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Autismo: un videogame per conoscerlo meglio

  • Postato il 12 settembre 2026
  • Di Focus.it
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In sintesi

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Autismo: un videogame per conoscerlo meglio
Un nuovo videogame creato pensando alle persone con autismo permette di comprendere meglio le difficoltà percettive di chi è affetto dai disturbi dello spettro autistico, e di mettere a punto migliori strategie di supporto. Il videogioco, creato dai ricercatori dell'Università di Boston, misura in modo diretto il modo in cui le persone con autismo interpretano le informazioni, anziché semplicemente affidarsi ai resoconti dei loro caregiver. L'approccio riesce a includere anche chi è affetto da forme gravi e non verbali di autismo, che spesso viene escluso dalla ricerca perché non in grado di comprendere le richieste o di completare i compiti assegnati.. I ricercatori guidati da Benjamin Scott, direttore del Laboratorio di Cognizione comparata dell'ateneo statunitense, sperano che il videogame permetta di afferrare meglio il funzionamento del cervello con autismo e perfezionare nuovi farmaci e terapie per migliorare la vita quotidiana di chi ne è affetto. Attraverso il gioco, il gruppo di ricerca ha inoltre individuato una possibile causa di alcuni deficit percettivi legati all'autismo, che è stata descritta in un articolo su Science Advances.. Caccia alla gemma. E le regole si apprendono giocando. La missione proposta dal videogame è una caccia alle gemme. I giocatori scelgono un personaggio e poi si muovono all'interno di una mappa per collezionare il maggior numero di tesori possibile. Mano a mano che ci si orienta in questo scenario, si comprende che alcuni lampi di luce sullo schermo segnalano le zone dove le gemme sono presenti in maggior numero, ma questa regola non è dichiarata: i giocatori iniziano a giocare e imparano le condizioni di gioco procedendo. Questo è un prerequisito essenziale affinché l'attività sia eseguibile anche da persone con forme di autismo gravi, che avrebbero difficoltà nel gestire la comunicazione delle regole.. Decisioni e apprendimento: che cosa misura il gioco. Il gioco è stato testato su oltre 300 adolescenti dagli 11 ai 17 anni, circa 200 dei quali affetti da autismo; gli altri partecipanti erano i loro fratelli e sorelle. Lo scenario ha permesso di valutare come i ragazzi prendevano decisioni, come gestivano gli stimoli sensoriali e come apprendevano le modalità d'azione. La maggior parte dei giocatori, inclusi quelli con autismo grave, ha imparato in fretta le regole e si è adattata a livelli di difficoltà crescenti. Tuttavia il processo per arrivare ad apprendere le regole è stato influenzato dalla presenza o meno di disturbi dello spettro autistico.. Chi era affetto da autismo ha fatto infatti più fatica a usare tutte le informazioni sensoriali fornite nel gioco per raccogliere più gemme possibili; ha impiegato più tempo per imparare a giocare ed è stato meno preciso nella "caccia" rispetto alle persone senza autismo. Il motivo potrebbe risiedere anche in quello che i ricercatori, nel nuovo articolo, descrivono come "deficit di integrazione percettiva", l'accumulo di "rumore" e distorsione legato a ogni nuova informazione che, quando più informazioni sensoriali si sommano, porta a difficoltà nella comprensione di forme di comunicazione di routine.. «Una delle idee consolidate nell'ambito dell'autismo è che si verifichi un'alterazione dell'equilibrio eccitatorio-inibitorio dei circuiti neurali e che tale alterazione possa portare a un'attività neurale modificata, in grado di produrre una percezione distorta» spiega Scott. Nella vita di tutti i giorni, ciò potrebbe tradursi in una difficoltà a integrare il messaggio delle parole e poi delle frasi comunicate dall'interlocutore con gli indizi visivi che egli sta fornendo.. In futuro, il gioco potrebbe essere perfezionato per valutare l'efficacia di farmaci o terapie per l'autismo in fase di sperimentazione e capire se abbiano offerto una qualche forma di miglioramento della comunicazione. Ma, proprio perché non prevede l'assegnazione di regole ed è facilmente giocabile, il videogame potrebbe essere usato anche per capire se e come i risultati ottenuti negli studi animali sull'autismo (per esempio quelli sui circuiti cerebrali implicati in questo disturbo) si trasferiscano sull'uomo..
Autore
Focus.it

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