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Calcio, riparte il campionato di Serie A. Come ci arrivano Juve e Toro?

  • Postato il 22 agosto 2026
  • Sport
  • Di Quotidiano Piemontese
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In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Calcio, riparte il campionato di Serie A. Come ci arrivano Juve e Toro?

TORINODove eravamo rimasti?


La Serie A 2024/25 ci aveva lasciato così, con un derby della Mole finito poco prima di mezzanotte. Un derby con poca magia, questa volta, sia per ragioni extra-campo che per ragioni sportive.

Il derby della Mole aveva chiuso la Serie A 2025/26

La partita era infatti stata preceduta dai gravi scontri in cui era rimasto gravemente ferito il tifoso juventino Marco Leonardo Basoccu, e per questo il fischio d’inizio era stato posticipato di un’ora, sfasando di fatto la contemporaneità delle gare valide per corsa europea e per la salvezza che la Lega pensava di essere ormai riuscita a garantire.

Inoltre, ancora una volta i granata si apprestavano a chiudere una stagione sulle montagne russe senza reali obiettivi, con una squadra troppo forte per essere risucchiata stabilmente nei bassifondi della classifica, ma troppo scarsa per pensare di rientrare in una lotta per l’ultima posizione europea, mentre i bianconeri, dopo la clamorosa sconfitta con la Fiorentina del week end precedente, sapevano che solo un miracolo poteva consentire loro, in caso di vittoria nel derby, di aggrapparsi a quel quarto posto che da qualche stagione sembra diventata la massima (e unica) aspirazione. Il 2-2 finale, come prevedibile, aveva lasciato più soddisfatti i giocatori e i tifosi del Toro, mentre per la Juve, che già a inizio secondo tempo sapeva che il miracolo stava svanendo, vista la larga vittoria del Como in quel di Cremona e il vantaggio romanista a Verona, il pari finale sapeva di doppia beffa. Beffa per la rimonta subita dai granata, ma anche per i match point sprecati nelle ultime partite.

Ora si riparte

Da quel 24 maggio sono passati tre mesi. In mezzo c’è stato un Mondiale, che ha fatto arrivare alcuni giocatori della nostra Serie A molto tardi alla ripresa degli allenamenti. Ma è già tempo di ricominciare a giocare: questa sera, con Inter-Monza e Udinese-Como alle 18.30, il massimo campionato di calcio nostrano riparte.

Le due piemontesi tornano in campo domani sera, 22 agosto: alle 18.30 la Juve è impegnata contro la neopromossa Frosinone fuori casa, il Toro alle 20.45 comincia subito davanti ai propri tifosi contro un avversario ostico, in quella che potrebbe essere definita una delle partite di cartello di questo esordio di Serie A, contro il Milan.

Ma come stanno Juve e Toro? Come si presentano alle porte della stagione le due piemontesi?

Il Torino: un’estate di cambiamenti, a cominciare dall’allenatore

Dopo lunghe riflessioni, Cairo ha deciso di salutare D’Aversa e affidare la panchina del Toro a Ignazio Abate, allenatore esordiente nel massimo campionato che viene da un’ottima stagione in B con la Juve Stabia, conclusa con una sconfitta in semifinale playoff col Modena.

La preparazione estiva agli ordini di Abate – che da giovane calciatore aveva vestito per una stagione proprio la maglia del Torino prima di accasarsi al Milan – è iniziata con i test al “Filadelfia” dal 10 luglio per proseguire, dal 13 al 25 luglio, con il ritiro estivo a Pinzolo. Qui i ragazzi di capitan Zapata – che ha dovuto gestire quest’estate l’infortunio al ginocchio e per questo ha seguito un percorso di preparazione personalizzato –  hanno lavorato con grande intensità, ma anche con una rosa acerba e incompleta. Dopo il ritiro in Trentino, i granata sono tornati ad allenarsi a Torino. Sei le amichevoli disputate quest’estate, quasi tutte contro squadre di livello più basso sulla carta:

Torino-Pinzolo Valrendena 13-0

Torino-Alcione 1-0

Torino-Cittadella 0-1

Burnley-Torino 0-1

Torino-Vado 3-1

Avellino-Torino 1-1 (2-4 dcr)

Nel complesso, non un ruolino di marcia esaltante, che ha comunque sottolineato un primo approccio buono per quanto riguarda la fase difensiva, ma forse qualche difficoltà di troppo davanti, se non si dà troppo peso al risultato tennistico della prima partita contro un avversario troppo inferiore.

