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Cadute, cazzotti, incendi: il pericolo è il loro lavoro "Ma non siamo dei pazzi"

  • Postato il 7 giugno 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 20 min di lettura
Cadute, cazzotti, incendi: il pericolo è il loro lavoro "Ma non siamo dei pazzi"
Cadute, cazzotti, incendi: il pericolo è il loro lavoro "Ma non siamo dei pazzi"

Gambe leggermente divaricate, in diagonale. Gomito sinistro piegato a fianco del busto e pronto ad accompagnare la torsione. Braccio destro che si deve distendere velocemente e mano chiusa che - al via va a colpire nel vuoto («Immagina di mirare un grande orecchio tipo quello di Topolino»), a pochi centimetri sulla sinistra del mento di chi c’è di fronte. «Hai capito tutto Ale? Ora vai senza paura che al resto, poi, ci pensa Jonny». E allora andiamo. Un respiro profondo, la voce fuori campo fa il conto alla rovescia - «Three, two, one: action»- e pum, parte il cazzotto mentre Jonny muove la testa in sincrono fingendo di accusare il contraccolpo e, con una mano - sul lato non visibile alla telecamera -, si dà una pacca sul petto per simulare il rumore del pugno. Poi una finta smorfia di dolore, il corpo che barcolla e la caduta laterale a peso morto. Sembra tutto maledettamente vero e, rivisto a video, è ancora più credibile (merito dell’effetto ottico della cinepresa) e incredibile (non c’è alcun contatto), ma è solo finzione. Benvenuti nel mondo degli stuntman, dove tutto è studiato, preparato, realizzato in sicurezza e dove anche le azioni più pericolose e violente sembrano reali.
Pur non essendolo (quasi) mai.

GLI ALLENAMENTI Qui, alla accademia “Stunt Gym” di Milano, si allenano veri atleti di ogni età (dai 18 ai 50 anni) capaci di esercizi incredibili ed evoluzioni strabilianti per show, spot, eventi e soprattutto film. Già, perché sono proprio gli stunt a fare le controfigure nel mondo del cinema prendendo fuoco, lanciandosi dai tetti o auto in corsa, cadendo dalle scale o picchiandosi al posto degli attori. Un lavoro fatto di passione e costanza nell’allenamento, nel quale si curano i dettagli di ogni azione e il controllo del proprio corpo. «Ci esercitiamo tutti i giorni con un riscaldamento, un pre-work out con esercizi di mobilità e allungamento - spiega Simone Belli, 38 anni, presidente dell’accademia e “stunt coordinator” più giovane d’Italia -, poi con un work out per gambe, addome, schiena e braccia, e infine con una serie di routine in base al lavoro che si sceglie di approfondire».

LE DISCIPLINE Sì, perché le discipline sono tantissime- 21 per l’Academy e 30 per l’University: vanno dal combattimento subacqueo alla guida sportiva, dal parkour all’acrobatica- e ognuno, pur sapendole fare tutte, ha la sua piccola specializzazione. «Io principalmente mi occupo di salti acrobatici - racconta Salvatore, 24 anni, originario di Pescara e stunt da cinque anni -. Le cadute si dividono in “low falls”, che sono quelle sotto i 9 metri, e le “high falls” dai 9 metri in su. Il mio massimo è da una piattaforma di 16 metri. Vuoi provare? Però prima ti devi riscaldare con me».
Allungamenti, stretching, flessioni: mentre tu soffri in silenzio, con il fiatone, vedi lui che si snoda in scioltezza sorridendo e chiacchierando. «Questi esercizi, oltre a preparare, servono anche ad avere il controllo di ogni singolo muscolo: se c’è da fingere di essere colpito da un proiettile sul petto destro, devi essere in grado di muovere solo quel muscolo per simulare il contraccolpo». Poi, dopo una breve lezione teorica per un salto base all’indietro, di schiena, sul materasso e qualche esercizio pratico («Il segreto è appoggiare le mani, alzare il bacino e tenere il mento attaccato il più possibile al petto»), gli altri stunt iniziano la routine con salti intermedi e avanzati. Il coordinator Simone, Vittoria (23 anni) e Mattia (26 anni) si esibiscono in piroette frontali, laterali, all’indietro che ad ogni «Three, two, one, action» vengono eseguite con precisione, eleganza ed efficacia. Tutto un lavoro quotidiano, questo, che poi permette di arrivare preparati sui set. «Io ho girato un film in Arabia in cui dovevo essere investito da una macchina lanciata a 30 km orari- spiega Salvatore - Mi hanno attaccato a una corda legata tra due palazzi e, quando l’auto era sotto di me, mi sono lasciato cadere sul parabrezza, rompendolo, e poi mi sono rotolato sul tetto. Le protezioni? Sotto il costume ne avevo una di una plastica che si irrigidisce, ma niente casco».
Film in Arabia, ma non solo. «Sul set di “The ritual killer” (con Morgan Freeman ndr), a Roma, ho interpretato un poliziotto sotto copertura che cadeva dalle scale di Piazza di Spagna, mentre in “Ferrari” facevo parte del pubblico travolto dalle auto. In quest’ultima pellicola avrò girato in tutto una decina di pose». Cioè le riprese sul set, dato importante per i pagamenti.

