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Che auto guidava Sandro Mazzola, agli esordi preferì un’italiana

  • Postato il 19 settembre 2026
  • Curiosità
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Che auto guidava Sandro Mazzola, agli esordi preferì un’italiana

Quando suo padre Valentino morì nella tragedia di Superga aveva soltanto sei anni. Sandro Mazzola crebbe con un cognome che nel calcio italiano conoscevano tutti e la scelta di seguire le orme di una leggenda rese inevitabili i paragoni. Eppure, trovò la forza per uscire dall’ombra paterna e diventare anche lui un Mazzola. L’Inter, la Nazionale, due Coppe dei Campioni e un Europeo sono alcuni dei capitoli di una storia terminata nella notte, con la morte dell’ex numero 10 a 83 anni. E tra i ricordi della sua giovinezza compare pure una Fiat 600.

Altro calcio, altre automobili. Su una vettura lunga poco più di tre metri viaggiava un ragazzo in cerca di consacrazione, in anni nei quali sulle nostre strade la 600 era praticamente di casa. La compravano le famiglie, ci si partiva per le vacanze e spesso rappresentava il primo passo compiuto dagli italiani lontano da moto e scooter.

La Fiat 600 e gli anni della Grande Inter

Con gli anni pure la 600 mise su muscoli. Nel 1960 comparve la 600 D, con cilindrata aumentata a 767 centimetri cubici e una potenza salita inizialmente a 29 CV. Le prestazioni rimasero lontane da qualsiasi velleità sportiva, però la velocità massima superò la soglia dei 100 km/h. Dalle parti di Milano, invece, quel giovane figlio di Valentino cominciava a trovare sempre più spazio nell’Inter.

Le porte della Serie A si aprirono nel giugno del 1961: Helenio Herrera lo schierò contro la Juventus e da lì cominciò una storia durata fino al 1977, sempre in nerazzurro. Arrivarono quattro scudetti, poi l’Europa e infine il mondo: due Coppe dei Campioni e altrettante Coppe Intercontinentali, passando per la finale del 1964, nella quale gonfiò due volte la rete del Real Madrid.

La corsa della 600 proseguiva altrettanto spedita, fino a superare i 2,6 milioni di esemplari prodotti in Italia prima dell’uscita di scena nel 1969. Alla berlina si affiancarono nel tempo numerose varianti e derivate, mentre la sua meccanica venne sfruttata per modelli molto diversi fra loro.

Una carriera tutta in maglia nerazzurra

La piccola Fiat appartiene però soprattutto al Sandro degli inizi. Col passare degli anni avrebbe riempito pagine di storia dell’Inter e della Nazionale, vincitrice dell’Europeo nel 1968 e giunta a un passo dal titolo mondiale due anni dopo in Messico.Ormai il ragazzo, misurato fin dall’inizio sul nome di Valentino, aveva conquistato un nome tutto suo.

Il ricordo del padre non sbiadì però mai davvero. Nonostante la tragedia di Superga glielo avesse strappato via troppo presto, imparò a conoscerlo attraverso i ricordi degli altri e le immagini rimaste di lui. Molti decenni più tardi Sandro avrebbe parlato di quel nonno ai propri nipoti. Tra loro c’è pure un Valentino.

Nel 1977 lasciò il calcio giocato al termine di sedici anni trascorsi soltanto all’Inter. A guidare la 600 era stato un Sandro giovanissimo, ancora lontano dalle Coppe dei Campioni e dalle domeniche in Nazionale. La tenne per sei anni, poi la passò al fratello Ferruccio perché, come avrebbe ricordato lui stesso, i soldi non erano molti. Un’automobile normale per un ragazzo che normale, nel calcio italiano, sarebbe rimasto ancora per poco.

Autore
Virgilio.it

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