A differenza della Juventus, l’estate granata ha portato con sé già anche la prima partita ufficiale della stagione: l’esordio in Coppa Italia. Già, la Coppa Italia, una competizione talvolta sottovalutata ma che può diventare – più sulla carta che non realmente, almeno se andiamo a vedere chi è arrivato in finale nelle ultime edizioni – un obiettivo proprio per chi in campionato può riscontrare qualche difficoltà di troppo ad arrivare tra le prime sette. Comunque, la “prima” della squadra di Abate nella competizione, per i trentaduesimi di finale, è andata in scena la sera di Ferragosto, contro la Carrarese, formazione di metà classifica di Serie B. La sfida è finita 1-0 per i piemontesi, con una zampata del Cholito Simeone. Una gara non indimenticabile per il Toro ma gestita piuttosto bene in una fase delicata della stagione, in cui le distanze sulla carta si possono assottigliare più facilmente sul campo.

E il mercato? Il nuovo (si fa per dire…) ds Petrachi ha portato alla corte di Abate il portiere Mascardi dallo Spezia (a titolo definitivo), i centrali Comuzzo dalla Fiorentina (in prestito) e Cömert, svincolato, proveniente dal Valencia, l’esterno difensivo Fortini, anche lui dalla Fiorentina in prestito, il centrocampista, centrale o mezz’ala, Fitz-Jim dall’Ajax, a titolo definitivo, e il trequartista o ala Oristanio, in prestito dal Venezia (ultima stagione al Parma). Tra i rientri dai prestiti, è stato tenuto in rosa e lanciato il talentuoso Cacciamani, esterno del 2007 proveniente, come il mister, dalla Juve Stabia, e al quale sembra essere affidata la fascia sinistra. Cosa manca? Ad oggi, dopo una lunga telenovela, non è ancora arrivato il portiere titolare: tutti gli indizi portavano a Perri, ma negli ultimi giorni c’è stato un rallentamento nelle trattative. Mascardi ha ben figurato nelle prime uscite, Paleari è un portiere affidabile e uomo squadra, ma la sensazione è che sul lungo periodo al Toro manchi un numero 1 di livello. Non c’è grande abbondanza sulla trequarti, ma diversi giocatori possono essere adattati efficacemente a giocare nei 2 dietro alla prima punta, tenendo fermo un probabile 3-4-2-1 come modulo di base, già visto in Coppa. Per quanto riguarda le cessioni, il Toro ha salutato quest’estate un centrale che componeva di frequente la linea a 3 di D’Aversa, ovvero Maripan, poi il centrale o terzino Walukiewicz, che è stato acquistato a titolo definitivo dal Sassuolo dopo una stagione positiva trascorsa con i neroverdi, il jolly Tameze e l’esterno Lazaro, due elementi di esperienza, e il terzino Dembélé, passato in prestito al Lecce. Tra Adams, Ilic, Aboukhlal, Ilkhan e Anjorin potrebbe uscire ancora qualcuno: sono nomi, ognuno a suo modo e per i suoi motivi, piuttosto pesanti, anche se Ilic, Aboukhlal e Anjorin, anche causa infortuni, sono stati poco impiegati l’anno scorso.