I GUADAGNI «C’è un contratto nazionale che regola gli stipendi - dice Simone Belli -: un coordinator prende 800 euro lordi a posa (è lui a scegliere lo stunt più adatto e a “inventare” la scena nei dettagli scrivendo le coreografie), un performer ne incassa 600, più vitto e alloggio ed eventuali maggiorazioni in base al rischio. Le cadute sono molto richieste. A Sanremo 2020 ho mandato uno dei miei ragazzi per sostituire Ghali che inciampava nelle scale e l’hanno pagato 800 euro perché c’erano più di 20 gradini, più altri 200 euro perché era tutto in diretta e doveva essere per forza “buona la prima”».
Salvatore, intanto, sorride e allunga una fotografia: è l’immagine di un uomo ricoperto completamente di fuoco. «Sono io durante uno spettacolo live. Il trucco? Si indossano una tuta ignifuga e, sopra, altre due tute sulle quali viene spalmato del gel speciale. Infine si mette il costume di scena. Ale, allungami la mano». Eccolo, il gel “miracoloso”. Simone, lo “stunt coordinator” lo spalma sulle dita, sul palmo e sul dorso.
«Hai un accendino? Sei pronto?». E, all’improvviso, la mano prende fuoco, senza alcun bruciore e senza nemmeno sentire calore.
«La particolarità di queste sostanze è che non producono fumo e basta soffiarefffffttttt - per spegnere la fiamma, visto? Non siamo dei folli, è tutto organizzato nei dettagli. La paura? Bisogna sempre averla e accettarla: il segreto è evitare che ti blocchi. È per questo che ci esercitiamo alle situazioni di grande stress». Incredibile. Poco più in là, in palestra, inizia l’allenamento sui combattimenti e Giovanni, detto Jonny, si riscalda al sacco. «Ho 24 anni, sono di Milano e faccio lo stunt da 4 anni. Le mie specializzazioni sono combattimento scenico e azione tattica armata».

COMBATTIMENTI Jonny, dopo i primi esercizi e una caduta dimostrativa senza materasso, direttamente sull’asfalto, si esibisce in una serie di combattimenti con Simone: calci, pugni, scontri e cadute. «Io sono stato sul set del film “Stolen girl” e in una scena ho lottato con Jordan Duvigneau: interpretavo una guardia albanese». Pellicole d’azione, ma anche sparatorie («La tattica militare prevede il maneggio delle armi da fuoco - precisa Simone Belli -. Le tre regole da seguire sono semplici: comportarsi come se l’arma fosse sempre carica, tenere il dito fuori dal grilletto e sparare sempre a lato della sagoma»), horror ed esibizioni come controfigura. «In “Play with me” facevo un mostro con la faccia da cinghiale - ricorda Jonny -.

