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Autonomia differenziata, la posizione di Orlandino Greco

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Autonomia differenziata, la posizione di Orlandino Greco

Il Quotidiano del Sud
Autonomia differenziata, la posizione di Orlandino Greco

Il consigliere regionale Orlandino Greco interviene nel dibattito dell’autonomia differenziata: «Bisogna capire come sarà concretamente realizzata»


COSENZA – Il dibattito sull’autonomia differenziata continua a essere affrontato come uno scontro tra favorevoli e contrari. Secondo Orlandino Greco, invece, la questione va ricondotta alla sua dimensione costituzionale e, soprattutto, alle condizioni concrete della sua attuazione.
«L’autonomia differenziata – sottolinea Greco – trova il proprio fondamento nell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione», introdotto con la riforma del Titolo V del 2001. Un dato che, secondo il consigliere regionale, dovrebbe contribuire a superare una lettura esclusivamente politica della materia. «Il vero tema non è stabilire se essere favorevoli o contrari, ma comprendere come essa venga concretamente realizzata».

LA POSIZIONE DI ORLANDINO GRECO

L’articolo 116 deve essere letto insieme all’articolo 119 della Costituzione, che disciplina autonomia finanziaria, federalismo fiscale e perequazione. Per Greco, il percorso dovrebbe quindi prevedere prima la definizione dei fabbisogni standard, la perequazione e la garanzia uniforme dei livelli essenziali delle prestazioni e, successivamente, l’attribuzione delle ulteriori competenze.
Una prospettiva che, ricorda Greco, è stata richiamata anche dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 192 del 2024, nella quale viene ribadito il rapporto tra autonomia, unità nazionale, solidarietà, uguaglianza e garanzia dei diritti su tutto il territorio.
Dopo le preintese sottoscritte da Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto, il confronto per le Regioni meridionali deve concentrarsi, secondo Greco, sulle quattro materie interessate: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute.
«Le Regioni del Sud devono costruire una propria strategia – sostiene – chiedendo un’autonomia accompagnata da strumenti di perequazione e da risorse adeguate». Nella protezione civile significa puntare sulla prevenzione e rafforzare le strutture tecniche dei territori. Nella previdenza complementare, invece, l’obiettivo dovrebbe essere quello di sostenere soprattutto giovani, lavoratori discontinui e fasce salariali più deboli.

IL NODO DELLA SANITA’

Il nodo centrale resta però la sanità. Maggiore flessibilità, investimenti e personale potrebbero rappresentare un’opportunità per il Mezzogiorno, ma soltanto in presenza di condizioni finanziarie adeguate. «La stessa facoltà non produce gli stessi effetti in una Regione con bilanci solidi e in una Regione alle prese con minore capacità fiscale, carenze di personale e piani di rientro», osserva Greco.Per questo, secondo il consigliere regionale, le Regioni meridionali dovrebbero rivendicare maggiore flessibilità per le assunzioni e gli investimenti necessari a garantire i LEA, finanziamenti commisurati ai divari territoriali e strumenti per ridurre la mobilità sanitaria.

IL FATTORE DEMOGRAFICO

A fare da sfondo c’è anche il fattore demografico. Spopolamento, invecchiamento e difficoltà nei collegamenti rendono necessario considerare, nella determinazione dei fabbisogni, non soltanto il numero degli abitanti, ma anche distanza, orografia, fragilità sociale e caratteristiche dei territori.
La posizione di Greco si concentra quindi sul rapporto tra gli articoli 116 e 119 della Costituzione. «La perequazione non può intervenire dopo l’autonomia per ripararne i danni. Ne deve costituire il presupposto», sostiene.
La sfida, dunque, è costruire un regionalismo capace di valorizzare le autonomie senza trasformare le differenze di partenza in diseguaglianze permanenti. «Trattare allo stesso modo territori diseguali – conclude Greco – non realizza l’autonomia: cristallizza il divario».

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