Autonomia differenziata in Consiglio regionale, minoranze sul piede di guerra: “Pericoli per la sanità e la protezione civile”
- Postato il 9 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. È iniziato con le relazioni l’esame della proposta di legge sull’Autonomia differenziata, approdata in Consiglio regionale. Il provvedimento recepisce i contenuti di due schemi di intesa tra lo Stato e la Regione Liguria in materia di autonomia differenziata, redatti ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e della legge 86/2024 (legge Calderoli). Le intese sull’autonomia differenziata vengono condotte dal Governo centrale con quattro regioni: Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte.
Nella relazione di maggioranza Alessandro Bozzano, presidente della I Commissione regionale Affari generali, istituzionali e bilancio, ha illustrato alcune delle nuove competenze. In materia di tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica: “La Regione potrà individuare in autonomia tariffe di rimborso e remunerazione differenti rispetto a quelle nazionali, da porre a carico del proprio bilancio, nel rispetto dei principi di definizione del sistema tariffario; gestire in autonomia le risorse trasferite dallo Stato per gli investimenti sul patrimonio edilizio e tecnologico delle aziende del sistema sanitario regionale; istituire e gestire fondi sanitari integrativi; destinare alle aziende e agli enti del servizio sanitario regionale risorse finanziarie finalizzate all’assunzione di personale sanitario; allocare su altri ambiti della spesa sanitaria le risorse nazionali vincolate rispetto alle quali eventualmente risultino economie da efficientamento in relazione alla singola finalità”.
Per quanto riguarda la protezione civile, Bozzano ha spiegato che “per gli eventi calamitosi di rilievo regionale, il Presidente della Giunta, previa autorizzazione statale, potrà emanare ordinanze in deroga alle leggi statali, anche con procedura d’urgenza. Nelle emergenze di rilievo nazionale limitate al territorio ligure, la figura del Commissario delegato coinciderà, di norma, con il Presidente della Regione». Secondo il consigliere, il provvedimento introduce «importanti semplificazioni per il reclutamento tempestivo del personale di protezione civile, la formazione autonoma degli operatori, l’istituzione di apposite sezioni contrattuali”.
In materia di professioni, lo schema di intesa riconosce alla Regione funzioni normative e amministrative volte a disciplinare le professioni di rilievo regionale, legate al territorio e non già regolamentate dallo Stato «ad esempio operatori turistici, ambientali, marittimi locali, ad esclusione delle professioni ordinistiche, intellettuali, delle professioni sanitarie e relative attività tipiche”. Bozzano ha quindi sottolineato che Ia I Commissione ha condotto un’ampia fase di consultazione, ascoltando i rappresentanti delle principali categorie professionali e produttive e le sigle sindacali regionali.
” ‘La situazione è grave ma non è seria’, diceva Ennio Flaiano”. Con questa citazione il consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Sanità Enrico Ioculano ha aperto oggi in Consiglio regionale la relazione con cui ha illustrato le ragioni della contrarietà all’intesa sull’autonomia differenziata sottoscritta dal presidente Bucci.
“È grave perché in gioco c’è l’uguaglianza nell’accesso alle cure e, più in generale, l’esercizio di diritti fondamentali. Non è seria perché la fretta con cui la si vuole chiudere risponde al calendario politico di Pontida, non a un’analisi degli effetti reali che produrrà sui nostri cittadini”, ha dichiarato Ioculano, vicepresidente della Commissione Sanità.
Al centro dell’intervento, i numeri che la maggioranza non ha voluto affrontare: gli schemi di intesa sono sostanzialmente identici per Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte, nonostante condizioni sanitarie ed economiche profondamente diverse. “La sanità lombarda ha oggi i conti in equilibrio. La sanità ligure ha chiuso il 2025 con un buco certificato dalla Corte dei conti di 125,7 milioni di euro. Dare alle Regioni la stessa facoltà di finanziare con risorse proprie prestazioni aggiuntive e incentivi per il personale non significa dare a tutte lo stesso vantaggio: per chi ha i conti in ordine è uno strumento concreto, per la Liguria è una facoltà che i conti reali non permettono di esercitare”.
