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Che fine ha fatto Claudio Sala, era il Kvara del Toro: la fantasia al potere, chi gli tolse la n.10 per dargli la 7. Quanti rimpianti

  • Postato il 8 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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Che fine ha fatto Claudio Sala, era il Kvara del Toro: la fantasia al potere, chi gli tolse la n.10 per dargli la 7. Quanti rimpianti

Sognava di giocare con la maglia n.10 dell’Inter, retaggio del tifo di papà Carlo, titolare della drogheria di Macherio, paese di 4mila anime a metà strada tra Monza e Carate Brianza, ma Claudio Sala aveva nel destino quello di far sognare gli altri, nello specifico il popolo granata del Torino. Oggi il fantasista battezzato “il poeta del gol” ha appena compiuto 79 anni. Ha due figli: Gianluca lavora alla sede della Confcommercio, Giammarco, ex mancato portiere è direttore commerciale della Fondazione Piemontese Onlus per la ricerca sul cancro di Candiolo. Sala oggi gestisce un’azienda agricola a Mombello Monferrato (in provincia di Alessandria) e ha battezzato la sua produzione vinicola “I filari del Poeta”, unendo la sua passione per la terra al soprannome calcistico. Produce etichette locali come il Barbera del Monferrato e il rosso “Il Diavoletto” ma nel cuore ha sempre il Toro.

Il boom a Napoli con Sivori

A dribblare ha imparato presto, dai preti, all’Oratorio di Macherio. In quelle sfide sette contro sette in un campo stretto senza un filo d’erba o dribbli o la perdi. E lui non la perdeva mai. A 14 anni fa un provino per l’Inter ma ci resta soltanto una stagione. «Troppo innamorato della palla» dicono in sede. Va a Monza prima e a Napoli poi. In azzurro il boom assieme ad Altafini, Juliano, Canè e Sivori. Per acquistarlo il Torino pagherà 470milioni in contanti. E non se ne pentirà mai.

Lo scudetto con i granata

In granata lo chiamavano “Banana” per i suoi cross morbidi e arcuati, i suoi dribbling entusiasmavano i tifosi, era il Kvara dei granata: 286 presenze e 25 reti (11 stagioni, quarto calciatore di ogni epoca con la maglia del Torino). Vinse subito una Coppa Italia nel 1970-71 con il Milan battuto ai rigori, poi lo storico scudetto nel 1976. Il rammarico più grande, oltre al tricolore perduto l’anno dopo nonostante i 50 punti conquistati sul campo (la Juve ne fece 51) fu il a poco spazio in azzurro. Quando giocava da n.10 era chiuso prima da Mazzola e poi da Rivera, quando fu spostato da mezz’ala a esterno c’era Causio davanti a lui.

Fu di Gigi di Radice la decisione di cambiargli numero e ruolo: «Sento ancora le sue parole riecheggiare nelle mie orecchie: d’ora in poi giocherai sulla fascia laterale facendo le stesse cose che facevi là in mezzo e sposterò Zaccarelli in quella posizione. All’epoca non esistevano i numeri personalizzati così fui costretto a dire addio alla mitica 10».

Lo sgarbo di Bearzot

In azzurro partecipò ai Mondiali d’Argentina, l’Italia arrivò quarta ma Sala rimase deluso «In Argentina c’erano due blocchi: quello bianconero e quello granata. Ma il mister prediligeva quello della Juventus e giocava Causio. Non gli ho mai perdonato di non avermi fatto debuttare ai mondiali nell’ultima partita del girone di qualificazione quando, già ammessi alla seconda fase, contro i padroni di casa non applicò il turnover come ci aveva fatto intendere».

Dopo aver lasciato il Toro rinacque col Genoa di Simoni poi smise per fare il tecnico a livello giovanile per 20 anni lanciando un certo Luca Marchegiani e impedendo al club granata di cedere un ragazzino che poi ha fatto una discreta carriera come Federico Balzaretti. “Il calcio mi ha dato tanto e io credo di aver restituito tutto con gli interessi”. Poesia compresa.

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Virgilio.it

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