Caso Le 5 forchette, aperto fascicolo a Torino senza indagati per intestazione fittizia con aggravante mafiosa

  • Postato il 31 marzo 2026
  • Cronaca
  • Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – La stessa società, ma due filoni investigativi distinti. È questo il punto centrale della vicenda che coinvolge la “Bisteccheria d’Italia” e alcuni esponenti politici legati a Fratelli d’Italia in Piemonte.

Da una parte l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, già avviata da tempo; dall’altra quella aperta nelle scorse ore a Torino. Due procedimenti che si muovono in parallelo ma con obiettivi diversi.

Nel capoluogo piemontese i magistrati ipotizzano il reato di intestazione fittizia con aggravante mafiosa. Al momento non risultano persone indagate. A Roma, invece, l’indagine è più avanzata e coinvolge direttamente Mauro Caroccia e la figlia Miriam Caroccia, accusati di intestazione fittizia e riciclaggio.

L’inchiesta di Roma: i flussi di denaro e il sospetto riciclaggio

Il fascicolo aperto nella Capitale si concentra soprattutto sull’attività economica della società “Le 5 Forchette”, che gestisce il ristorante.

Secondo gli inquirenti romani, la struttura societaria potrebbe essere stata utilizzata per riciclare denaro riconducibile alla criminalità organizzata, in particolare al clan Senese. È su questo possibile legame tra attività commerciale e flussi di denaro sospetti che si concentra il lavoro della magistratura.

L’indagine di Torino: come è nata la società

Diverso l’approccio della Direzione distrettuale antimafia torinese, che punta invece a chiarire le modalità di costituzione della società.

La nascita dell’impresa risale al 2024, in uno studio notarile di Biella, territorio di competenza della procura piemontese. Ed è proprio su quel passaggio che si concentrano gli accertamenti: chi c’era, chi ha firmato e quale fosse il reale ruolo dei soci.

La Guardia di Finanza è stata incaricata di verificare anche alcune circostanze emerse nelle ricostruzioni investigative, tra cui la presenza del padre di Miriam Caroccia nei pressi dello studio notarile durante la costituzione della società.

I nomi coinvolti e le verifiche politiche

Tra i soci della società figurano esponenti politici piemontesi, tra cui Andrea Delmastro Delle Vedove, Elena Chiorino, Cristiano Franceschini e Davide Eugenio Zappalà, oltre a figure vicine al partito.

Dopo la condanna definitiva del padre di Miriam Caroccia, i politici coinvolti hanno ceduto rapidamente le loro quote societarie. Resta però un altro punto sotto esame: alcune partecipazioni non sarebbero state dichiarate nelle sedi istituzionali competenti.

Nei prossimi giorni la Guardia di Finanza potrebbe acquisire documentazione anche presso la Regione Piemonte per approfondire questo aspetto.

Il caso esplode e scuote la politica

La vicenda, emersa a metà marzo dopo un’inchiesta giornalistica, ha rapidamente assunto una dimensione nazionale, creando forte imbarazzo nel centrodestra.

La conferma dell’apertura del fascicolo torinese, per ora senza indagati, è arrivata proprio mentre Elena Chiorino annunciava le dimissioni, definendole “irrevocabili” e ribadendo la propria estraneità ai fatti.

I punti ancora da chiarire

Restano numerosi interrogativi aperti: perché costituire a Biella una società destinata a operare a Roma? E soprattutto, per quale motivo figure politiche di primo piano abbiano scelto come socia una giovane legata a una famiglia con precedenti giudiziari rilevanti.

Domande su cui ora lavorano due procure diverse, con prospettive investigative complementari: da un lato i flussi economici, dall’altro l’origine e la struttura della società. Un doppio binario che potrebbe chiarire, nei prossimi mesi, la reale natura dell’operazione.

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