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“Beatrice costretta a fumare una canna”, l’incubo della bimba di 2 anni morta a Bordighera dopo i maltrattamenti

  • Postato il 2 giugno 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Beatrice costretta a fumare una canna”, l’incubo della bimba di 2 anni morta a Bordighera dopo i maltrattamenti

L’incubo in vita a cui era sottoposta la piccola Beatrice assume, giorno dopo giorno, contorni sempre più definiti. La bambina di due anni, morta a Bordighera lo scorso febbraio nella casa della mamma in seguito alle percosse subite, era costretta a fumare una canna dal marito della madre. “Probabilmente hashish o marijuana” scrive nell’ordinanza che ha disposto l’arresto della coppia il gip di Imperia, Massimiliano Botti. A scriverlo è il Corriere della Sera.

Nelle mani dei magistrati c’è un video in cui Manuel Iannuzzi, il compagno di Manuela Aiello, “fa fumare la sigaretta artigianale a Beatrice”. Accanto ci sono proprio la mamma e le due sorelle più grandi, di sette e nove anni. Lui “prende in giro” la bambina più piccola, ride, “dimostrando totale indifferenza rispetto al malessere” di Beatrice e ai “pericoli alla quale la esponeva”. Iannuzzi, 42 anni, è descritto dalla pm Veronica Meglio come di “indole crudele” per “l’uccisione di animali” e “detenzione di armi”.

Grazie al racconto di alcuni testimoni, è stato possibile ricostruire ciò che è accaduto prima del ritrovamento del corpo della piccola, cioè il 9 di febbraio, dopo la telefonata al 118 di Aiello. Due giorni prima, infatti, nella casa del compagno, a Perinaldo, la coppia ospita alcuni amici. Uno di questi sale al piano di sopra per verificare le condizioni di salute di Beatrice, che “non stava bene” ed era già stata percossa. Tanto che “aveva un livido vistoso dalla mascella al collo e si lamentava”. A prendersi cura di lei sono le due sorelline maggiori, mentre Aiello è in cucina a preparare da mangiare, “a bere alcolici e a fumare cannabis con Iannuzzi”. Quando le viene chiesto di far vedere la piccola ai medici, Aiello risponde che non vuole “portarla in ospedale per farla visitare” altrimenti “il nonno paterno ne avrebbe approfittato per chiedere l’affido delle bambine“.

Domani è atteso l’interrogatorio di convalida col gip. Lei è detenuta a Torino, mentre lui si trova in isolamento a Genova: in carcere c’è sia suo padre (trovato con due chili di tritolo nel giorno dell’arresto del figlio) sia il padre dei figli di Aiello (oltre alle due bambine, un adolescente che vive altrove).

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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