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Caso Epic Fury, i 500 aerei citati da Rutte e la smentita della Difesa: cosa non torna

  • Postato il 24 giugno 2026
  • Politica
  • Di Blitz
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  • 3 min di lettura
Caso Epic Fury, i 500 aerei citati da Rutte e la smentita della Difesa: cosa non torna

L’Italia torna al centro del dibattito internazionale dopo alcune dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, rilasciate a Fox News. Parlando della “delusione di Trump” nei confronti degli alleati per il limitato sostegno all’operazione Epic Fury contro l’Iran, Rutte ha citato direttamente il nostro Paese. “Prendiamo ad esempio l’Italia – ha detto Rutte – 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione Epic Fury. Si tratta di un numero enorme. Se consideriamo l’intera Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000”.

Successivamente, un funzionario della Nato ha precisato che il segretario generale intendeva evidenziare come “gli Alleati, tra cui l’Italia, abbiano dato attuazione agli accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli”.

Le accuse delle opposizioni

Le dichiarazioni di Rutte hanno immediatamente alimentato la polemica politica in Italia. Angelo Bonelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, ha sostenuto che le parole del segretario Nato sembrassero “sbugiardare Meloni”, lasciando intendere che il sostegno della premier a Donald Trump “non è mai venuto meno”.

Secondo Bonelli, inoltre, gli attriti pubblici tra la presidente del Consiglio e l’ex presidente statunitense potrebbero essere stati soltanto una rappresentazione politica volta a nascondere il supporto logistico garantito attraverso le basi presenti sul territorio italiano. Le affermazioni di Rutte sono state utilizzate anche da altre forze di opposizione per mettere in discussione la linea seguita dal governo sulla vicenda iraniana e sui rapporti con Washington.

La replica del Ministero della Difesa

Di fronte alle polemiche, il Ministero della Difesa ha diffuso una nota ufficiale per chiarire la posizione dell’Italia. Il dicastero ha ribadito che il Paese ha operato “sempre nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale, senza autorizzare né consentire attività al di fuori delle previsioni vigenti”.

Richiamando quanto già illustrato dal ministro Guido Crosetto in Parlamento, la Difesa ha precisato che “sono state autorizzate esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche, nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti”.

Nella stessa nota si legge inoltre che “per questo” risulta sorprendente che il segretario Nato abbia fornito una ricostruzione che rischia di trasmettere “un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati”.

Lo scontro politico continua

Le precisazioni del governo non hanno fermato le critiche delle opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha dichiarato: “Crollano le favolette del Governo e dei suoi trombettieri”. Secondo l’ex premier, le parole di Rutte confermerebbero le accuse avanzate nei confronti dell’esecutivo, chiedendo che Giorgia Meloni riferisca in Parlamento per chiarire la vicenda.

Sulla stessa linea Nicola Fratoianni, che ha affermato: “O hanno mentito al Parlamento o Rutte ha preso un colpo di calore. Si tratta di una vicenda gravissima qualunque sia la versione veritiera”. Anche Andrea Orlando del Partito Democratico ha sollevato interrogativi sulla compatibilità tra le ricostruzioni fornite dal governo e quelle attribuite al segretario Nato.

La Difesa, tuttavia, continua a respingere ogni contestazione, ribadendo che l’Italia autorizza soltanto i voli previsti dagli accordi internazionali e che tali autorizzazioni escludono “totalmente le attività cinetiche”. Con questo termine si indicano le operazioni militari che prevedono l’impiego diretto della forza e l’utilizzo di armamenti contro obiettivi. Per Stefania Craxi di Forza Italia, infine, l’intera vicenda rappresenta “una tempesta in un bicchier d’acqua”, alimentata da polemiche considerate pretestuose.

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Autore
Blitz

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