Bollette elettriche, perché in Spagna sono più basse che in Italia: è il frutto della scommessa (vinta) sulle rinnovabili
- Postato il 1 aprile 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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La forte dipendenza dal gas naturale dell’Italia pesa due volte sulla bolletta elettrica. E, insieme alla componente fiscale (leggi l’approfondimento), l’appesantisce rispetto a quelle di altri Paesi europei, Spagna in primis. Un divario che espone l’Italia anche in tempi ‘di pace’. Perché è vero che il gas, quasi interamente importato dall’estero, rende il prezzo finale dell’energia molto sensibile alle oscillazioni del mercato, in periodi di incertezza geopolitica. L’altro fardello, però, l’Italia se lo porta sempre dietro (a prescindere dai conflitti nel mondo o dalle minacce commerciali) e riguarda il mix energetico e la formazione del Prezzo unico nazionale, ossia il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’energia elettrica acquistata sulla borsa elettrica italiana (Ipex). Nei paesi europei, il Pun si forma attraverso il meccanismo del ‘Sistema del prezzo marginale’. In soldoni: il prezzo pagato ai produttori è legato all’ultima fonte di energia necessaria a coprire la domanda (sovente il carbone o il gas, in Italia il secondo). Quindi le più costose, che fissano il prezzo di mercato.
Perché in Italia il prezzo dell’elettricità è più alto
A stabilire il Prezzo unico nazionale è il Gestore dei mercati energetici (Gme), che si trova esattamente tra l’offerta – rappresentata dai produttori di energia elettrica (da solare, eolico, idroelettrico, gas, petrolio e carbone) – e domanda, ossia i consumatori di questa energia. Funziona così: il gestore raccoglie l’energia che serve al Paese dai produttori che, ogni giorno, fanno le loro offerte sul cosiddetto Mercato del giorno prima e le raccoglie, iniziando da quelli che hanno dichiarato il prezzo più basso (ossia i produttori di energie rinnovabili). Poi passa a quelli che hanno dichiarato il prezzo più alto, ma la cui energia sarà necessaria a coprire completamente il fabbisogno nazionale. Tra questi, spesso ci sono i produttori di energia dalle centrali a gas: devono acquistare la materia prima al prezzo del mercato corrente e questo influisce sui costi di produzione. Ed è qui che entra in gioco il ‘prezzo marginale’.
In Europa, infatti, il prezzo finale viene stabilito proprio a partire dall’ultima offerta accertata, necessaria per coprire totalmente la domanda (la cosiddetta ‘offerta marginale’) che, però, è anche la più cara. Quella fissa il prezzo a cui saranno pagati tutti i produttori (per intenderci, anche quelli che producono le rinnovabili). Sembra un controsenso, ma in realtà questo sistema era stato introdotto in Europa proprio per incentivare la produzione di energie rinnovabili. E, altrove, ha pure funzionato. Solo che in Italia la fonte dell’offerta ‘marginale’ necessaria a colmare il fabbisogno energetico nazionale, è più spesso il gas. In Spagna, sono le rinnovabili. E questo ha fornito e continua a fornire un vantaggio. Nel 2023, inoltre, la Commissione Ue ha autorizzato per Spagna e Portogallo un’eccezione, permettendo di imporre per due anni un tetto al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità. Certamente un ulteriore vantaggio che ha consentito alla penisola iberica di arrivare ad abbassare i prezzi all’ingrosso, rispetto alla media europea, del 32% nei primi mesi del 2025. L’Italia, invece, è rimasta totalmente ancorata al suo mix energetico, con quasi il 45% dell’energia elettrica prodotta da impianti a gas (contro il 17% della Spagna) e, quindi, prezzi legati indissolubilmente a questo combustibile.
La lezione della Spagna
Lo sa bene il premier, Pedro Sánchez che, a margine del Consiglio europeo del 19 marzo, criticando i governi dell’Unione che stanno “utilizzando questa crisi (dovuta al conflitto in Medio Oriente, ndr) per minare le politiche sul clima”, ha sottolineato proprio il divario dei prezzi dell’energia tra Spagna e altri Paesi, come Italia, Germania e Francia, attribuendo questo gap al fatto che “oggi le rinnovabili rappresentano quasi il 60% della generazione di energia elettrica” in Spagna. E facendo notare che, pochi giorni prima, i prezzi “si attestavano intorno ai 14 euro per megawattora” mentre in Italia, Germania e Francia, i prezzi erano superiori ai 100 euro per megawattora. Tra l’altro, la bolletta elettrica non è composta solo dalle voci che dipendono dal fornitore e dal mercato relative all’approvvigionamento dell’energia, ma anche dalle tariffe del regolatore e dalla componente fiscale stabilita dal governo di cui fanno parte gli oneri di sistema. Che, per inciso, in Italia sono tre volte più salati rispetto a quelli spagnoli. “Credo che la Spagna possa fornire buoni esempi di come la transizione energetica e la scommessa sulle rinnovabili – ha detto Sánchez – stia permettendo ai nostri cittadini, alle nostre industrie e alle nostre imprese di subire meno l’impatto dei prezzi del gas”.
Il confronto tra Italia e Spagna
Non è andata sempre così. Come ricostruito in un report di Ember, fino alla prima metà del 2019, la Spagna aveva alcuni dei prezzi dell’elettricità più costosi in tutta l’Unione europea. Tuttora è in terzo Paese del continente (dopo l’Italia e la Germania) per capacità dei suoi impianti a gas, a quota 28 gigawatt. Eppure, al contrario di quanto accaduto in Italia, dove le rinnovabili continuano a incontrare molti ostacoli, la crescita del solare e dell’eolico ha consentito la copertura nelle ore centrali della giornata, quando la generazione solare raggiunge il massimo della produzione e nelle notti ventose, quando sono le pale eoliche a fornire energie. Così la Spagna ha ridotto l’influenza dei più costosi impianti fossili sul prezzo dell’elettricità: dal 75% delle ore nella prima metà del 2019 al 19% nello stesso periodo del 2025. Nello stesso periodo l’Italia è passata dal 74% al 64%. Per quanto riguarda il prezzo medio orario dell’elettricità, invece, la Spagna è passata da 44 (nel 2019) a 62 euro a megawattora nella prima metà del 2025 (inferiore al costo di generazione di elettricità da gas, in media a 111 euro a megawattora). E l’Italia? Il confronto è impietoso: da 55 a 127 euro a megawattora. In una più recente analisi, Ember sottolinea come in Spagna, dall’inizio del 2026, il gas ha influenzato il prezzo dell’elettricità solo nel 15% delle ore, rispetto all’89% dell’Italia. Madrid ha realizzato, insomma, il cosiddetto disaccoppiamento. “La Spagna dimostra che la dipendenza dal gas non è un destino inevitabile. Mentre i prezzi del gas sono esplosi del 50%, i consumatori spagnoli potranno essere in gran parte protetti grazie al disaccoppiamento strutturale tra gas ed elettricità raggiunto con la crescita massiccia di eolico e solare. In Italia – ha spiegato Beatrice Petrovich, analista senior di Ember, commentando i dati – dove il gas determina il prezzo dell’elettricità nell’89% delle ore e l’accelerazione sulle rinnovabili è stata più lenta, l’impatto potrà essere ben più pesante. La differenza non è geografica, è politica”.
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