Biennale di Venezia 2026: le date e la mappa delle location in cui l’arte incanta la Laguna
- Postato il 5 maggio 2026
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- Di SiViaggia.it
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La Biennale d’Arte di Venezia 2026 trasforma la città lagunare in un museo diffuso a cielo aperto. Tra musei, palazzi storici, fondazioni e spazi indipendenti, l’arte contemporanea invade ogni angolo della città in uno degli appuntamenti culturali più rilevanti del panorama internazionale: 99 padiglioni nazionali, 31 eventi collaterali e 7 Paesi al debutto assoluto (Guinea, Guinea Equatoriale, Nauru, Qatar, Sierra Leone, Somalia e Vietnam) sono distribuiti tra i Giardini, l’Arsenale e tantissime altre sedi in città.
Ecco una mappa delle sedi e dei progetti in programma quest’anno e come parteciparvi.
Date e tema
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia inizia il 9 maggio 2026 (con una pre apertura per la stampa il 6, 7 e 8 maggio) è si chiude domenica 22 novembre.
Il titolo è In Minor Keys, il progetto postumo di Koyo Kouoh (venuta a mancare a maggio 2025), la prima curatrice africana nella storia della Biennale Arte. La Biennale è stata organizzata nel rispetto della sua visione.
Il tema parte da un’idea semplice ma precisa: spostare lo sguardo verso ciò che di solito resta in secondo piano. In Minor Keys richiama le tonalità minori della musica, legate a malinconia, profondità e introspezione, e le traduce in un approccio curatoriale. Qui l’arte invita a uscire dalla logica dello spettacolo per entrare in una dimensione più raccolta, dove contano le sfumature, le narrazioni marginali e le esperienze intime.
In tutto sono 111 gli artisti, provenienti da cinque continenti.
La novità inaspettata
La Biennale di Venezia 2026 dedicata all’arte contemporanea si apre con una novità inattesa: a pochi giorni dall’inaugurazione, la giuria internazionale si è dimessa dopo le tensioni legate alla partecipazione di Russia e Israele. Il risultato è un cambio di rotta netto: i premi li decide il pubblico e nascono i “Leoni dei Visitatori”, uno per il miglior partecipante della mostra In Minor Keys e uno per la migliore partecipazione nazionale.
Si vota dal 9 maggio al 22 novembre, con risultati annunciati a fine mostra. Possono partecipare solo i visitatori con biglietto che abbiano visitato sia Giardini sia Arsenale, esprimendo un solo voto per ciascun premio.

I Giardini della Biennale di Venezia
I Giardini della Biennale ospitano 29 padiglioni nazionali permanenti, costruiti a partire dal 1907 e firmati in alcuni casi da architetti di fama mondiale come Alvar Aalto (Finlandia), Carlo Scarpa (Venezuela), Gerrit Rietveld (Paesi Bassi) e Josef Hoffmann (Austria). In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte In Minor Keys, i padiglioni diventano una mappa corale di temi che attraversano identità, memoria e trasformazione, con installazioni che vanno dalla performance alla scultura, fino a dispositivi immersivi e pratiche sonore.
Si passa dall’Australia di Khaled Sabsabi con il viaggio mistico de “The Conference of the Birds”, e poi dall’Austria di Florentina Holzinger con “Seaworld Venice”, dove miti marini e futuro della laguna si intrecciano in installazioni e azioni site-specific.
Il Belgio di Miet Warlop trasforma il padiglione in una performance corale con gesso, musica e partecipazione del pubblico, mentre il Brasile di Paulino e Varejão affronta la memoria coloniale attraverso tessuti e ceramiche “ferite”. Il Canada di Abbas Akhavan ricostruisce rovine culturali tra guerra e natura, e la Corea del Sud di Goen Choi e Hyeree Ro lavora su migrazione e identità tra materiali industriali e linguaggi ibridi.
Accanto a queste, la Finlandia di Jenna Sutela dà vita a ecosistemi viventi tra biologia e tecnologia, mentre la Francia di Yto Barrada trasforma il padiglione in un giardino politico di piante e contro-narrazioni. Germania, Regno Unito e Grecia chiudono il cerchio con rovine, archivi e realtà distorte: dai sistemi del potere di Naumann e Sung Tieu, alle storie rimosse di Lubaina Himid, fino all’“escape room” filosofica di Angelidakis.
Ecco i Paesi da non perdere ai Giardini della Biennale di Venezia e cosa offrono:
- Australia: conference of one’s self;
- Austria: Seaworld Venice;
- Belgio: It Never Ssst;
- Brasile: Comigo ninguém pode;
- Canada: Abbas Akhavan: Entre chien et loup;
- Repubblica Ceca e Slovacca: The Silence of the Mole;
- Danimarca: Things to Come;
- Egitto: Silence Pavilion: Between the Tangible and the Intangible;
- Finlandia: Aeolian Suite;
- Francia: Comme Saturne;
- Germania: Ruin;
- Regno Unito: Predicting History: Testing Translation;
- Grecia: Escape Room;
- Ungheria: Pneuma Cosmic;
- Giappone: Grass Babies, Moon Babies;
- Corea del Sud: Liberation Space: Fortress/Nest;
- Paesi Bassi: The Fortress;
- Paesi Nordici: How Many Angels Can Dance on the Head of a Pin?;
- Polonia: Liquid Tongues;
- Qatar: Untitled (a gathering of remarkable people);
- Romania: Black Seas – Scores for the Sonic Eye;
- Russia: The tree is rooted in the sky;
- Serbia: Through Golgotha to Resurrection;
- Spagna: Los Restos;
- Svizzera: The Unfinished Business of Living Together;
- Uruguay: Antifragile;
- Stati Uniti: Call Me the Breeze.