Il rischio più concreto, secondo Ioculano, riguarda proprio il personale sanitario: “Un professionista non confronterà più due cifre in busta paga, ma due sistemi in cui lavorare. Nelle nostre zone di ponente e di levante, già oggi la Francia e la Toscana sono poli di attrazione per medici e infermieri. Bucci firma un’autonomia che rischia di sottrarre altro personale proprio dove la rete ospedaliera è già in sofferenza”.
Ioculano evidenzia poi i rischi per le professioni e la protezione civile: “Creare professioni di ‘rilievo regionale’ introduce frammentazione e barriere burocratiche al lavoro nazionale. Lo stesso vale per la Protezione civile: in un Paese fragile come l’Italia, le emergenze non si fermano ai confini amministrativi e richiedono coordinamento e solidarietà nazionale, non logiche di isolamento o competizione tra territori”.
Il consigliere ha richiamato infine la giurisprudenza costituzionale: “La Corte costituzionale ha chiarito che i vantaggi dell’autonomia territoriale vanno ottenuti senza pagare un prezzo elevato in termini di diseguaglianze. È esattamente il prezzo che la Liguria rischia di pagare: non perché l’autonomia sia sbagliata in sé, ma perché il criterio scelto premia chi ha già di più, invece di compensare chi parte da una condizione più difficile”.
Netta la conclusione: “Bucci firma in nome dell’autonomia della Liguria, e saranno altre Regioni – quelle che faranno ricorso contro questa intesa – a dover difendere la Liguria dalle conseguenze della sua scelta. Un paradosso che dice molto di questa vicenda, e che rischia di far pagare ai liguri il conto della propaganda della Lega”.
E il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano aggiunge: “Quando si pongono questioni politiche sulla Protezione civile e sulla prevenzione, ci si aspetta dall’assessore competente risposte nel merito, capacità di ascolto e rispetto istituzionale. È chiedere troppo? Evidentemente sì. Ancora una volta, infatti, abbiamo assistito a posture e toni inaccettabili. Viene quasi il dubbio di aver messo il dito in una piaga che questa amministrazione regionale non ha saputo sanare, nonostante la propaganda”.
“Nel merito, la questione che abbiamo posto è semplice: la Liguria ha bisogno di prevenzione, manutenzione del territorio e mitigazione del rischio. Conosciamo purtroppo frane, alluvioni, incendi ed erosione costiera e conosciamo il prezzo che questi fenomeni presentano alle nostre comunità. Per questo la vera sfida non può essere soltanto quella di intervenire più rapidamente quando l’emergenza è già arrivata. Basta governare il giorno dopo: la Protezione civile si costruisce prima. Prevenire significa proteggere. Su questo chiediamo risposte politiche. E sul modo di confrontarsi, una cosa dovrebbe essere altrettanto chiara: la buona educazione non è un optional, soprattutto quando si rappresentano le istituzioni”.
“La Liguria è una regione con una popolazione anziana, caratterizzata da grandi differenze tra costa e aree interne, con una conformazione geografica che rende complicata l’organizzazione dei servizi e che ha bisogno di investimenti è maggiori risorse dal nazionale – attacca poi Selena Candia, capogruppo regionale di AVS -. È illogico trattarla come la Lombardia e il Veneto, perché non ha gli stessi indicatori economici, non ha la stessa struttura produttiva, non ha la stessa capacità fiscale, non ha gli stessi livelli di servizi”.
“Questa proposta nasce solo per dare un contentino alla Lega. Non per risolvere i problemi concreti dei liguri, per abbattere quali liste d’attesa, per assumere quali medici o per garantire il diritto alla salute. In Liguria, ci sono fughe sanitarie enormi, che hanno pesato per oltre 70 milioni di euro lo scorso anno. E abbiamo il dieci per cento dei liguri che rinunciano alle cure. E già adesso la Regione non riesce a garantire i Livelli essenziali di assistenza in materia di prevenzione. Con quale coraggio il centrodestra chiede più autonomia sulla sanità, quando ha già dimostrato di non saper risolvere i problemi strutturali della sanità ligure?”, chiede la capogruppo di AVS.
