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Per anni abbiamo interpretato il rapporto con i nostri cani attraverso la lente di vecchie teorie e "regole di buon senso" che oggi la scienza mette in discussione. Lo vediamo come un leader del branco da sottomettere? Siamo convinti che un cane che scodinzola sia sempre felice? O che la sua intelligenza sia paragonabile a quella di un bambino?
Le ultime ricerche ci restituiscono l'immagine di un animale molto più complesso e sensibile di quanto immaginassimo. Il legame tra cane e proprietario non è una questione di gerarchie di potere, ma assomiglia molto di più al rapporto di attaccamento tra un genitore e un figlio.
Esploreriamo in cinque domande (e altrettante risposte) i miti più comuni da sfatare: dalla gestione delle punizioni alla capacità di provare gelosia, per costruire una relazione basata sulla fiducia, non sulla forza.. I cani richiedono precise regole gerarchiche?. Non far dormire i cani sul letto, passare per primi dalle porte, ignorare il cane al rientro a casa: sono solo alcune delle presunte "regole di buon senso" che hanno caratterizzato per anni il rapporto tra cane e uomo. Sono regole basate sulla teoria, ormai superata, che il cane veda i membri della famiglia come parte del branco, e che dunque passi la sua vita a cercare di scalare la gerarchia per diventare l'individuo alfa, il capo. Ecco perché, per esempio, si consigliava di non far dormire i cani sul letto: solo il capobranco può dormire in posizione elevata.
In realtà, oltre a essere obsoleto, questo approccio può solo peggiorare il rapporto con il cane, perché spesso si accompagna all'uso della forza e, dunque, al rischio di aumentare l'aggressività dell'animale. È più importante (ed efficace) presentarsi all'animale come punto di riferimento di cui possa fidarsi.. Il legame tra cane e padrone è più assimilabile a quello tra un bambino e chi si prende cura di lui (la madre, nella maggior parte dei casi). Per dimostrarlo è stata usata la stessa procedura sperimentale che si usa in psicologia infantile, quella della "strange situation", che prevede di separare il bambino dal genitore per osservare le sue reazioni quando questo ritorna nella stanza, e confrontarle con quelle che ha quando a rientrare è un estraneo.
I risultati? Simili: quando il proprietario si allontana, i cani mostrano disagio e vanno alla sua ricerca, e si tranquillizzano solo quando torna; l'ingresso di un estraneo è invece accolto con la stessa diffidenza dimostrata dai bambini.. Un cane già adulto è impossibile da addestrare?. No, però è vero che un cane adulto può presentare più problemi, soprattutto se arriva da un contesto nel quale non ha potuto socializzare correttamente fin da piccolo (basti pensare ai cani vissuti in canile o in campagna). È sempre importante conoscere lui e la sua storia; se l'animale continua a essere in difficoltà quando deve affrontare persone o luoghi sconosciuti, bisogna rivolgersi a un educatore per stabilire l'approccio migliore.. I cani non vanno mai puniti?. Prima di rispondere, bisogna chiarirsi su cosa si intende con rinforzi, punizioni e metodi educativi. Il rinforzo è un'azione del padrone (o dell'educatore) volta a favorire un comportamento: un rinforzo positivo prevede la somministrazione di qualcosa di gradevole (per esempio cibo e coccole) quando il cane si comporta bene, mentre nella stessa situazione un rinforzo negativo prevede la sottrazione di qualcosa di sgradevole (per esempio non usare un collare a strangolo). Le punizioni, al contrario, servono a ridurre la frequenza di un comportamento, e funzionano con principi simili ai rinforzi: una "punizione positiva" (che aggiunge), per esempio, potrebbe essere dare una botta all'animale se fa qualcosa di male, mentre smettere di coccolarlo se sbaglia è una "punizione negativa" (nel senso che consiste nel "toglierli" qualcosa).. Ci sono due approcci radicalmente diversi all'educazione del cane: il cosiddetto metodo coercitivo prevede l'uso di rinforzi negativi e punizioni positive, mentre il metodo gentile usa rinforzi positivi e punizioni negative. Studi più recenti dicono che i metodi coercitivi hanno effetti negativi sul cane e sulla sua relazione col proprietario, e che quelli positivi hanno effetti opposti. La conclusione? Meglio il metodo gentile. Un cane punito troppo spesso può sviluppare ansia: anziché inibire un comportamento indesiderato è meglio proporne all'animale uno alternativo e premiarlo quando impara a rispettarlo.. L'intelligenza di un cane è come quella di un bambini di due anni?. Nonostante l'espressione sia suggestiva e di forte impatto, non è facile dare una risposta univoca a questa domanda. In fondo, anche in psicologia umana il concetto di "intelligenza" è piuttosto sfuggente, al punto che qualche studioso in passato ha affermato che... "l'intelligenza è quella cosa misurata con i test di intelligenza".
In generale, possiamo definire "intelligenza" un insieme di abilità che consentono all'individuo di adattarsi efficacemente all'ambiente circostante. Questo significa che, se parliamo di intelligenza dei cani, non possiamo utilizzare gli stessi criteri che usiamo per gli esseri umani: ogni sua abilità cognitiva dev'essere analizzata in relazione alla funzione che ha per la sua specie, non a come la utilizziamo noi.. Ci sono però studi che hanno provato a confrontare direttamente cani e bambini, partendo dal presupposto che le due specie hanno vissuto un processo di coevoluzione e condividono tuttora lo stesso ambiente. I risultati di questi studi hanno dimostrato che i cani e i bambini in età preverbale possiedono alcune capacità sociocognitive in comune, necessarie alla comunicazione e alla costruzione di relazioni sociali. Cani e bambini, poi, se messi di fronte a una difficoltà improvvisa reagiscono allo stesso modo: cercano con lo sguardo la loro persona di riferimento (il genitore o il padrone) e capiscono se questa sta prestando attenzione a loro.
Anziché affermare che i cani sono intelligenti come bambini, quindi, possiamo dire che, a seguito del processo di domesticazione e della continua convivenza con gli esseri umani, i cani hanno sviluppato alcune capacità che consentono loro di adattarsi alla vita con l'essere umano, e di comunicare efficacemente con lui. La presenza di emozioni semplici e legate alla sopravvivenza nei cani (paura, gioia, tristezza) è ormai confermata, mentre per quelle complesse, come la gelosia che ha anche un forte valore adattativo, perché permette di ristabilire i legami con una persona di riferimento che sta rivolgendo le sue attenzioni a un potenziale rivale, sono da studiare in maniera più approfondita.. I cani quando scodinzolano sono felici?. No: il movimento della coda va sempre contestualizzato in base alla posizione della coda stessa, alla postura del corpo, delle orecchie, alla mimica facciale, alle vocalizzazioni e anche alla situazione. Lo scodinzolio è, in generale, un segno di eccitazione, che può avere valenza positiva o negativa.
Di recente si è scoperto che esistono minuscoli segnali che potrebbero aiutare a distinguere il tipo di movimento (è stato dimostrato che la coda di un cane che scodinzola felice si muove più verso la parte destra del corpo, mentre un cane nervoso scodinzola più verso il lato sinistro), ma si tratta di dettagli praticamente impossibili da osservare a occhio nudo: meglio imparare a interpretare il linguaggio del corpo di un cane nel suo insieme e non dare per scontato che un cane che sta scodinzolando sia felice di vederci..
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