Presunti fondi ad Hamas, i pm: “I documenti israeliani sequestrati sul campo di battaglia sono utilizzabili se non è provata la tortura”
- Postato il 16 marzo 2026
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- Di Genova24
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Genova. I documenti inviati “in forma volontaria” dallo Stato di Israele ai pm genovesi nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi ad Hamas che a fine dicembre aveva portato a sette arresti e oggi vede tutt’ora in carcere Mohammad Hannoun e altre tre persone, possono essere utilizzati anche in questa fase di indagine. Lo sostengono in pm Luca Monteverde e Marco Zocco nel ricorso in Cassazione depositato contro il 48enne palestinese Raed El Salahat.
El Salahat (difeso dagli avvocati Samuele Zucchini ed Emanuele Tambuscio) era stato scarcerato dal Riesame perché gli elementi indiziari nei suoi confronti derivavano soprattutto dai documenti israeliani.
Per il tribunale del Riesame di Genova quei documenti raccolti sul campo di battaglia a Gaza e in Cisgiordania non sono utilizzabili per due ragioni: perché non ci sono garanzie su come siano stati raccolti dall’Idf e perché chi ha messo insieme i documenti, commentandoli con una lunga nota di accompagnamento ,è una fonte anonima dell’intelligence israeliana, non identificata con nome e cognome ma solo con la sigla “Avi”.
Per la procura di Genova tuttavia Avi esiste ( è “capo della Divisione Ricerca e Valutazione e di rappresentante dell’ISA, Agenzia di Sicurezza Interna” come conferma una sovraintendente della polizia israeliana che garantisce circa la sua identità), ma è “anonimizzato”.
Questo secondo la Procura di Genova non inficia sul fatto che possa riferire sull’attività svolta. E – dicono ancora i pm – non è necessario che sia sentito in contraddittorio come prevede l’articolo 111 della Costituzione perché l’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari. La Procura di Genova starebbe trattando con lo Stato di Israele per poterlo interrogare, magari in rogatoria, prima dell’inizio del processo.
Rispetto poi all’utilizzabilità dei documenti raccolti sul campo di battaglia i pm scrivono che essendo stati raccolti dall’esercito israeliano non c’è nessun verbale di sequestro, e “poiché non esistono norme nel nostro ordinamento che espressamente disciplinino l’acquisizione nel procedimento penale di tale tipo di documentazione, va fatto riferimento ai principi generali che regolano le prove”. E “se tali documenti fossero stati acquisiti, in ipotesi, mediante tortura di chi li deteneva, essi non potrebbero essere utilizzati”. “Tuttavia – dicono i pm – la tortura non púò essere genericamente invocata, ma deve tradursi in un atto coercitivo che incide direttamente sulla genesi dello specifico elemento probatorio, non avendo rilevanza, sotto tale aspetto, il contesto o episodi di tortura riscontrati in detto “contesto“.
L’udienza davanti alla Corte di Cassazione è fissata l’8 aprile.