Nel complesso, gli acquisti hanno probabilmente migliorato per ora la squadra, al netto di eventuali altri movimenti nei prossimi giorni. La rosa sembra di buon livello, con anche tanto potenziale da esplorare vista la giovane età di molti interpreti. Come del resto quella di Abate. La sensazione è che questo Toro potrebbe avere una crescita esponenziale durante la stagione, ma all’inizio potrebbe metterci un po’ a trovare la quadra, dati i molti cambiamenti intervenuti tra campo e panchina. Ancora una volta l’obiettivo non può che essere quello di salvarsi con tranquillità, per poi capire se ci sono margini per tentare una rincorsa europea più avanti in stagione. Con la Coppa Italia sempre sullo sfondo…

L’esordio, come detto, sarà con il nuovo Milan di Amorim: parliamo di un avversario che probabilmente è uno dei maggiori punti di domanda della prossima serie A, anche per il passato del suo allenatore, leggendario a Lisbona ma deficitario (e testardo) a Manchester. Sicuramente una “prima” di livello per il Toro, che non partirà con il favore dei pronostici.

La Juventus: area tecnica rivoluzionata (tranne il mister) ma stessi obiettivi?

Dopo il mancato approdo in Champions a fine stagione scorsa, la Juve ha deciso di non cambiare in panchina: Spalletti è rimasto alla guida della Vecchia Signora. A cambiare sono stati i piani alti, anzi rivoluzionati: via il gruppo francese composto da Comolli e Modesto, dentro Carnevali (nuovo ad e dg) e Massara (nuovo capo dell’area tecnica). Come dire, è necessaria una sterzata nelle strategie e anche nei rapporti tra gruppo squadra e dirigenza.

Sul campo, la stagione bianconera ha preso il via il 13 luglio, ovviamente senza molti nazionali impegnati in America, con il “ritiro in casa” alla Continassa, durato fino al 31 luglio. Dal 2 agosto la tournée tra Cina e Australia, con rientro in Italia il 12 agosto. Dopo il torneo, i lavori sono dunque ripresi alla Continassa. Durante l’estate, la squadra dello “Spallettone” (come lo chiamò in una famosa intervista Mourinho) ha giocato sette amichevoli, complessivamente contro squadre di buon livello:

Basilea-Juventus 0-0

Standard Liegi-Juventus 0-1

Juventus-Nizza 2-0

Chelsea-Juventus 0-1

Inter-Juventus 2-1

Juventus-Palermo 2-0

Juventus-Juve Next Gen 2-0 (partita durata solo 45 minuti)

Un discreto precampionato che, al di là dei risultati, ha sottolineato una buona fase difensiva dei bianconeri, anche se le note più liete riguardano gli spunti per il recupero e il rilancio di tre giocatori potenzialmente importanti. Parliamo innanzitutto del centrocampista Douglas Luiz, elemento di assoluto valore che fino alla stagione 2023/24 faceva la differenza in Premier, ma che arrivato alla corte di Thiago Motta si è un po’ inspiegabilmente perso e da allora non sembrava essere tornato al livello precedente. In queste prime uscite si è affermato come un titolare del 4-2-3-1 disegnato da Spalletti: la concorrenza sarà folta, soprattutto con Thuram, ma anche con l’ottimo McKennie che insidia sia lui che i trequartisti per ciascuna posizione in pratica. La bravura dell’allenatore di Certaldo potrebbe comunque risultare provvidenziale per il brasiliano, e quindi anche per la Juventus. Poi dobbiamo menzionare Zhegrova: il funambolo kosovaro ha mostrato l’anno scorso lampi di gran classe ma…solo questo. Gol: zero. Assist: zero. In 27 presenze, seppure quasi tutte dalla panchina. In generale, è sembrato un giocatore di grande classe ma poco capace a finalizzare, oltre che fragile fisicamente. Nell’amichevole contro il Chelsea, tuttavia, il ragazzo ha pescato un jolly stupendo dal limite, trovando un gran gol che potrebbe dargli fiducia. Infine c’è il redivivo Milik: il polacco era tornato in campo nelle ultime giornate della scorsa Serie A e ora cerca il primo gol in una partita ufficiale dopo più di due anni, dopo aver gonfiato la rete contro il Palermo (era appena subentrato) e aver giocato da titolare più volte in questo precampionato.

