Berrettini promette battaglia e punta a...Sinner: "Roma è speciale, dopo Cagliari mi sento finalmente bene"
- Postato il 5 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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Dici Roma e pensi a Matteo Berrettini. Che non è quel tipo di giocatore che sul rosso ti fa impazzire, ma che quando varca i cancelli del Foro Italico in qualche modo sente qualcosa di speciale nell’aria. E dopo due annate maledette, segnate da problemi fisici che ne hanno fortemente minato le ambizioni di fare strada nel torneo “di casa”, si ripresenta alla porta con tutte le intenzioni di stupire e di sorprendere più di quanto non abbia fatto nel recente passato. “Cagliari mi ha riacceso qualcosa, e sento che quella che mi attende potrebbe essere una settimana veramente piena di buoni propositi”, fa sapere l’attuale numero 100 del ranking ATP
- La suggestione derby con Sinner: "Lui è veramente speciale"
- La condizione che torna, la voglia di giocare libero
- La "carezza" al fratello Jacopo e l'auspicio di star bene a lungo
La suggestione derby con Sinner: “Lui è veramente speciale”
L’ultima volta che Berrettini ha giocato a Roma con una classifica simile era il 2018, costretto a cedere il passo al secondo turno ad Alexander Zverev. Che all’epoca era numero 3 e lo è anche oggi, di fatto però a Roma numero 2 perché non c’è Alcaraz, e dunque è lui la seconda migliore testa di serie.
Difficile però che possano ritrovarsi l’uno contro l’altro: Berrettini è stato sorteggiato nella parte alta del tabellone, quella presidiata da Jannik Sinner, col quale potrebbe ritrovarsi a giocare al terzo turno qualora dovesse battere Popyrin al debutto e poi Mensik al secondo. “Sarebbe veramente bello poter giocare con Jannik qui al Foro.
Nel 2019, la prima volta che ci allenammo insieme a Montecarlo, compresi subito quanto sarebbe potuto diventare forte e lo dissi a Vincenzo Santopadre, all’epoca mio coach. Lui in questo momento ha qualcosa in più nella testa e lo dimostra partita dopo partita. Soprattutto riesce a gestire tutto il carico di attese in modo veramente incredibile. La dedizione e la forza che ha di andare avanti sono incredibili”.
La condizione che torna, la voglia di giocare libero
A Cagliari, in un Challenger mascherato (almeno) da 250, Berrettini s’è fermato nei quarti contro Hurkacz. Ma giura di aver riacceso i motori nel modo giusto dopo che a Madrid la fatica gli aveva presentato il conto. “Si, a Cagliari mi sono sentito veramente meglio e adesso mi sento ancora più in palla. Chiaro che Roma per me ha un valore particolare: c’è tanto affetto e com’è giusto che sia c’è tanta voglia di far bene. È bello essere di nuovo qui a godermi queste belle sensazioni.
Essere a Roma non sarà mai un peso e, qualora dovesse diventarlo, allora significherebbe che è giunta l’ora di dire basta. Fossi andato a giocare un Masters 1000 da un’altra parte, magari non avrei avuto tutta questa energia e nemmeno le giuste motivazioni, ma qui al Foro ci tengo veramente tanto a far bene e sono sicuro che il livello di gioco che ci sto mettendo alla lunga pagherà”.
Un atteggiamento più maturo e consapevole, ma senza aspettative tangibili. “Però è quello che mi consentirà di giocare ancora a lungo, o almeno così spero. Il vecchio modo di affrontare il tennis mi stava portando su una strada malsana sia dal punto di vista fisico che mentale”. Porta un esempio che vale per tutti: “Quando Ljubicic era il mio manager prima di un quarto turno a Wimbledon mi disse che “quando vincerai il torneo nel discorso dovrai dire che ti avevano messo sul campo 12”. Pensai che fosse matto, ma la verità è che ogni giorno era una partita conquistata, mai vinta in anticipo. E forse quel carico di attese mi ha un po’ fregato”.
La “carezza” al fratello Jacopo e l’auspicio di star bene a lungo
Berrettini non ha nostalgia dei bei tempi andati, ma sa che la spensieratezza può diventare un’alleata sicura nel percorso di risalita nei piani alti del ranking. “Vorrei recuperare l’istinto che avevo in gioventù, perché in questo mondo del tennis oggi mi sento un po’ anziano. E sto cercando di essere più istintivo”.
Poi una carezza al fratello Jacopo: “Giochiamo in circuiti diversi, ma quando possiamo stiamo sempre assieme e se non ci fosse stato lui l’anno scorso, dopo il ritiro nella partita con Ruud, chissà quanto avrei impiegato a venir via dalla camera… è un riferimento troppo importante per me, perché abbiamo un rapporto che va al di là dell’amicizia o del legame che c’è tra fratelli”.
Insomma, un Matteo carico al punto giusto. “Datemi 3-4 partite senza acciacchi o fastidi e vedrete che tornerò quello che voglio essere e che tutti vorrebbero che fossi”. Roma, non fa la stupida sta settimana…