Bragagna in esclusiva: “C’è una cosa che mi impressiona di Doualla. Jacobs? Ecco come è rinato”. E svela la sorpresa agli Europei
- Postato il 7 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Franco Bragagna è la voce storica dell’atletica in Italia. I suoi racconti sono legati ai più grandi successi dello sport azzurro. Proprio nella giornata di ieri l’anniversario dell’oro della staffetta 4×100 maschile ai Giochi Olimpici di Tokyo, la sua voce narrante dell’evento è tornata a essere grande protagonista anche sui social. La nazionale azzurra sta vivendo un momento senza precedenti come dimostra la medaglia di bronzo conquistata da Kelly Doualla ai Mondiali Under 20 di Eugene. E in vista degli Europei (senior) di Birmingham non poteva essere che lui a tracciare un quadro della situazione.
Una medaglia che mancava da 30 anni e soprattutto la sensazione che per Kelly Doualla sia solo l’inizio. La giovanissima sprinter azzurra è una delle grandi promesse non solo dell’atletica italiana ma dello sport tricolore in generale. Ma cosa ti impressiona di più?
La facilità di corsa, soprattutto quella, una corsa di forza più che di agilità ma molto facile. Una naturalezza nel correre incredibile. Lei viene descritta da almeno tre anni come una predestinata, stiamo parlando di una 16enne, in un contesto di atleti che arrivano a 19, quasi a 20 anni. Lei in quella finale era la decisamente la più giovane, già questo dice molto. Quello che conta è lo sviluppo biologico e l’allenamento che è viene fatto sul campo. Conosco il suo allenatore, mi dice che fino all’anno scorso non facevano allenamenti pesanti, questo dice di un’ipotesi di crescita possibile. Ha uno sviluppo biologico che è superiore a una pari età però ha grande forza, grande capacità anche di lettura della competizione. Non ha mai dato l’impressione di soffrire l’appuntamento, sembra sempre riuscire a controllare le emozioni e la pressione.
5 anni fa la notte (doppia) di Tokyo. Un italiano in finale dei 100 metri è già un risultato straordinario ma quando arriva la medaglia d’oro è qualcosa di incredibile. Marcell Jacobs però è stato anche sul punto di ritirarsi. Cosa è cambiato nel giro di pochi mesi?
E’ tornato alle cose che faceva prima, ha la famiglia dall’altra parte dell’oceano con cui si sente tutti i giorni. Lui qui, non ha voluto avere trattamenti di favore, fa la vita da atleta professionista. Molto pane e salame, senza dover passare attraverso un gruppo ma insieme a un allenatore e amico come Camossi. E’ quella la differenza.
Ti ha sorpreso la sua rinascita?
E’ stata sorprendente. Il 9”67 in Austria anche con i quattro metri di vento alle spalle è qualcosa di mostruoso. Quei 4 metri non sono necessariamente la moltiplicazione di un vantaggio. Ma quell’impressione veniva anche dalle gare precedenti, la sensazione che sia tornato non troppo lontano da quello di 5 anni fa.
Jacobs, Diaz, Battocletti sono tra i nomi più attesi di questa Italia che si prepara agli Europei ma quale può essere la sorpresa.
Questa è una squadra pazzesca, fortissima, che può anche fare a meno di un fenomeno come Lorenzo Simonelli. I confronti con Roma 2024 non li faccio perché quella era una situazione particolare. Ci sono tanti bei personaggi. Mi aspetto una sorpresa dai 400 metri maschili forse proprio con Edoardo Scotti e soprattutto dalla 4×400 che fino a qualche mese fa sembrava in crisi e che invece nel corso della primavera e dell’estate ha scoperto qualche nome nuovo come Soudassi, ha trovato la crescita di Benati e mi aspetto molto anche da Luca Sito. E ovviamente non posso non citare la “mia” marcia. Oltre a Palmisano e Stano che ho l’impressione che stiano benissimo, abbiamo due giovani come Sofia Fiorini e Alexandrina Mihai che potrebbero essere due da tenere d’occhio.
Lorenzo Simonelli è il grande assente di questa spedizione italiana, cosa è successo da quell’oro agli Europei di Roma?
Prima di quegli Europei non si pensava potesse essere un atleta da finale olimpica, invece il risultato di Roma faceva pensare che potesse essere addirittura da medaglia a Parigi. Forse ha raggiunto il picco della sua condizione proprio all’Olimpico. Poi è successo qualcosa e non si riesce a incanalarlo nel verso giusto. Gli ostacoli sono una disciplina dove se non ci sono gli automatismi diventa tutto più difficile e poi ci si sono messi di mezzo anche gli infortuni.
Tamberi sta vivendo un momento difficile, cosa ti aspetti da lui e cosa può fare Matteo Sioli?
Non so ancora se Tamberi si presenterà ma a lui non serve neanche essere al 100% della condizione. Gimbo le gare le conosce e la sa lunga. E’ uno che più salti fa, più migliora. Controlla l’usura da impegno in gara meglio di chiunque altro e se poi innesca l’adrenalina. Io l’ho sempre definito un mezzofondista del salto in alto. In questo momento è una disciplina che non è al suo massimo storico. Due anni fa Sottile con 2,34 è rimasto fuori dal podio a Parigi, ora con quella misura, magari alla prima prova, si vince. E Sioli sembra essere maturo per salire ancora di più.
Tra i dubbi della nazionale azzurra c’è anche Mattia Furlani, cosa ti aspetti da lui?
Bisogna vedere come è la ripresa dall’infortunio, io sempre detto che Furlani è una meraviglia della natura ed è anche allenato molto bene con mamma Kathy che è molto misurata rispetto ad altri allenatori genitori ma tutto dipende che scorie ha lasciato quell’infortunio. Ha perso 20-25 giorni di allenamento. Farsi male seppur in maniera non grave in quella parte di stagione è complicato. Soprattutto in un momento in cui ci sono 3-4 atleti che stanno viaggiando su misure di eccellenza.