Il mercato della Juventus è stato piuttosto attivo sia in entrata che in uscita, ma diverse trattative di cessione (ma forse anche qualche nuovo acquisto) si stanno ancora per concludere. I bianconeri hanno preso sinora il portiere Vicario, in prestito dal Tottenham, pronto a diventare il primo portiere dei bianconeri. In difesa sono arrivati il centrale mancino Lucumì, a titolo definitivo dal Bologna, il laterale o “braccetto” destro Celik, soffiato alla Roma, oltre al rientro dal prestito di Rugani dai viola. Douglas Luiz è stato finora l’unico volto “nuovo” del centrocampo, ma anche in questo caso si tratta di un rientro dal prestito, mentre i veri botti sono arrivati nel reparto offensivo: oltre al rientro di Nico Gonzalez, che rimane in uscita, il trio Carnevali-Massara-Ottolini ha deciso di investire sulla talentuosissima ala Alajbegovic, arrivato a titolo definitivo dal Bayer Leverkusen, e sui centravanti Kolo Muani (dal PSG) ed Ekhator (dal Genoa).

Sul fronte cessioni, si è chiusa nella tarda serata di ieri l’uscita di Di Gregorio (a proposito, decisamente una nota negativa dell’estate bianconera, con due errori nell’amichevole contro l’Inter e una fiducia ai minimi termini da parte dei tifosi) al Bournemouth, mentre Perin è ormai promesso sposo al Palermo. È pronta in porta dunque una vera e propria rivoluzione. Hanno salutato anche gli esterni Kostic, Joao Mario e Holm (quest’ultimo, tornato alla base a Bologna dopo il prestito), il trequartista Adzic e il centrocampista centrale Arthur (finalmente, dirà qualcuno, ma si tratta di un grande talento persosi per strada). Soprattutto, dopo diverse sessioni di tira e molla, è finita tra la Juventus e Dusan Vlahovic, che non ha rinnovato il contratto. Nel reparto offensivo, ha infine lasciato i bianconeri anche Openda, autentico floppone dell’annata scorsa.

Anche qui, la domanda, cosa manca ancora alla Juve? Sicuramente un secondo portiere se Perin, come sembra, finirà in rosanero. Oltre a questo, onestamente la rosa della Juve sembra già piuttosto lunga. Forse una pedina in difesa, soprattutto sugli esterni, potrebbe essere ancora utile, magari un giocatore in grado di ricoprire più ruoli. Qualcosa come detto potrebbe ancora muoversi in uscita soprattutto sul fronte Nico Gonzalez e David. Nel caso, potrebbe accendersi la trattativa per riportare in Italia Franck Kessié: il centrocampo della Juve numericamente è a posto, ma presenta qualche insidia, relativa all’affidabilità dei vari Koopmeiners, Thuram, D. Luiz e Miretti. Dei primi tre non si discutono comunque le doti di base, mentre Miretti ha ancora molto da dimostrare a questi livelli.

Nel complesso, la rosa potrebbe uscire da questo calciomercato rinforzata (urge capire la situazione portieri però, ancora non definita). Spalletti sembra poter disporre di una squadra ampia e dalle tante risorse, con diversi giocatori che devono ancora dimostrare tutte le loro potenzialità o che potranno esplodere definitivamente. C’è curiosità soprattutto per vedere all’opera un reparto offensivo davvero divertente, almeno a nomi. Spalletti poi sa come si vince.

La Juventus potrebbe riuscire quindi a tornare competitiva sia per lo scudetto in Italia, sia per arrivare in fondo in Europa League? Non facciamo pronostici, per il momento limitiamoci a dire che in campionato e in Coppa Italia la distanza dall’Inter sembra tutt’altro che colmata, ma i bianconeri se la possono giocare quantomeno con tutte le altre pretendenti. In Europa la squadra di Spalletti può stupire, ma le competizioni europee sono sempre difficili e piene di insidie. L’esordio a Frosinone potrà dare qualche indizio in più: l’avversario, sulla carta, non è la classica neopromossa contratta e con poca qualità, ma una squadra con elementi di buonissimo valore che ha operato un buon mercato e che possiede una fase offensiva potenzialmente prolifica.

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Quotidiano Piemontese

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