“Noi di Alleanza Verdi e Sinistra diciamo no all’idea che possano esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B. Diciamo no all’idea che un bambino nato in Veneto, in Lombardia o in Emilia-Romagna debba avere, per il solo fatto di essere nato lì, maggiori possibilità di accedere a una buona sanità, a una buona scuola, a trasporti efficienti, a servizi sociali adeguati rispetto a un bambino nato in Liguria, in Calabria, in Sicilia o in una qualsiasi altra regione del nostro Paese. Questo non è federalismo e non è efficienza: è disuguaglianza istituzionalizzata. E noi questa idea non possiamo accettarla”, conclude Selena Candia.
“Basta alla caricatura dell’autonomia dipinta dal Pd come una ‘guerra tra territori’ e non è nemmeno una questione di creare cittadini di serie A e serie B come affermato da Avs: i diritti fondamentali devono essere garantiti a tutti, ma garantire gli stessi diritti non significa obbligare tutti i territori a funzionare nello stesso modo – dichiara il capogruppo regionale della Lega Sara Foscolo – L’autonomia differenziata per la Liguria è un concreto e serio provvedimento che porterà più risorse, tutele, opportunità e sviluppo per la nostra regione. Quello di cui oggi accusano la Lega è scritto nella Costituzione da 25 anni e non è una recente invenzione del ministro Roberto Calderoli. Infatti, in tutti questi anni ci sono stati diversi tentativi anche da parte di governatori di sinistra di avviare le pre-intese tra le loro Regioni e lo Stato per ottenere forme particolari di autonomia differenziata. Sembra però che l’autonomia sia una cosa buona se a proporla è la sinistra e diventi ‘una sciagura’ quando a proporla è la Lega o il centrodestra. Come al solito, in mancanza di validi argomenti, loro fanno sterili polemiche e sono capaci di dire soltanto ‘no’. Ma non si tratta di un gioco politico, né di uno slogan per Pontida. L’autonomia è un necessario e fondamentale passaggio per lo sviluppo della Liguria”.
“Quello portato oggi in Consiglio regionale è un provvedimento completamente sbagliato, nel metodo e nel merito. Se si vuole davvero riequilibrare il rapporto tra lo Stato e le autonomie locali, occorre partire da una riforma complessiva e coerente. Con questa intesa, invece, si rischia di costruire un Paese diviso tra Regioni a statuto speciale, Regioni con nuove competenze differenziate e altre che continueranno a operare secondo il regime ordinario” ha dichiarato in aula il consigliere regionale Gianni Pastorino, capogruppo della lista “Andrea Orlando Presidente” e rappresentante di Linea Condivisa.
“Non si tratta di una vera differenziazione – prosegue Pastorino – ma della frammentazione dell’unità amministrativa e politica dello Stato. Regioni profondamente diverse dal punto di vista demografico, sociale ed economico vengono inserite nello stesso schema soltanto per affinità politica. Lombardia e Liguria non partono dalle stesse condizioni e non dispongono delle medesime risorse: fingere il contrario significa ignorare la realtà. Invece di stabilire regole uniformi per governare le differenze, si produce un sistema confuso, con più amministrazioni in competizione tra loro e sempre meno solidarietà nazionale. Altro che semplificazione: avremo più disordine amministrativo, più contenziosi e maggiori diseguaglianze”.
“Particolari preoccupazioni riguardano la sanità e la previdenza complementare. Si vuole far credere che questa riforma consentirà alla Liguria di assumere più personale sanitario o di retribuirlo meglio. Ma, senza risorse aggiuntive, ciò non sarà possibile. La nostra è una Regione che già fatica a competere con territori economicamente più forti: concedere ulteriori margini alle Regioni più ricche rischia di indebolire ancora di più il servizio sanitario ligure”.
“Anche sui fondi sanitari e previdenziali integrativi emergono dubbi molto seri, espressi in commissione sia dalle organizzazioni sindacali sia dal mondo delle imprese”.
“Questa operazione – conclude Pastorino – risponde soprattutto alla necessità di alcune forze politiche di rivendicare una bandiera in vista delle prossime scadenze elettorali. Ma le istituzioni non possono essere piegate alla propaganda. La giunta Bucci avrebbe dovuto interrogarsi seriamente su ciò che serve alla Liguria. Il silenzio della maggioranza davanti a queste contraddizioni è assordante”.