“Chat control? No grazie”: Lega e FdI si dicono contrari, ma il governo Meloni ha votato Sì al Consiglio Ue
- Postato il 14 luglio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Emerge una contraddizione nella posizione dell'esecutivo italiano sulla normativa Csar, conosciuta come chat control. Mentre Lega e Fratelli d'Italia dichiarano pubblicamente la loro opposizione al regolamento europeo per la sorveglianza dei messaggi, approvato dal Parlamento europeo a luglio, il governo Meloni ha formalmente votato a favore della misura in sede di Consiglio dell'Unione Europea. La discrepanza tra le dichiarazioni politiche e il comportamento nelle istituzioni europee evidenzia una gestione ambigua del dossier sulla privacy e protezione dei minori.
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All’indomani del voto europeo per azzerare la privacy nel nome dei minori, Lega e Fratelli d’Italia hanno sbandierato il loro no al regolamento provvisorio Csar (ribattezzato dalle cronache e dai critici chat control), pronunciato al Parlamento di Strasburgo il 9 luglio. Peccato che il governo Meloni, al Consiglio Ue, abbia ufficialmente espresso parere favorevole, come tutti i 27 Stati Ue: nessun contrario. Eppure la misura è contestatissima dagli attivisti per il diritto alla riservatezza e desta perplessità tra giuristi ed esperti. In sostanza il regolamento temporaneo concede alle piattaforme tecnologiche la possibilità di spiare i messaggi online di tutti i cittadini europei, violando la privacy per contrastare la piaga degli abusi sui minori nella sfera digitale. E la destra italiana ha scelto una via ambigua: contraria in Parlamento ma a favore nel Consiglio Ue, pur esprimendo dubbi. Lega e Fratelli d’Italia hanno strombazzato il no a chat control, ma tacciono sul sostegno formale espresso da palazzo Chigi.
Salvini: “Chat control? No grazie”. Ma l’Italia ha detto sì
“Chat Control? No, grazie. Difendiamo la privacy e la libertà dei cittadini, combattendo i criminali con strumenti efficaci, non con la sorveglianza di massa”, ha scritto Matteo Salvini sui suoi profili social rimbalzando nei lanci di agenzia, subito dopo il voto incriminato. Toni da barricata, molto diversi dalla conciliante dichiarazione ufficiale del governo italiano messa a verbale il 2 luglio: “In seguito all’invito della Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, a raggiungere un accordo in seconda lettura sul cosiddetto regolamento provvisorio, l’Italia intende rispondere con spirito costruttivo, pragmatico e cooperativo. Pertanto, al fine di garantire la necessaria continuità dell’azione di contrasto e in risposta all’appello della Presidente del Parlamento europeo, l’Italia esprime il proprio voto a favore” del regolamento, “per una durata che auspicabilmente consenta l’adozione e l’entrata in vigore di un regime permanente”. L’Italia dunque coltiva la speranza che la vituperata eccezione (la violazione della privacy) diventi norma.
Facciamo chiarezza: il regolamento generale e duraturo, battezzato chat control 2.0, è in fase di trilogo. In attesa di essere approvato, i governi in seno al Consiglio hanno chiesto un provvedimento tampone per proteggere i minori dagli abusi online: una deroga temporanea (chiamata chat control 1.0) alla direttiva ePrivacy, autorizzando le piattaforme a “spiare” i messaggini . Ma una volta entrato in vigore il regolamento definitivo, addio alle “eccezioni” da rinnovare: la riservatezza di tutti i cittadini europei sarà sacrificata, una volta per tutte, sull’altare delle sicurezza dei minori, con i dati pregiatissimi dei cittadini del Vecchio continente nelle mani delle multinazionali americane. In seno al consiglio Ue, il governo Meloni si è astenuto sul regolamento definitivo ed è favorevole alla deroga. Ma nella campagna social di Lega e Fratelli d’Italia nessuna traccia dei voti ufficiali in Consiglio. Solo l’ostilità al provvedimento.
Astensione come contrarietà? Fino a un certo punto
E’ vero che nella prassi del Consiglio, l’astensione può equivalere alla contrarietà. L’Italia, del resto, nella dichiarazione ufficiale sulla deroga (chat control 1.0) ha messo a verbale perplessità esiziali: in primis su Big Tech, cioè i “fornitori di servizi, soggetti privati in larga parte extraeuropei” chiamati “a svolgere attività di scansione e rilevamento di massa”. Poi sulla mancanza di proporzionalità: la scansione automatica dei messaggi dovrebbe setacciare solo le immagini pedopornografiche già note alle forze dell’ordine. I dubbi toccano anche i controlli istituzionali: ovvero, servono garanzie e vigilanza su una raccolta dati così ampia, “per proteggere i diritti degli utenti”. Infine, escludere i servizi di comunicazione con crittografia end-to-end dallo “spioncino” a tutela dei minori, “al fine di salvaguardare la sicurezza informatica e la riservatezza delle comunicazioni”. Al Consiglio Ue, dunque, l’Italia è ufficialmente a favore di chat control 1.0 (in accordo con i 27 governi europei) ma nella sostanza appare contraria o quasi. Un capolavoro d’ambiguità, sottolineato su X da Patrick Breyer, attivista tedesco per i diritti digitali e per la privacy che era stato eletto con il Partito Pirata: “Pazzesco! L’Italia avverte sui pericoli del #ChatControl, ma vota A FAVORE!”.
Lega e FdI tornano all’opposizione contro Bruxelles
Un doppio binario culminato 7 giorni dopo all’assemblea plenaria del Parlamento, con il voto del 9 luglio, quando Lega e Fratelli d’Italia hanno bocciato la stessa misura sostenuta ufficialmente dal governo italiano. Meloniani e leghisti prima ne hanno caldeggiato il “rigetto” integrale, poi hanno proposto emendamenti. Il primo voto non è passato perché serviva la maggioranza assoluta, il secondo ha ottenuto il via libera dell’Aula. FdI e Carroccio hanno subito esultato rispolverando parole d’ordine contro Bruxelles. Il fratello d’Italia Carlo Fidanza si è rammaricato per la mancata “bocciatura dell’emendamento di rigetto, che pure avevamo sostenuto”, gioendo per le correzioni al testo: “Proteggere i bambini e combattere i predatori online non può significare rinunciare ai principi dello Stato di diritto”. Gli ha fatto eco il collega di partito Paolo Inselvini: “Grazie a un emendamento del gruppo dei Conservatori e Riformisti, il Parlamento ha escluso oggi le comunicazioni protette dalla crittografia end-to-end, bloccando in parte il cosiddetto Chat control”. La Lega in una nota ha accusato l’Europa di voler “trasformare la tutela dei minori nell’ennesimo pretesto per limitare la libertà di comunicazione dei cittadini europei”. Tre giorni dopo, il 12 luglio, Matteo Salvini si è premurato ancora di ricordarlo ai militanti, nel suo messaggio d’apertura alla newsletter ‘La settimana leghista’: “Difesa della libertà e della privacy dei cittadini, con il voto della Lega al Parlamento europeo contro il Chat Control”. Tutti dimentichi, a destra, del voto ufficiale del governo a favore del regolamento Csar, mentre fioccano accuse contro l’Europa. Invece sono i 27 governi nazionali riuniti nel Consiglio, a premere sull’Eurocamera per approvare chat control 1.0. Ma nei meme di Lega e Fratelli d’Italia non vi è traccia della distinzione: meglio attaccare Bruxelles, per provare l’ebbrezza di tornare all’opposizione.
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