Galaxy Fold, nel 2019.

Il ritardo è enorme. Ma Apple, storicamente, non è mai entrata per prima in una categoria: è entrata meglio. La domanda è se riuscirà a fare lo stesso con i pieghevoli, in un segmento dove i competitor hanno anni di know-how e milioni di utenti già fidelizzati. Di sicuro i fun della mela morsicata aspettano questo momento con palpabile fermento e molto probabilmente sarà un successo.

Samsung Display produrrà i pannelli OLED flessibili per il primo iPhone pieghevole: una delle ironie più gustose della storia della tecnologia consumer.

Cosa ci aspettiamo da Ternus

John Ternus porta con sé qualcosa che Tim Cook non ha mai avuto: un background puramente ingegneristico e una vicinanza viscerale al prodotto. È l’uomo che ha costruito l’hardware di Apple negli ultimi vent’anni. Conosce ogni componente, ogni elemento di design, ogni decisione che trasforma un’idea in un oggetto che milioni di persone terranno in mano ogni giorno.

Ma essere un grande ingegnere non basta per guidare la più grande azienda tecnologica del mondo. Ternus dovrà dimostrare di saper costruire una visione, non solo eseguirla. Dovrà parlare al mondo, agli investitori, ai governi, ai creativi che hanno scelto Apple come strumento di lavoro e di vita.

Dovrà, in qualche modo, riportare Apple al centro della conversazione culturale che conta, quella dove si decide quale tecnologia cambia davvero le cose. Il 50° anniversario di Apple è appena passato. I prossimi 50 anni cominciano ora. E cominciano con John Ternus.

Autore
Panorama

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