Avvelenate con la ricina, acquisito il telefono dell’altra figlia. Attesa per gli esami sui vetrini prelevati durante l’autopsia
- Postato il 23 aprile 2026
- Cronaca Nera
- Di Il Fatto Quotidiano
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Fa un nuovo passo l’inchiesta sul caso dell’ipotizzato avvelenamento da ricina che ha provocato la morte Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute tra il 27 e 28 dicembre scorso. La procura di Larino indaga per duplice omicidio premeditato e da giorni sono in corso audizioni del resto della famiglia, parenti e amici. L’acquisizione del telefono di Alice Di Vita – che non era presente alle cene indicate come i possibili eventi in cui le due sarebbero state avvelenate – rappresenta un nuovo passaggio.
Si tratta, come le audizioni dei giorni scorsi, di un approfondimento investigativo tipico nei casi complessi: i dispositivi personali possono restituire una mappa dettagliata delle ultime ore di vita delle vittime, fatta di contatti, spostamenti, ricerche online e comunicazioni private. In particolare, il focus sui giorni tra il 23 e il 24 dicembre suggerisce che gli inquirenti stiano cercando un momento preciso in cui qualcosa possa essere accaduto: l’ingestione della sostanza, un incontro, oppure segnali premonitori nei sintomi.
Il fatto che questi accertamenti siano definiti “irripetibili” indica che si tratta di analisi tecniche che, una volta eseguite, non potranno essere replicate nelle stesse condizioni — da qui la necessità del contraddittorio tra le parti. Questo vale sia per i dati digitali sia, soprattutto, per gli esami sui vetrini istologici: il passaggio del 29 aprile a Bari sarà determinante per stabilire con maggiore certezza la natura della sostanza e il meccanismo che ha portato al decesso.
In questo contesto, il ruolo del Centro antiveleni sarà decisivo. La ricina è una tossina estremamente rara nei contesti domestici e difficilmente accessibile, il che rende fondamentale capire se si tratti davvero di quella sostanza o di un composto simile. Una conferma scientifica piena cambierebbe radicalmente il quadro: da evento sanitario o errore diagnostico a ipotesi di avvelenamento deliberato, con implicazioni investigative enormi. In questi giorni è emersa anche la possibilità che il veleno sia stato prodotto artigianalmente.
Le indagini si sono concentrate sui pasti consumati nei giorni precedenti a Natale, indicati come chiave, quando erano assenti la figlia maggiore Alice, 18 anni, e il padre Gianni Di Vita, 55 anni, che accusò lievi sintomi. I sopralluoghi hanno puntato a verificare se vi fossero tracce della sostanza negli ambienti, utensili o contenitori domestici. Un passaggio ritenuto decisivo per le indagini arriverà il prossimo 29 aprile, quando a Bari il medico legale Benedetta Pia De Luca ha convocato le parti per l’esame dei vetrini istologici prelevati durante le autopsie, accertamenti tecnici non ripetibili che si svolgeranno in contraddittorio tra i consulenti.
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