“Basta animali nei circhi”: nel film “L’ultimo spettacolo” una storia di liberazione. Con un appello a Giuli
- Postato il 3 aprile 2025
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
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Siete seduti in platea, e dall’ingresso entra, camminando piano, un cavallo. Sulla sua groppa, in equilibrio, c’è una tigre. Entrambi tirano un carretto sul quale è seduto un orso, con la museruola. Lo sforzo di empatia che richiede L’ultimo spettacolo – storia di una liberazione, il documentario firmato da Andrea Morabito e prodotto dalla Lav, è quello di immaginare cosa debba provare il cavallo: la preda, con sopra di sé il predatore per eccellenza e, alle spalle, un altro grande carnivoro. Il film è stato presentato al Cinema Beltrade di Milano e si prepara – è la speranza di chi lo ha realizzato – a girare le sale di tutta Italia dal 7 di aprile. Un po’ come fatto un anno fa da Food For Profit della giornalista Giulia Innocenzi che, presente nella sala milanese, ha introdotto il docufilm e condotto il momento di dialogo con il pubblico.
Il documentario (70′, distribuito da Mescalito Film) narra la vicenda, raccontata dai protagonisti coinvolti in prima persona (attivisti animalisti, medici veterinari, avvocati), del Circo Martin. Nel 2014 il Circo Martin è un circo come tanti altri. Eppure quando è a Cagliari, Roberto Corona della Lav si accorge che c’è qualcosa che non va. Sullo schermo scorrono le immagini di allora: animali esotici (tigri, elefanti, dromedari, ippopotami) maltrattati e ridicolizzati. E, in mezzo ai numerosi camion disposti intorno al tendone, quando le luci dello spettacolo sono spente, chiusi nelle loro minuscole gabbie, senza protezione e acqua, e malnutriti. “Era una situazione inaccettabile – racconta Corona – in quegli spazi angusti si sfogavano ripetendo migliaia di volte lo stesso movimento. Alla ricerca di niente, se non della volontà di fuggire e non essere più lì”.
Parte una prima segnalazione alla Procura, che si risolve in un nulla di fatto. Ma quando il tendone si sposta ad Arzachena, è il momento buono: i volontari raccolgono altre prove, sotto forma di video, sullo stato di abbandono e denutrizione degli animali, le spediscono ai magistrati e scatta il sequestro. Da quel momento, inizia una storia che si è conclusa soltanto l’anno scorso, dopo dieci anni, con un – apparente – lieto fine. Gli animali sequestrati il giorno dell’ispezione delle forze dell’ordine vengono affidati a Roberto Bennati, direttore generale della Lav. E grazie all’accordo col santuario Animanatura di Semproniano, vengono faticosamente trasportati in provincia di Grosseto. Da lì, nonostante le richieste di dissequestro avanzate dai proprietari del Circo Martin, Adam Caroli e Eusanio Martino, sempre respinte, per gli animali inizia una nuova vita, fatta di cure e riabilitazioni motorie, alimentari e sociali. Una delle storie più coinvolgenti è quella del maschio di leone chiamato Madiba: salvato quando pesava neanche 60 chili, e senza più criniera, a causa delle condizioni psicofisiche a cui era sottoposto, e che ha potuto trascorrere il resto della sua vita con la leonessa Elsa. Madiba, affidato al santuario di Semproniano, è tornato a pesare 250 chili, e a vivere, per quanto possibile, in serenità. Una storia difficile da dimenticare. Non lo ha fatto certamente il direttore generale della Lav, Bennati: “Credo che Madiba sia tuttora il simbolo di 30 anni di battaglie intraprese per ridare a questi animali libertà e dignità”.
Come detto, la storia ha un parziale lieto fine per gli animali liberati, e perché la sentenza nei confronti dei proprietari del Circo Martin, ovvero la condanna in Cassazione per maltrattamenti, ha fatto – e fa – scuola. Ci sono molti però. Il primo, più specifico, riguarda proprio Caroli e Martino, che nonostante siano stati coinvolti in una vicenda giudiziaria – e condannati – hanno sempre continuato a lavorare con gli animali nei circhi (a titolo di cronaca: al Circo Afrika). Il secondo punto riguarda proprio la situazione attuale: ancora oggi ci sono 2mila animali costretti a esibirsi nei tendoni, di fronte a un pubblico, in uno stato di totale sottomissione e stress. Detto in altre parole: la violenza nei confronti di questi animali prosegue. E qui si arriva all’ultimo punto, quello decisivo. Nell’estate del 2022 è stata approvata la legge-delega che stabilisce il superamento dei circhi con animali. Ma nessun ministro della Cultura (Dario Franceschini nel governo Draghi, Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli nel governo Meloni) ha mai firmato il decreto attuativo per rendere la legge-delega finalmente operativa.
“Oggi, rispetto al passato, non possiamo più dire che non sappiamo cosa succede all’interno dei circhi – commenta Gianluca Felicetti, presidente Lav – lo scandalo è che lo Stato, attraverso il fondo unico dello spettacolo, ha destinato diverse decine di milioni di euro ai circhi. Ora siamo a un passo dallo stop sull’utilizzo degli animali, peraltro già deciso in 50 Paesi in tutto il mondo. Cosa manca? Basterebbe che il ministro Giuli impugnasse una penna e firmasse il decreto attuativo. Oltre tre quarti degli italiani sono a favore dell’abolizione degli animali nei circhi. Cosa aspetta?”. “Speriamo che il grande assente, vale a dire il ministro della Cultura, si presenti a una delle proiezioni – dice il regista Morabito – il film è dedicato proprio ai 2mila animali ancora oggi chiusi nei circhi. Questa è una battaglia culturale per cambiare il punto di vista delle persone”.
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