Bonus alle famiglie ed Ets, anatomia del decreto bollette
- Postato il 18 febbraio 2026
- Economia
- Di Formiche
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Dopo giorni di attesa, sia da parte dei consumatori, sia dei produttori di energia e non senza un certo nervosismo in Borsa, il decreto bollette che vale poco meno di 3 miliardi è realtà. Il Consiglio dei ministri, riunitosi poco dopo le 16, ha licenziato un testo limato fino all’ultimo dai tecnici del ministero dell’Ambiente. Pare, così raccontano ambienti vicini al dossier, che fino a poche ore prima dell’arrivo sul tavolo del governo del provvedimento, il decreto stesso fosse ancora un cantiere. Alla fine la quadra è stata trovata, anche se non è quella soluzione strutturale per un Paese che paga l’energia il 30% in più della media europea.
Si parte dal bonus per i nuclei vulnerabili. Il decreto vede aumentare dai 90 euro previsti in precedenza, a 115 euro la soglia dell’aiuto riconosciuto alle famiglie in disagio economico che ricevono già il bonus sociale con un Isee sotto i 9.796 euro, che possono arrivare a quasi 20mila nel caso di nuclei con quattro figli. Più complesso il capitolo imprese.
Qui il principale intervento ha riguardato la sterilizzazione dei costi legati Ets, il sistema di tassazione europeo per chi emette C02 (qui l’intervista al presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli). Il provvedimento licenziato dal governo propone di rivedere il meccanismo che forma il prezzo sul mercato all’ingrosso, scorporando i costi di trasmissione e le tasse per le emissioni di anidride carbonica. Sul prezzo unico nazionale (Pun), che nelle prime due settimane di febbraio oscillava intorno ai 120 euro al megawattora, gli Ets pesavano infatti per circa 30 euro.
Ebbene, adesso si punta a modificare il sistema per cui i produttori di energia termica aggiungono il costo degli Ets nel prezzo a cui offrono la loro energia in Borsa. A partire dal prossimo anno tale somma non entrerebbe più nel calcolo del prezzo della materia prima, riducendo così il prezzo del gas, ma verrebbe scaricata direttamente in bolletta. I produttori, da parte loro, hanno lamentato più volte che in questo modo l’energia termoelettrica rischia di diventare più competitiva di quella prodotta da fonti pulite, aumentando i costi degli Ets, pagati direttamente dai consumatori. Inoltre, queste tasse sono comuni a tutte le aziende europee che emettono CO2, dunque per questa misura sarà necessario il via libera di Bruxelles.
Non è tutto. Nel provvedimento ha trovato poi spazio un alleggerimento dei cosiddetti oneri generali di sistema, una voce della bolletta della luce che pesa per circa il 10% sul totale. Gli oneri includono i sostegni alle rinnovabili, resi necessari in passato per coprire parte degli investimenti delle nuove tecnologie, e per la cogenerazione. Nel primo caso si tratta di misure volontarie: una riduzione parziale degli incentivi a favore del produttore, che in cambio ottiene un periodo più lungo di incentivazione.
Per il consumatore, il peso dei sussidi non viene cancellato, ma diluito nel tempo. Ancora, sempre per ridurre il prezzo del gas, che in Italia comprende ancora una grossa fetta della produzione di energia elettrica, dal momento che spesso è il metano a dettare il costo dell’energia, il governo mira ad assottigliare, anche utilizzando parte delle scorte strategiche, ovvero circa 2 miliardi di metri cubi di gas immagazzinati da Snam e dal Gse (Gestore dei servizi energetici), la differenza tra il più alto prezzo sul mercato italiano all’ingrosso (il Psv) e quello che si forma sul mercato europeo di riferimento, il Ttf di Amsterdam.