Benzina oltre i 2 euro, torna il rebus degli aiuti
- Postato il 14 settembre 2026
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- Di Virgilio.it
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Un rincaro, l’ennesimo delle ultime settimane, si è abbattuto su benzina e gasolio. Sulla rete italiana, sabato 12 settembre, il self service ha raggiunto 2,100 euro al litro per la benzina e 2,208 euro per il diesel, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio prezzi del Mimit.
La differenza appare piccola presa nell’arco di una sola giornata, ma il conto cresce rapidamente nel caso dei conducenti abituati a percorrere molti chilometri e costretti a fermarsi spesso alla pompa: nel giro di pochi rifornimenti, anche variazioni di pochi centesimi finiscono per pesare sulla spesa complessiva. Il giorno precedente alla pompa si spendeva qualcosa in meno, con una media nazionale di 2,086 euro per la benzina e 2,193 euro per il gasolio, entrambi aumentati nell’arco di ventiquattr’ore.
Quanto costa fare il pieno
Tradotti sul classico rifornimento da 50 litri, i prezzi medi del 12 settembre equivalgono a 105 euro per un’auto a benzina e 110,40 euro per una diesel: rispetto al giorno precedente la spesa cresce di 70 centesimi nel primo caso e 75 nel secondo. Sulle autostrade si spendono 2,192 euro per un litro di benzina self, sedici millesimi in più rispetto ai 2,176 euro rilevati venerdì. Preso un serbatoio da 50 litri come riferimento, sabato per riempirlo occorrevano 109,60 euro.
Nemmeno il diesel concede tregua a chi viaggia in autostrada, dove sabato i distributori lo vendevano in media a 2,285 euro al litro, il giorno precedente il dato si fermava a 2,268. Con 50 litri nel serbatoio si lasciano alla pompa 114,25 euro, sulla viabilità ordinaria ne occorrono 110,40. La tendenza emerge chiaramente guardando pure ai giorni immediatamente precedenti: il 10 settembre il Mimit indicava 2,077 euro al litro per la benzina e 2,184 euro per il diesel sulla rete nazionale. In appena due giorni gli aumenti sono stati quindi di 2,3 centesimi al litro per la verde e 2,4 centesimi per il gasolio.
Il confronto con il resto d’Europa
Rispetto al 23 febbraio, il costo di un litro di gasolio in Italia è cresciuto di circa 44 centesimi il 7 settembre, pari a un rincaro del 26%. È quanto ha calcolato Adusbef, che come termine di partenza ha scelto l’ultima settimana precedente alla guerra in Iran.
Il risultato rimane inferiore alla media dell’Unione europea, dove il rincaro nello stesso periodo è stato del 30% e ha aggiunto mediamente 55 centesimi al prezzo di un litro di gasolio. Sul mercato italiano ha inciso il taglio delle accise sul diesel, pari a 17 centesimi, sebbene la pressione fiscale sui carburanti resti superiore alla media europea.
Gli aumenti maggiori sono stati registrati in Bulgaria, dove il gasolio è rincarato di quasi il 48%, seguita dalla Repubblica Ceca con il 43,7%. In Finlandia la crescita raggiunge il 42,6% e proprio qui si incontra il prezzo più elevato fra quelli considerati da Adusbef, pari a 2,477 euro al litro.
Malta segue una strada tutta sua, con il diesel fermo a 1,210 euro al litro grazie ai prezzi amministrati. L’Irlanda registra invece uno degli aumenti più contenuti del periodo preso in esame da Adusbef, pari al 12,5%, mentre cifre di tutt’altro tipo compaiono sui distributori italiani, visto che la media del gasolio ha ormai oltrepassato i 2,20 euro al litro sulla rete ordinaria e raggiunge 2,285 euro in autostrada. Riempire il serbatoio, insomma, continua a diventare progressivamente più costoso.
Il rebus degli aiuti del Governo
Grazie ad altri 85 milioni lo sconto sul diesel durerà qualche altro giorno, fino al 17 settembre, ma il Governo non sembra intenzionato a concedere un’ulteriore proroga nelle stesse modalità. Giorgia Meloni ha annunciato un nuovo provvedimento per la prossima settimana, rivolto soprattutto alle famiglie maggiormente in difficoltà: fra le ipotesi circolate ci sono un contributo caricato sulla carta “Dedicata a te” e buoni carburante per i dipendenti. Resta, al contrario, aperta la questione degli autonomi, per i quali manca ancora una soluzione equivalente.
Da definire sono pure le coperture. I tagli alle accise introdotti da marzo hanno già richiesto oltre 2 miliardi di euro e nella maggioranza non c’è ancora una posizione comune sull’eventuale ricorso agli extraprofitti delle società energetiche.