“Capisco la guerra di resistenza ucraina, ma faccio il possibile per salvarmi la vita”

  • Postato il 3 aprile 2025
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Qualche giorno fa mi è venuto in mente di ricercare via chat un ragazzo conosciuto a Kiev quasi due anni fa, al Festival Lgbt. Allora mi aveva fatto dichiarazioni molto patriottiche: “per noi lottare contro l’orco russo e contro l’omofobia è la stessa battaglia. Lo vedi tu stesso quanti giovani ci sono in Ucraina, e non scappiamo”. Sono rimasto molto stupito ora, quando mi ha risposto che adesso si trova in una capitale europea. Dato che l’ho conosciuto come un tipo molto sveglio e molto “nerd” – lavorava, era inserito in qualche organizzazione importante – a tutta prima ho pensato che fosse nella Ue con un qualche permesso speciale governativo. Invece mi ha risposto che era scappato.

“Sette giorni a piedi per le montagne: ho attraversato i confini della Romania”. Sono rimasto spiazzato. “E’ stata una decisione difficile, ma penso che sia giusta per me. Tenendo conto che l’appoggio di Europa e Stati Uniti è così debole e precario, è un po’ da pazzi andare al fronte“. Mi sono chiesto se fosse diventato favorevole ad accettare le condizioni russe (che peraltro non sono chiare a nessuno, nda) e allora gli ho chiesto cosa secondo lui dovrebbe fare il loro governo: “Penso che stia facendo al suo meglio, viste le circostanze. Ci sono tante pressioni da tutte le parti. Abbiamo bisogno di entrare nella Nato o di altre garanzie reali”. Ma tu te ne sei andato…“Ancora come prima raccolgo soldi per i militari, è tutto quello che mi sento di fare ora”.

Ho cercato allora l’altro numero di telefono, di un giovane, sempre conosciuto due anni fa, che non aveva il piglio attivista e patriottico del primo. Questo vive a Kyiv, che non è la sua città di residenza, ed esce di casa pochissimo per non rischiare di essere fermato e mobilitato nell’esercito. E cosa pensi che l’Ucraina dovrebbe fare? Nel suo caso la risposta è più originale: “Adesso sono tutti contro di noi. L’unica soluzione sarebbe quella di congelare la guerra e costruirci o procurarci armi nucleari. Non c’è da fidarsi di nessun alleato”. Ma come procurarsi armi nucleari? “Se gli Ucraini lo vogliono un modo si trova, lo inventiamo”.

Ho raccontato di queste testimonianze nella mia bolla Facebook e, come era prevedibile, molti hanno accusato questi ragazzi di incoerenza. Per qualcuno l’alto numero di disertori e di renitenti alla leva sarebbe la dimostrazione che il governo Zelensky pecca di nazionalismo militarista mentre il popolo vuole la pace. Ma non è così. Non intendo mettermi in concorrenza con gli analisti della guerra in Ucraina ma mi pare evidente che, accettando l’idea di un cessate il fuoco sulle attuali linee del fuoco, Zelensky abbia abbondantemente messo nel conto la perdita di territori. Non credo ci siano molti ucraini disposti a mollare anche di più pur di avere la pace. Tantomeno disposti a vivere sotto occupazione russa.

Quella che stanno vivendo i miei due giovani interlocutori è una contraddizione comune a – credo – milioni di persone. “Capisco le ragioni di questa guerra di resistenza, ma faccio il possibile per salvarmi la vita“. A noi piacerebbe che inventassero una soluzione creativa a questa contraddizione, qualche inedita efficace resistenza nonviolenta. Ma non la si intravede, forse non c’è.

Ho cominciato a cercare testi di persone che osservino in modo laico e competente gli atteggiamenti ucraini nel contesto attuale. Le analisi sono complesse e un po’ divergenti, ma non pare comunque che l’umano desiderio di stare al sicuro sfoci in un dissenso politico. Nel 1944, del resto, da noi i partigiani erano pochi nonostante la maggior parte della popolazione fosse ostile all’occupazione tedesca e al nazifascismo. Chi cerca di evitare di andare al fronte non ha in mente una alternativa alla guerra. E viceversa: facile criticare i ragazzi imboscati o fuggitivi ma basta mettersi nei loro panni per capirli.

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Il Fatto Quotidiano

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