Camallo travolto e ucciso al Psa di Pra’, la perizia sulla traiettoria della ralla: “Colpo di sonno poco verosimile”
- Postato il 17 marzo 2026
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- Di Genova24
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Genova. Tende a escludere l’ipotesi di una perdita di coscienza dovuta a un colpo di sonno o anche di una distrazione, parlando invece di “una risposta anomala del conducente” la perizia cinematica depositata dall’ingegner Filippo Begani sull’investimento mortale all’interno del Psa di Prà. L’incidente era avvenuto la notte tra il 17 e il 18 dicembre 2024 ed era costato la vita al portuale 52enne Giovanni Battista Maccio, travolto e ucciso dalla guidata collega Patrizio Randazzo.
La Procura aveva indagato oltre a Randazzo – che è deceduto per un arresto cardiaco alcuni mesi fa – anche cinque dirigenti e tecnici del Psa e il console della Culmv Antonio Benvenuti. Dalle 134 pagine di perizia, svolta in contraddittorio con gli indagati (assistiti dagli avvocati Pietro Bogliolo, Paolo Costa e Andrea Vernazza) sono emersi diversi elementi.
In primo luogo gli accertamenti hanno sgombrato ogni dubbio circa il funzionamento dei mezzi (sono state esaminate e testate sia la ralla guidata da Randazzo sia quella centrata dall’investitore: “I test di frenata, effettuati sui mezzi, hanno dimostrato il corretto funzionamento degli impianti di frenata e sterzo, escludendo guasti meccanici come causa diretta dell’incidente”.
In secondo luogo dalle verifiche compiute sulle visite mediche obbligatorie a cui Randazzo doveva sottoporsi per il tipo di lavoro che svolgeva è emerso che, nonostante fosse stato adibito alla guida della ralla “al momento dell’infortunio, non aveva un giudizio di idoneità in corso di validità e che,” l’ultima visita (luglio 2023) era stata condotta per una mansione che non contemplava la guida dei mezzi di movimentazione e conseguentemente, non era stato sottoposto ai controlli volti a verificare e un’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti”.
La perizia si concentra però soprattutto sulla manovra che ha causato la morte di Macciò, che al momento dell’impatto si trovava accanto alla parte anteriore sinistra della ralla guidata dal collega rimasto ferito, che era ferma in attesa di scaricare un container. La scatola nera della ralla di ultima generazione giudata dall’investitore ha consentito di ricavare tutti i dati per ricostruire la manovra: la curva a U, la velocità di 29 km/h e l’accenno di frenata solo a 0,7 secondi dall’impatto.
Ma tutta la manovra secondo il perito, dalla curva a U fino all’impatto, difficilmente può essere compatibile con un colpo di sonno (una “perdita di coscienza”) perché se il colpo di sonno fosse arrivato nel momento della curva, il mezzo avrebbe continuato a girare “fino a una chiusura a libro”mentre anche il video dell’incidente aveva mostrato come il mezzo fosse stato raddrizzato. E poi c’è la mancata frenata fino a quell’accenno – anche in questo caso era stato il video a rivelare l’accensione delle luci posteriori dei freni, subito prima dello scontro con l’altra ralla. “Considerando la dinamica dell’evento – scrive il perito – si può ipotizzare che la percezione del pericolo da parte del conducente della ralla PM53, che ha determinato la verosimile attivazione della frenata, sia stata indotta proprio dalla visione del signor Macciò in prossimità della parte anteriore sinistra della ralla n° 90”. Non giunge a conclusioni ulteriori il perito ma si limita a rilevare che “la mancata reazione correttiva adeguata e la continua accelerazione fino a pochi istanti prima dell’urto suggeriscono che la risposta del conducente sia stata anomala”.
Patrizio Randazzo, che con il suo avvocato Paolo Scovazzi aveva parlato di un colpo di sonno ma non era mai stato interrogato dal pm. è deceduto alcuni mesi fa per cause naturali e dalla perizia non sembrano rilevare responsabilità da parte del Psa che doveva organizzare il lavoro. La pm Daniela Pischetola attende anche la consulenza medico legale per trarre le sue conclusioni e decidere il destino dell’inchiesta.