Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Basilicata, distributori intasati e carburante più caro d’Italia

  • Postato il 16 ottobre 2026
  • Notizie
  • Di Quotidiano del Sud
  • 1 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Basilicata, distributori intasati e carburante più caro d’Italia

Il Quotidiano del Sud
Basilicata, distributori intasati e carburante più caro d’Italia

Corsa al rifornimento di carburante: anche in Basilicata lunghe code ai distributori intasati ma c’è il paradosso dei costi più alti d’Italia


In un primo momento sembrava un’emergenza circoscritta. In poche ore, lo spauracchio del blocco delle autocisterne nella raffineria Eni di Taranto è diventata una realtà concreta per buona parte del Sud Italia, Basilicata inclusa, dipendente dagli approvvigionamenti di carburante provenienti dallo stabilimento. E se nella prima fase della nuova crisi la corsa al rifornimento poteva essere considerata un riflesso diretto delle voci che correvano, i primi cartelli “tutto esaurito” hanno iniziato a comparire anche nei distributori lucani, rendendo chiaro come le proteste in corso in Puglia, portate avanti a oltranza dai dipendenti dell’ex Ilva, abbiano finito realmente per coinvolgere gli utenti delle regioni vicine, costretti a fare i conti con l’ennesimo risvolto negativo della più grave delle crisi legate al carovita.

Il tutto, mentre i consumatori lucani sono costretti, una volta di più, a sborsare mediamente più degli altri italiani per rifornire i propri veicoli, sia per quanto riguarda il gasolio (2.289 al litro) che la benzina (2.074). Una beffa che appare irrisolvibile per una regione che, dati alla mano, rappresenta il bacino energetico nazionale. Ma se il paradosso appare ormai da tempo più un argomento di dibattito che un tema da risolvere a stretto giro, l’emergenza carburante è una realtà con la quale fare i conti, mentre oltre confine si cerca una mediazione per tentare quantomeno di garantire i rifornimenti utili a tenere le pompe accese e a scongiurare la possibilità di pratiche non idonee.

DIFFICOLTA’ E DISAGI

A premere sulla questione è in particolare Confartigianato Taranto, secondo la quale la difficoltà incontrata dalle autocisterne nel lasciare la raffineria Eni ha già provocato enormi disagi, compromettendo la mobilità delle automobili ma anche numerose attività legate al trasporto su strada, inclusi i servizi pubblici. Il che, chiaramente, non deve far dimenticare la legittimità delle proteste in corso, che Confartigianato sostiene ricordando, al contempo, la necessità di evitare il contraccolpo della vertenza su altre categorie già duramente provate: «Non chiediamo di sospendere la protesta, ma di trovare insieme una soluzione. Siamo tutti sulla stessa barca. Taranto è una».

Ma nemmeno la sola. Perché le manifestazioni dei lavoratori tarantini hanno idealmente raggiunto città lontane, come Catanzaro, ma anche le più vicine Potenza e Matera, dove le ultime 24 ore sono state letteralmente di passione per automobilisti e imprese. Di fatto, il Sud ha iniziato a rallentare parallelamente alla comparsa dei picchetti degli operai pugliesi, e rischia tuttora di incepparsi del tutto in mancanza di una svolta positiva: «La situazione sta diventando insostenibile – ha detto il capogruppo del Pd lucano, Piero Lacorazza –. Anche la Basilicata sta arrivando al limite. Le file alle stazioni di servizio, le difficoltà negli approvvigionamenti e il caro carburanti stanno mettendo in ginocchio famiglie, lavoratori e imprese. Non si può continuare a sottovalutare quello che sta accadendo».

IL RISCHIO PARALISI E IL PARADOSSO LUCANO

In mancanza di presupposti (a ora) per lo sblocco della protesta tarantina, il rischio di una paralisi resta concreto. E l’impressione delle opposizioni è che vi sia una sottovalutazione generale del problema: «Il governo sta pericolosamente sottovalutando la portata delle proteste di agricoltori e autotrasportatori al sud. In Basilicata – ha spiegato il deputato dem Enzo Amendola – molti paesi sono già privi di carburante, con gravi disagi per la popolazione pendolare. Il Sud è in questo momento il termometro del malessere del Paese ed è un termometro che segnala febbre alta».

Limitatamente al caso lucano, stretto ancora nel paradosso della regione produttrice che finisce per pagare più delle altre, per Basilicata Casa Comune la soluzione sarebbe proprio nel riconoscimento di tale status: «Chiediamo al Presidente Bardi – hanno spiegato il vicepresidente del Consiglio regionale Angelo Chiorazzo e il capogruppo Bacc Gianni Vizziello – di promuovere immediatamente un tavolo con il Governo nazionale per definire un regime fiscale energetico di vantaggio per la Basilicata, avviando anche le necessarie interlocuzioni con le istituzioni europee. Secondo le nostre stime, l’abolizione delle accise sui carburanti consumati in Basilicata comporterebbe per lo Stato un minor gettito di circa 130 milioni di euro annui. Una cifra che riteniamo sostenibile rispetto al valore delle attività estrattive e alle entrate fiscali che ne derivano per lo Stato». Di certo una decisione andrà presa. Del resto, nessuna tasca è senza fondo.

Il Quotidiano del Sud.
Basilicata, distributori intasati e carburante più caro d’Italia

Autore
Quotidiano del Sud

Potrebbero anche piacerti