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“Bene gli autori della seconda metà del Novecento. Ma tra le tracce della tipologia A ancora una volta non c’è una donna”. La scrittrice Maria Pia Veladiano commenta la prima prova della maturità

  • Postato il 18 giugno 2026
  • Scuola
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Bene gli autori della seconda metà del Novecento. Ma tra le tracce della tipologia A ancora una volta non c’è una donna”.  La scrittrice Maria Pia Veladiano commenta la prima prova della maturità

“Cesare Pavese e Vitaliano Brancati sono un messaggio chiaro del ministero ai docenti: vanno affrontati autori moderni. Tuttavia, Grazia Deledda, tanto citata nel toto-tema ci poteva stare. Tra le tracce della tipologia A ancora una volta non c’è una donna”. A commentare per “IlFattoQuotidiano.it”, la tipologia letteraria è la scrittrice ed ex dirigente scolastica Maria Pia Veladiano. Una che ne sa di Scuola e di letteratura.

La sua premessa è chiara. “Per il secondo anno consecutivo il ministero seleziona autori della seconda metà del Novecento. E’ un segnale per i docenti: occorre spingersi oltre il canone tradizionale e includere autori più vicini alla contemporaneità. Gli insegnanti dovrebbero “arrivare” a questi autori, considerati comunque fondamentali. Fermarsi a “un secolo fa” non è più adeguato”. Per Veladiano la scelta ministeriale va intesa come indicazione precisa a indagare la “quasi modernità”, includendo testi che parlano al presente degli studenti e aprono nuove piste critiche e didattiche. Altra critica: l’assenza delle scrittrici. Ad eccezione di Wenke Husmann, le altre sei proposte non citano una donna. Per la scrittrice non è questione di quote rosa ma serve “una vigilanza attiva per contrastare la strutturale invisibilità del femminile nei media, nei convegni e nelle istituzioni. Pensi al G7 con Giorgia Meloni unica donna oppure alla visita del Papa in Spagna”. Per Veladiano l’obiettivo è correggere il pregiudizio di partenza, non imporre numeri, rendendo la presenza femminile pensabile e visibile. Entrando nel merito dei temi: “Il testo di Pavese è una poesia d’amore, probabilmente non corrisposto. Anche senza approfondita conoscenza dell’autore, gli studenti hanno potuto lavorare bene seguendo la traccia, con la possibilità di un coinvolgimento personale”, dice Maria Pia Veladiano.

Per l’ex preside “il testo consente un’analisi efficace e dialoga con esperienze emotive tipiche della giovinezza, pur aprendo a temi novecenteschi come la scienza e l’espansione dal presente all’orizzonte più ampio”. A scuola si lavora più sulla prosa di Pavese (resistenza, dopoguerra, Langhe) e meno sulla poesia ma la poesia scelta, tratta da “Lavorare stanca”, “risulta inusuale ma valida”, puntualizza Veladiano. Diverso il parere su Brancati: “E’ meno noto e la traccia sulla memoria può risultare complessa per studenti giovani, culturalmente “appiattiti” sul presente, con una memoria consumata nell’attimo. E’ facile scivolare nella retorica della “memoria maestra di vita” o nel moralismo ma la prova richiede un lavoro letterario e non autobiografico. Vediamo chi lo sceglie…”.

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Il Fatto Quotidiano

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