L’Arsenale
All’Arsenale, l’Italia è il punto di riferimento naturale del percorso: tra le Corderie e le Artiglierie, lo spazio industriale diventa un atlante di storie provenienti da tutto il mondo. Qui, il padiglione italiano con Chiara Camoni (Con te con tutto) trasforma la ceramica in un gesto collettivo e domestico, costruito con materiali raccolti e lavorazioni condivise in Toscana.
Accanto, l’Arabia Saudita di Dana Awartani ricostruisce con tecniche artigianali le geometrie distrutte della Grande Moschea di Aleppo, mentre l’Israele di Belu-Simion Fainaru traduce il trauma storico in una pioggia di gocce d’acqua nera ispirate a Paul Celan.
Il paesaggio poi si allarga: l’Argentina di Matías Duville invita il pubblico a camminare su un disegno di sale e carbone che si consuma passo dopo passo, il Cile trasforma un fiume in crisi in una narrazione sonora su migrazioni e fake news, e le Filippine raccontano la vita invisibile dei marinai come infrastruttura emotiva del commercio globale.
Ecco i padiglioni da non perdere all’Arsenale:
- Albania: A Place in the Sun;
- Argentina: Monitor Yin Yang;
- Cile: Inter-Reality;
- Cina: Dream Stream;
- India: Geographies of Distance: remembering home;
- Irlanda: Dreamshook;
- Israele: Rose of Nothingness;
- Italia: With You with Everything;
- Lettonia: Untamed Assembly: Backstage of Utopia;
- Libano: Don’t Get Me Wrong;
- Lussemburgo: La Merde;
- Malta: No Need To Sparkle; Experiments in Love and Revolution;
- Messico: Actos invisibles para sostener el universo;
- Marocco: Asǝṭṭa;
- Oman: Zīnah (Adornment);
- Panama: Tropical Hyperstition;
- Perù: Sara Flores. From Other Worlds;
- Filippine: Sea of Love / Dagat ng Pag-ibig;
- Arabia Saudita: May your tears never dry, you who weep over stones;
- Singapore: A Pause;
- Slovenia: Soundtrack for an Invisible House;
- Timor Est: Across Words;
- Turchia: A Kiss on the Eyes;
- Ucraina: Security Guarantees;
- Emirati Arabi Uniti: Washwasha;
- Uzbekistan: The Aural Sea.
I padiglioni nel resto della città
La mappa dei padiglioni diffusi nella città si allarga oltre Giardini e Arsenale, trasformando Venezia in un museo a cielo aperto diffuso. Ogni luogo trasformato in spazio espositivo offre l’occasione perfetta per scoprire luoghi insoliti della città lagunare, meno battuti dal turismo di massa, tra calli, chiese antiche e palazzi storici.
Tra i debutti alla Biennale spicca l’Ecuador, dove il collettivo Tawna e Oscar Santillán costruisce un ponte tra cosmologie amazzoniche e tecnologie contemporanee, mentre El Salvador trasforma Palazzo Mora in una mappa emotiva della migrazione, con sculture che incorporano QR code come tracce di voci sfollate.
Più a nord, la Slovenia rilegge una moschea dimenticata dell’Impero austro-ungarico come spazio sonoro di rovine e imperi, mentre il Pakistan ricuce il Punjab attraverso ricami e fotografie, ribaltando il confine tra arte e artigianato. Nel frattempo il Kosovo porta una pittura monumentale sull’attesa come condizione politica, e la Lituania trasforma teorie archeologiche in un rituale coreografico tra corpi e paesaggio.
Accanto a queste presenze, lo Zimbabwe racconta la trasformazione come sopravvivenza, ed Ecuador e Bahamas intrecciano memorie coloniali, collaborazioni postume e pratiche di riuso.
Sono tantissime le iniziative sparse per la città, noi le abbiamo suddivise per sestieri per orientarsi al meglio in questo intricato mondo artistico a cielo aperto.
