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Carlo Nordio e il caso dentista, ferma la causa contro le bugie del Fatto

  • Postato il 12 giugno 2026
  • Giustizia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
Carlo Nordio e il caso dentista, ferma la causa contro le bugie del Fatto
Carlo Nordio e il caso dentista, ferma la causa contro le bugie del Fatto

Vi ricordate il famoso scoop, poi rivelatosi falso, del Fatto Quotidiano sul dentista del ministro Nordio? Era il 20 settembre del 2024 e il giornale diretto da Marco Travaglio, in prima pagina, aveva pubblicato un articolo che raccontava come tra i condannati per abuso d’ufficio che con l’abolizione di quel reato potevano chiedere la cancellazione della sentenza c’era anche un tale di nome Gian Antonio Favero: il dentista del Guardasigilli, a leggere il Fatto, che «ora può ringraziare lo storico paziente e amico per l’insperato regalo che gli permette di ripulirsi la fedina penale». Il giorno prima, al centralino del Ministero della Giustizia, era arrivata la chiamata della segretaria di uno studio dentistico di Treviso che raccontava di aver ricevuto una strana telefonata da parte di un uomo che si era presentato come membro della segreteria di Nordio e voleva fissare un appuntamento per il ministro.

Fatte due verifiche, era emerso non solo che da via Arenula nessuno aveva chiamato lo studio trevigiano ma che il numero da cui era partita la telefonata era intestato alla Società Editoriale Il Fatto. Ecco svelato il tutto: un giornalista che per vie traverse voleva appurare i legami tra il ministro della Giustizia e un dentista che due anni prima aveva patteggiato una condanna a un anno.
Peccato però che quel dentista non era il dentista del ministro: il Carlo Nordio che aveva come paziente era solo un omonimo.

Bene, anzi male: perché la causa civile intentata nel 2025 dal vero Nordio al Fatto Quotidiano è ancora ferma nei meandri della diciottesima sezione del Tribunale di Roma, quella che si occupa delle controversie in materia di diritti della persona, dunque i reati a mezzo stampa, e immigrazione. E ci rimarrà fino all’anno prossimo, visto che un paio di mesi fa l’udienza è stata rinviata. In precedenza, il Fatto aveva snobbato la mediazione proposta non presentandosi all’appuntamento. E nemmeno chiedendo mai scusa. Nonostante, va sottolineato, la posizione di torto fosse palese. Certo, i tempi della giustizia sono lunghi e dal punto di vista formale l’iter seguito non è passibile di alcun rilievo, ma vista e considerata la chiarezza della vicenda è difficile capire il motivo di un rinvio.

Un caso che, seppur con le dovute differenze, ricorda quello più recente legato a un altro falso scoop, ovvero le presunte ombre sulla grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti. Nordio nelle scorse settimane ha azionato una causa civile contro Sigfrido Ranucci e Mediaset per la notizia («da verificare», disse) sparata dal primo, ospite di Rete 4: «Il ministro è stato nel ranch di Giuseppe Cipriani in Uruguay». Tutto ovviamente falso. «Ha narrato fatti falsi e non ha nemmeno chiesto scusa: lì sono quindi dovuto intervenire, ma non con una querela, ma con un’azione civile di risarcimento il cui ricavato, ammesso che un giorno arrivi, andrà in beneficenza e alla protezione animali». Giustizia permettendo, s’intende... Quanto a Travaglio e al Fatto, sempre per la vicenda Minetti, il ministro ha già fatto sapere che «deciderà il mio legale» se chiedere un altro risarcimento.

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Autore
Libero Quotidiano

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