Balich, da Milano Cortina alle cerimonie dei Mondiali 2026: “Tutto è iniziato con una chiamata di Infantino”
- Postato il 11 giugno 2026
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Il Quotidiano del Sud
Balich, da Milano Cortina alle cerimonie dei Mondiali 2026: “Tutto è iniziato con una chiamata di Infantino”
(Adnkronos) – “Stiamo lavorando a tre cerimonie inaugurali dei Mondiali, oltre a quella della finale. La prima si terrà a Città del Messico oggi, giovedì 11 giugno. Le altre due avranno luogo il 12 giugno a Los Angeles e Toronto. Organizzare tre eventi così ravvicinati è una sfida enorme. Nel calcio non puoi solo mettere piede in uno stadio e trasformarlo a tuo piacimento. Devi creare qualcosa che emozioni il pubblico, entrando in scena per uscirne presto, senza interferire con il campo. La grande protagonista è e resta la partita”. Marco Balich, direttore creativo della cerimonia inaugurale della Coppa del Mondo 2026, ci accoglie nel suo futuristico studio al centro di Milano e racconta così l’idea del grande spettacolo all’Adnkronos.
Insieme a Carlo Ancelotti, Vincenzo Montella e Fabio Cannavaro, ct di Brasile, Turchia e Uzbekistan, sarà uno dei pochi italiani ‘in campo’ nei Mondiali: “È la seconda volta che organizziamo le cerimonie di apertura del torneo e, purtroppo, è anche la seconda volta senza l’Italia in campo. È un grande dispiacere, spero davvero che la Nazionale riesca a tornare presto ai suoi livelli”.
La Fifa ha puntato sul team di Balich per un approccio più narrativo e istituzionale, tenendo presente anche l’esperienza recente delle grandi cerimonie internazionali. “Il presidente Gianni Infantino ha assistito alla cerimonia olimpica di Milano Cortina 2026 a San Siro e, pochi giorni dopo, si è goduto l’halftime show del Super Bowl. Alla fine ci ha chiamati e ha espresso con chiarezza un concetto. C’è differenza sostanziale tra una serie di esibizioni musicali e una vera cerimonia. Da Katy Perry e Shakira a Michael Bublé, gli artisti e le celebrità ci saranno, ma ci sarà pure un racconto più ampio capace di celebrare la Federazione, il calcio e lo sport come fenomeno culturale e sociale”.
L’obiettivo va oltre l’intrattenimento: “Non si tratta soltanto di assemblare un palco, far esibire un artista e smontare tutto. Vogliamo dare dignità a un messaggio più grande”. Che con questi Mondiali passerà attraverso alcune novità: “È la prima Coppa del Mondo organizzata in tre Paesi, la prima con tre cerimonie inaugurali e la prima con 48 squadre partecipanti”. Cambiamenti epocali.
Balich mette a fuoco lo show e spiega che non ci sarà un crescendo narrativo tra una sede e l’altra. “Saranno tre interpretazioni differenti della stessa idea, rappresentata dalla Coppa. Tre modi diversi di raccontare la passione per il calcio e il valore dello sport. Sarà come osservare la stessa storia attraverso tre sensibilità culturali differenti”. Per sviluppare questo approccio, il lavoro è stato costruito coinvolgendo in primis professionisti locali. “Abbiamo lavorato con team messicani, canadesi, americani e francesi. A coordinare il percorso creativo c’è Carlos Navarrete, un direttore artistico messicano con passaporto canadese. Sta seguendo il progetto per conto mio. Il suo ruolo è fondamentale per garantire coerenza narrativa tra le tre cerimonie”. In un momento storico segnato da tensioni internazionali e divisioni politiche, il messaggio scelto sarà significativo: “Abbiamo deciso di concentrarci – spiega Balich – sulla gioia e sulla capacità del calcio di unire le persone. Se oggi chiedessi alla gente chi era al governo nel penultimo Mondiale, tanti non se lo ricorderebbero. Molti ricorderebbero invece chi ha vinto, i campioni, le emozioni e i momenti che hanno segnato la storia del torneo. Lo sport ha questa forza, supera le contingenze politiche e resta nella memoria collettiva”.
Per Balich è importante riportare l’attenzione sui valori universali dello sport. “Le 48 nazioni partecipanti porteranno culture, lingue e tradizioni diverse in tre Paesi ospitanti”. Con un messaggio semplice: “Ritrovarsi insieme, tifare con passione e rispetto, ricordando che appartenenza nazionale, credo religioso o provenienza diventano secondari rispetto all’esperienza condivisa”.
Dal punto di vista produttivo, i numeri sono imponenti. “Ogni cerimonia – sottolinea il direttore creativo – coinvolge circa 280 persone, oltre a una quarantina di professionisti del nostro team che si spostano tra le varie sedi. La complessità organizzativa è enorme. A differenza del Qatar, dove tutto era concentrato in un’unica area geografica, qui parliamo di migliaia di chilometri di distanza tra le città coinvolte”.
Proprio il confronto con il Mondiale del 2022 evidenzia le differenze. “In Qatar avevamo un quartier generale centrale e gli stadi erano raggiungibili in pochi minuti. Dal punto di vista logistico era un sogno. In Nord America la sfida sarà mantenere unita la squadra di lavoro e una narrazione coerente attraverso tre Paesi, tre lingue e culture differenti”. Le tre cerimonie dureranno meno di un’ora e convergeranno in un protocollo istituzionale comune, declinato nelle diverse lingue ufficiali. “Ci sarà anche un gesto simbolico che sancirà formalmente l’inizio del torneo, un elemento introdotto in forma embrionale in Qatar e che ora assumerà un ruolo molto più centrale”.
Pur essendo fiero delle radici italiane, Balich sottolinea il carattere internazionale del suo team. “Mi rende orgoglioso il fatto che una società nata a Milano sia stata scelta per organizzare alcuni dei più grandi eventi del mondo. Questo è un risultato importante non solo per noi, ma per tutto il sistema creativo del Paese. Siamo italiani e amiamo l’Italia, ma il nostro è un gruppo globale”. Il segreto del successo risiede proprio nell’approccio adottato in giro per il mondo: “Non arriviamo mai imponendo una visione dall’alto. Il nostro metodo consiste nell’ascoltare, coinvolgere le comunità locali e valorizzarne l’identità. Lo abbiamo fatto per tante Olimpiadi fino a Milano Cortina e lo stiamo facendo ora in Canada, negli Stati Uniti e in Messico. Ci mettiamo al servizio dell’evento e del suo significato. Non esiste il protagonismo personale, esiste il desiderio di costruire qualcosa che faccia sentire la gente parte di un momento storico e che il giorno dopo lasci negli occhi e nel cuore un senso di orgoglio”. Lo stesso che Marco Balich ha intenzione di dipingere nelle ‘case’ dei Mondiali 2026. (di Michele Antonelli)
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Balich, da Milano Cortina alle cerimonie dei Mondiali 2026: “Tutto è iniziato con una chiamata di Infantino”