Castello
- Armenia: The Studio – Tesa 41, Arsenale Militare / Fondamenta Case Nuove 2738/C;
- Azerbaijan: The Attention – Campo della Tana, Castello 2124/A – 2125;
- Croazia: Compelled by Fright and Beauty – Palazzo Zorzi;
- Cuba: Hombres Libres / Free Men – Il Giardino Bianco – Art Space, Castello 1814;
- Cipro: It Rests to the Bones – Associazione Culturale Spiazzi, Castello 3865;
- Ecuador: TAWNA & Oscar – Castello 1636/A;
- Estonia: The House of Leaking Sky – Calle San Domenico 1285;
- Etiopia: Shapes of Silence – Palazzo Bollani, Castello 3647;
- Kosovo: Hard Teeth – Chiesa di Santa Maria del Pianto;
- Santa Sede: The Ear is the Eye of the Soul – Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Castello 450 (+ Cannaregio);
- Islanda: Pocket Universe – Docks Cantieri Cucchini, San Pietro di Castello;
- Kazakhstan: Qoñyr: The Archive of Silence – Museo Storico Navale, Castello 2148;
- Lituania: animism sings anarchy – Fucina del Futuro, Castello 5063/B;
- Mongolia: Entanglements: Connectivities Across Borders – Squero Castello, Salizada Streta 368;
- Montenegro: Out of Blue, I Swept Away – Artenova, Castello 5063;
- Nauru: AIM Inundated: Imagining Life After Land – Spazio Castello 3683;
- Nuova Zelanda: Taharaki Skyside – Santa Maria della Pietà, Castello 3702;
- Macedonia del Nord: Pietà in the Emergency Blankets – Ex Cappella Buon Pastore, Castello 77;
- San Marino: Sea of Sound – Tana Art Space, Castello 2111;
- Senegal: WURUS – What the Earth Provides Us With – Palazzo Navagero, Castello 4145;
- Somalia: Saddexleey – Palazzo Caboto, Castello 1645;
- Zimbabwe: Second Nature | Manyonga – Santa Maria della Pietà, Castello 3701.
Cannaregio
- El Salvador: Cartographies of the Displaced – Palazzo Mora, Cannaregio 3659;
- Guinea Equatoriale: The Forest / The Undergrowth – Palazzo Donà dalle Rose, Cannaregio 5038 / 5101;
- Grenada: The Poetics of Correspondence – Spazio Berlendis, Cannaregio 6301/A;
- Guatemala: Las Invisibles – Spazio Berlendis, Cannaregio 6301;
- Haiti: Yelena’s Garden, 2025–2026 – Palazzo Albrizzi-Capello, Cannaregio 4118;
- Santa Sede: The Ear is the Eye of the Soul – Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi (+ Castello);
- Indonesia: Printing the Unprinted – Scuola Internazionale di Grafica, Cannaregio 1798;
- Kirghizistan: Belek – Ex Chiesa di Santa Caterina, Cannaregio 4941;
- Moldavia: On the Thousand and Second Night – Spazio Santa Veneranda;
- Repubblica Democratica del Congo: Simba Moto! Seize the Fire! – Scuola Grande di San Marco;
- Romania: Black Seas – Scores for the Sonic Eye – Cannaregio 2214 (+ altra sede);
- Tanzania: Minor Frequencies: The Inner Life of a Nation – Cannaregio 4998-5001/A + 3218/A.

Dorsoduro
- Bahamas: In Another Man’s Yard: John Beadle, Lavar Munroe, and the Spirit of (Posthumous) Collaboration – Dorsoduro 947;
- Camerun: NZƎNDA – Palazzo Canal, Dorsoduro 3121;
- Georgia: Modern Argonauts – Georgian Crossroads – Calle Lunga San Barnaba 2691;
- Pakistan: Punj•AB – A Sublime Terrain – Ex Farmacia Solveni, Dorsoduro 993-994;
- Sierra Leone: Mondi Presenti / Worlds of Today – Liceo Guggenheim, Dorsoduro 2613;
- Siria: The Tower Tomb of Palmira – IUAV – Cotonificio, Dorsoduro 2196.
San Marco
- Bosnia-Erzegovina: Domus Diasporica – Palazzo Malipiero, San Marco 3198;
- Vietnam: Viet Nam: Art in the Global Flow – Ca’ Faccanon, San Marco 5016.
San Polo
- Portogallo: RedSkyFalls – Fondaco Marcello (area Rialto).
Biglietti e info utili
Le esposizioni sono fruibili dal martedì alla domenica, mentre restano chiuse il lunedì (ma fanno eccezione lunedì 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre). Si seguono i seguenti orari:
- Orario estivo: 11:00 – 19:00 (dal 9 maggio al 27 settembre – ultimo ingresso 18:45);
- Fino al 26 settembre, solo sede Arsenale: venerdì e sabato apertura prolungata fino alle ore 20:00 (ultimo ingresso ore 19:45);
- Orario autunnale: 10:00 – 18:00 (dal 29 settembre al 22 novembre – ultimo ingresso 17:45).
I biglietti, acquistabili sul sito ufficiale della Biennale di Venezia, costano: 30 euro intero, 20 euro ridotto (over 65 e residenti comune di Venezia) e 16 euro per studenti e/o under 26. Ci sono ulteriori riduzioni e condizioni speciali per persone con disabilità, gruppi e gite scolastiche.
Le sedi espositive principali si raggiungono da Piazzale Roma o dalla Ferrovia di Venezia con il vaporetto: per l’Arsenale si possono prendere le linee ACTV 1 e 4.1; per i Giardini linee ACTV 1, 2, 4.1, 5.1, (6 solo da Piazzale Roma).