Calderone e “l’Italia Paese delle opportunità”. Le storie: “Dopo laurea e master faccio il facchino”. “Sono tornato: la decisione peggiore di tutta la mia vita”
- Postato il 1 agosto 2026
- Cervelli In Fuga
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Prosegue l’ondata di messaggi dei lettori, dall’Italia e dall’estero, indignati per le frasi della ministra del lavoro Calderone, convinta che il nostro Paese sia ricco di opportunità lavorative e relative garanzie. Dichiarazioni per lo più ignorate da media e giornali, ma rilanciate online da migliaia di utenti e smentite dalle testimonianze dei connazionali emigrati o da chi è rimasto. Se volete inviarci la vostra opinione o esperienza, scriveteci a fattocervelli@gmail.com
“Sono tornato in Italia, la decisione peggiore della mia vita”
Nicola Tisato – Sono expat dal 2009 e non sono più giovane, ma vorrei comunque intervenire perché sentir parlare la ministra Calderone ha un che di “cacofonico”. Non riesco neanche ad argomentare, perché non basterebbe una collana di libri; però ho delle domande da porre alla ministra. Per prima cosa, vorrei chiederle: quali sarebbero le differenze tra il sistema di lavoro in Italia e quello dei paesi verso cui gli italiani emigrano? Che cosa le fa credere che l’Italia abbia un “sistema del lavoro talmente evoluto”? Intende talmente tanto o talmente poco evoluto? Per favore, potrebbe argomentare? Secondo: la ministra forse crede che i giovani emigrino per “conoscere nuove culture”? E quali sarebbero questi tecnici del lavoro che dovrebbero assistere i giovani? Terzo: vorrei chiedere, così, “en passant”: il suo governo intende risolvere il problema delle disparità salariali tra l’Italia e quei paesi che offrono opportunità e garanzie diverse rispetto a quelle offerte dall’Italia, ma verso cui i giovani italiani continuano a emigrare? Su una cosa concordo: Viva l’Italia!
A.M. – Ho 50 anni e un posto “fisso”. Ho fatto un’esperienza in Germania, poi sono tornato per stare vicino a genitori anziani e quindi bisognosi. Non c’è stata decisione peggiore della mia vita. Ancora oggi continuo a fare la fame, con una famiglia che fatico a portare avanti. Sentire le parole ipocrite e offensive della Calderone mi fa arrabbiare più di quanto non sia arrabbiato con me stesso. Mio figlio, con grande mio sforzo, studia Ingegneria meccanica a Torino, è in perfetto ordine con gli esami. Gli ho promesso un biglietto di sola andata, ovunque lui voglia, ma deve andare via dall’Italia, a costo di prenderlo a calci. L’Italia è un paese morto sotto ogni punto di vista. E la Calderone ci ricorda quanto siamo caproni nell’accettare queste parole ignobili.
Giuseppe Grasso – Vi scrivo perché ho avuto modo di ascoltare le parole del ministro del lavoro che mi hanno abbastanza turbato. Ho come la sensazione che questa gente, oltre a farsi pagare un lauto stipendio per fare un lavoro che non è in grado di fare, viva in una realtà alternativa. Alla luce di quanto detto ho deciso di scrivervi per raccontarvi la mia storia a proposito dei “Cervelli in fuga”, sebbene non mi ritenga un cervello, ma di sicuro sono stato costretto alla fuga.
Massimiliano Mostes – Da 9 anni vivo all’estero (Barcellona, Amsterdam e Madrid). Laureato in ingegneria biomedica col massimo dei voti, in Italia trovavo solo precariato. Un’azienda spagnola mi ha invece assunto a tempo indeterminato dopo appena due colloqui. Oggi rientrare è impossibile: pur lavorando in un campo fortemente specializzato, dovrei accettare un taglio dello stipendio di oltre il 30%. Non è fuga, è sopravvivenza.
L'articolo Calderone e “l’Italia Paese delle opportunità”. Le storie: “Dopo laurea e master faccio il facchino”. “Sono tornato: la decisione peggiore di tutta la mia vita” proviene da Il Fatto Quotidiano.