Per “Striscia la notizia”, invece, lo scorso anno ho sostituito Gerry Scotti, dopo essere stato truccato con una calotta in testa per somigliargli, in una caduta dalle scale».
Quello degli stunt è un mondo prevalentemente maschile, ma ci sono anche donne appassionate alla professione. Come Chiara, 31 anni, moglie di Simone Belli. «Siamo le stunt woman e, legate qui all’accademia, siamo in 12 tra i 22 e 33 anni. Che differenza c’è tra noi e i ragazzi? In realtà nessuna, ci alleniamo esattamente come loro e con loro. A me piace alternare le discipline, un giorno faccio “combattimento scenico”, un altro “ocr” (è un addestramento militare ndr), un altro ancora “motocross” o “caduta dalle scale”. Come ho iniziato? Con le arti marziali e ginnastica artistica, poi ho interrotto l’attività sportiva per quasi 10 anni a causa di infortuni, ma grazie a “Stunt Gym” ho ricominciato ed eccomi qui».
Chiara, che è anche osteopata e massoterapista dell’accademia, un anno fa è diventata mamma di Jason, ma nemmeno la gravidanza l’ha fermata negli allenamenti: «No, no nessuna pausa: il giorno prima del parto ho frequentato un corso di pugilato».

STUNT IN ROSA Le donne, in realtà, sono molto ambite sui set. «Il mio primo film è stato “Stolen girl” nel 2023: ero un’impiegata che veniva aggredita da Scott Eastwood, abbiamo combattuto insieme.
Recentemente, invece, ho simulato un incidente d’auto nel film tv “Il mio nome è Carlo”: ero alla guida e ho dovuto fare una frenata davanti a un bambino di 6 anni. L’esperienza più grossa, però, è l‘horror “Play with me”, dove ho avuto la fortuna di eseguire diversi stunt: “combattimento scenico”, “cadute” e “rigging”, cioè sono stata appesa a un albero a testa in giù e calata come se fossi un animale posseduto». La palestra, nel frattempo, si riempie di bambini che fanno le lezioni di Stunt Kids & Young mentre Simone e alcuni altri suoi stunt si preparano per andare su un set. «Se vuoi vedere come è il lavoro pratico dopo tanti allenamenti, vieni con noi: stasera giriamo uno spot della “Mc Donald’s” sulla Darsena, qui a Milano». Il gruppo della “Stunt Gym”, sui Navigli, è di 12 persone: c’è Simone come “stunt coordinator”, un suo assistente e dieci “stunt performer” (tra moto d’acqua, flyboard e tricker a riva).

IL SET SULLA DARSENA «Dopo aver ideato e allestito le varie coreografie, ci siamo esercitati su un laghetto di Pavia per capire come muoverci e testare le distanze. Lo show inizia alle 21 ed è in presa diretta, durerà in tutto una mezzora», spiega Simone che poi chiama tutti i suoi ragazzi a raccolta per l’ultimo briefing mentre la Darsena di riempie di curiosi e l’atmosfera diventa elettrica. Vengono distribuite ricetrasmittenti, microfoni, fumogeni e poi gli stunt indossano i costumi di scena, si riscaldano, fanno il tradizionale portafortuna teatrale («Merda merda merda») e vanno in postazione.
Manca poco, l’adrenalina sale, l’attesa anche: non si può sbagliare. Quando è il momento di iniziare Simone - che non si separa mai dal suo amato cagnolino “Mr White” - si isola e, dando indicazioni a tutti in cuffia, gestisce ogni azione. Partono le moto d’acqua con evoluzioni e acrobazie, poi è il turno degli stunt che si esibiscono su una chiatta con giravolte e salti, finché arriva il pezzo forte: il “flyboard”. E, sulla Darsena magicamente illuminata a notte, decolla Cristiano (arrivato direttamente dalla Sardegna) che, con i piedi sorretti da due getti d’acqua, si alza fino a 15 metri d’altezza, fa capriole, rotazioni, cadute disegnando nell’aria artistici ghirigori con gli spruzzi. Ma questa volta, rispetto al cazzotto dato a Jonny, non c’è trucco né inganno: è davvero tutto maledettamente vero.

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Autore
Libero Quotidiano

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