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Autismo e infezioni in gravidanza

  • Postato il 28 settembre 2026
  • Di Focus.it
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  • 3 min di lettura
In sintesi

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Autismo e infezioni in gravidanza
Uno studio su 3,7 milioni di persone in Svezia ha trovato un legame tra un complesso di infezioni pericolose se contratte in gravidanza e il rischio di sviluppare autismo. In base all'analisi, condotta dal Karolinska Insitutet, i patogeni del complesso TORCH (acronimo di Toxoplasma gondii, altri agenti (Others) come Rosolia, Parvovirus B19, varicella, Sifilide, Zika, Citomegalovirus ed Herpes simplex) che in rari casi attraversano la placenta arrivando a infettare il feto sono associati, nei bambini che nascono con un'infezione congenita, a un rischio più elevato sia di autismo sia di disabilità intellettiva. L'importanza della ricerca, pubblicata su JAMA Pediatrics, non sta tanto nella dimensione del fenomeno - si tratta infatti di infezioni rare, che in pochi casi vengono trasmesse dalla madre al nascituro - quanto nel fatto che queste condizioni pericolose in gravidanza si possono prevenire.. Complesso TORCH: di che cosa si tratta?. I patogeni del gruppo TORCH (virus, batteri e parassiti) sono particolarmente pericolosi in gravidanza perché, in rari casi, sono in grado di oltrepassare la placenta e infettare il feto nelle fasi più delicate del suo sviluppo, quando non possiede ancora un sistema immunitario maturo. Le infezioni causate da questi agenti sono note per aumentare il rischio di complicazioni a breve termine, come il parto prematuro, e a lungo termine: possono provocare ritardi nello sviluppo, danni neurologici o sensoriali, epilessia, calcificazioni al cervello. . Trent'anni di osservazioni. Il nuovo studio ha seguito per tre decenni 975 persone che avevano ricevuto una diagnosi di infezione del complesso TORCH congenita. I partecipanti sono stati individuati grazie all'analisi dei dati sanitari e scolastici di 3,7 milioni di persone, nate in Svezia dal 1987 al 2021. Seguire queste persone per 30 anni ha permesso di capire in quanti casi la diagnosi di sindrome di TORCH alla nascita fosse associata a diagnosi di disturbi del neurosviluppo o a difficoltà nel percorso di studi più avanti nella vita.. La relazione con l'autismo. Nelle persone che erano state infettate durante la gravidanza il rischio di autismo risultava triplicato rispetto a coloro che erano nati senza infezioni. La probabilità di una diagnosi di disabilità intellettiva successiva era invece sette volte più elevata, e quella di una disabilità intellettiva grave era più alta di 30 volte.. Gli autori sottolineano che, anche si tratta di un aumento sostanziale del rischio, stiamo parlando di rischio relativo al singolo individuo, perché queste infezioni rimangono nel complesso molto rare; quando anche sono presenti, raro è il rischio di una loro trasmissione al feto, e non tutti coloro che nascono con questa condizione sviluppano autismo. Al netto di questo, il contributo delle infezioni TORCH nel rischio autismo è molto piccolo: si pensa, per esempio, che siano associate a circa lo 0,034% dei casi di autismo in Svezia, e all'1,2% dei casi di disabilità intellettiva grave in quel Paese. Altra cosa è il rischio individuale: circa un bambino su cinque tra quelli nati con infezione da TORCH congenita potrebbe sviluppare autismo. . Non sono invece state osservate associazioni tra queste infezioni e altri disturbi del neurosviluppo o neuropsichiatrici, come l'ADHD o il disturbo ossessivo-compulsivo, mentre sono emerse - anche in bambini con infezioni TORCH congenite che non avevano ricevuto una diagnosi di autismo o disabilità intellettiva, maggiori difficoltà scolastiche e voti in genere più bassi della media rispetto al gruppo di controllo. . L'accento sulla prevenzione. «I nostri risultati suggeriscono che alcune infezioni trasmesse al feto durante la gravidanza possano avere effetti a lungo termine sullo sviluppo cerebrale. Sebbene tali infezioni congenite siano rare, alcune di esse sono prevenibili, il che le rende importanti dal punto di vista della salute pubblica», afferma Reneé Gardner, ricercatore del Dipartimento di Salute Pubblica del Karolinska Institutet che ha contribuito allo studio. Per esempio, assicurarsi di avere vaccinazioni (come quella contro la rosolia) aggiornate prima della gravidanza, mantenere una buona igiene delle mani e dell'ambiente domestico, evitare carni poco cotte e altri alimenti a rischio e partecipare a tutte le visite e gli screening prenatali sono tutte buone pratiche che riducono il rischio di contrarre queste infezioni..
Autore
Focus.it

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