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Cadillac tra luci e ombre: la prima stagione in F1 non è un flop totale, ma a sorpresa cambia il team principal

  • Postato il 12 agosto 2026
  • Di Virgilio.it
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Cadillac tra luci e ombre: la prima stagione in F1 non è un flop totale, ma a sorpresa cambia il team principal

Se guardiamo ai meri risultati sportivi, la prima stagione di Cadillac in F1 parrebbe un disastro visto che siamo a quota zero punti dopo che abbiamo scavallato metà campionato. Senza dimenticare i ben nove ritiri. Eppure la traversata nel deserto dell’undicesimo team che ha fatto il suo ingresso nella massima serie motorsportiva per monoposto al mondo quest’anno non è da considerarsi al momento un flop totale per una serie di fattori. Ma sta di fatto che serviva uno scossone, ed è arrivato: nel corso dell’attuale pausa estiva dal Mondiale è stato defenestrato il team principal Graeme Lowdon.

Chi è Marcin Budkowski, nuovo team principal Cadillac

Al suo posto arriva Marcin Budkowski. Classe 1977, origini polacche, ha poi proseguito studi e formazione in Francia laureandosi in ingegneria al Politecnico di Parigi. In seguito ha conseguito un master all’Imperial College di Londra ed è approdato nel motorsport agli inizi degli anni Duemila come esperto di aerodinamica, lavorando per il team Prost, poi per la Ferrari dal 2002 al 2007. Quindi passa alla McLaren, dove anche qui si occupa dell’aerodinamica, e nel 2014 viene nominato coordinatore tecnico e sportivo della F1 all’interno della FIA.

Il ruolo coperto nella massima Federazione Internazionale non gli impedì comunque in seguito di tornare tra i team, diventando direttore tecnico e poi executive director di Renault (poi Alpine). Dopo un periodo da analista tecnico per Viaplay dal 2023, Budkowski fa di nuovo il suo ingresso nel paddock dalla porta principale, prendendo il testimone del progetto Cadillac da Lowdon.

Perché la situazione di Cadillac è più complessa di quanto sembri

Quest’ultimo ha accompagnato la nascita di questo team sin dai suoi primi passi, diventandone poi team principal. Un cambio del genere a metà stagione di solito è spia di una situazione di grave crisi o incertezza all’interno di una scuderia (basti pensare allo scorso anno in Red Bull, con il licenziamento di Christian Horner).

In realtà la situazione di Cadillac è più complessa. Complessa, in senso negativo, certo nei numeri, sino a qui deludenti, ma anche per le difficoltà che un team che entra per la prima volta in una élite come la F1 deve affrontare. Da quando General Motors nel 2023 ha ufficializzato la volontà di entrare nel Mondiale con un proprio team a marchio Cadillac, prima con la collaborazione di Andretti e poi con TWG Global, la scuderia ha dato comunque prova di solidità operativa ed economica.

Non si tratta di un progetto frutto di velleità senza avere le spalle coperte, come è successo anche nel recente passato della F1. La vettura, la MAC-26 momento motorizzata Ferrari in attesa che la power unit di General Motors debutti nel 2029, ha rispettato le varie scadenze, presentandosi regolarmente agli shakedown e ai test di inizio stagione (a differenza di realtà di più lungo corso nell’ambiente, tipo la Williams che, in rapporto, sta vivendo una crisi più seria nonostante abbia incassato dei punti quest’anno. Per non parlare poi di Aston Martin, protagonista di una prima parte della stagione horror e che solo recentemente sta provando ad uscire dal suo cupio dissolvi).

Il cantiere Cadillac

Quello di Cadillac nel 2026 è insomma un cantiere, un laboratorio che serve a sviluppare non solo la vettura (che gode di puntuali aggiornamenti come le altre) ma il team stesso. Che si è affidato giocoforza a due piloti di grande esperienza per contribuire a rafforzare il capitale di conoscenze e di sviluppo, ovvero Valtteri Bottas e Sergio Perez. Quest’ultimo, al centro degli intrighi di mercato per il 2027, ha offerto risultati leggermente migliori del finlandese ex Mercedes, ottenendo il miglior exploit per la monoposto Cadillac ad oggi, ovvero l’undicesimo posto a Monaco (uno sforzo in più e sarebbe arrivato il primo storico punto per il team).

La vettura paga difetti di gioventù, che non solo solo prestazionali ma anche di affidabilità, come si evince dai citati nove ritiri (ma anche qui va peggio ad Aston Martin, che può contare su un cursus honorum di pregio nella F1 e la presenza di una istituzione ingegneristica quale è Adrian Newey). Ora però bisogna innestare un altro passo per la seconda metà della stagione, perché il credito concesso ad una squadra esordiente non è comunque infinito.

Autore
Virgilio.it

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