Aumenti Tari, imprese e sindacati allo scontro con Tursi: “Non ratificheremo decisioni già prese”
- Postato il 23 luglio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Cresce il malumore verso la giunta Salis dopo l’approvazione in giunta delle nuove tariffe Tari che subiranno un aumento medio del 5,7% nel 2026 e dell’1% nel 2027. Il provvedimento, anticipato dai media e annunciato ieri dalla sindaca Salis a margine della giunta itinerante in Bassa Valbisagno, è finito subito nel mirino delle associazioni dei proprietari immobiliari. E oggi, a distanza di poche ore, anche le associazioni di categoria e i sindacati alzano le barricate e chiudono le porte al confronto con Palazzo Tursi.
Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna: “Profonda indignazione, disertiamo l’incontro”
“Profonda indignazione e sconcerto” da parte di Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna per aver appreso “esclusivamente a mezzo stampa dell’ennesimo e pesante incremento della Tari deliberato dal Comune di Genova”.
“La convocazione d’urgenza inviata in estremo ritardo dal vicesindaco e dall’assessore al Commercio, giunta soltanto a cose fatte e a decisioni già rese pubbliche sui giornali, rappresenta un gesto formale privo di qualsiasi sostanza politica e di rispetto istituzionale”, accusano le associazioni di categoria che annunciano la decisione unitaria di non partecipare all’incontro: “Non ci prestiamo a fare da comparse per ratificare decisioni già prese altrove”.
“Prendiamo atto che il Comune abbia trovato il tempo di confrontarsi per tempo con le organizzazioni sindacali per concordare le giuste agevolazioni alle fasce deboli (in realtà anche i sindacati lamentano di non essere stati coinvolti, ndr). Scelta corretta nel merito, ma che rende ancora più inaccettabile il trattamento riservato a chi rappresenta il tessuto economico della città. Le imprese genovesi sono forse considerate interlocutori di serie B? Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna rappresentano migliaia di imprese e decine di migliaia di lavoratori. Non siamo soltanto i principali contribuenti di Genova, con un carico di fiscalità locale tra i più alti d’Italia: siamo la spina dorsale della città. Le nostre luci accese, la nostra presenza nei quartieri, la vitalità dei nostri negozi, botteghe e laboratori sono il primo e più efficace presidio contro il degrado, la desertificazione urbana e la criminalità dilagante”.
“A questo quadro già allarmante – proseguono – si aggiunge quanto emerso sull‘imposta di soggiorno: l’amministrazione ha infatti già deciso di attingere alla quota del 40% (destinata al decoro urbano) per coprire i costi di Amiu, mentre insistenti indiscrezioni prospettano l’intenzione di prelevare risorse persino dalla quota del 60%, storicamente vincolata alla promozione e allo sviluppo turistico. Esprimiamo la più assoluta contrarietà a questa impostazione”. Commercianti e artigiani contestano che “l’imposta sia trasformata in un bancomat per ripianare i costi ordinari o le inefficienze di un gestore, facendo pagare ai turisti servizi che dovrebbero essere coperti dalla Tari e depotenziando gli interventi aggiuntivi di decoro” e respingono con forza “anche solo l’ipotesi di un dirottamento” della quota restante: “Si tratterebbe di uno strappo gravissimo e inaccettabile rispetto agli accordi, alle norme e al ruolo del tavolo di confronto con le categorie, sottraendo risorse vitali per l’attrattività e la promozione della città”.
“La misura è colma – prosegue il comunicato di fuoco -. Chiediamo al Comune una riflessione profonda e immediata sulle modalità di relazione con i corpi intermedi e preannunciamo che compiremo tutti i passi necessari per ottenere le risposte che finora ci sono state negate. Respingiamo con fermezza il tentativo dell’amministrazione di scaricare la responsabilità degli aumenti su un’applicazione automatica delle regole Arera e sulle validazioni Arlir. Se le norme nazionali definiscono i metodi di calcolo, è il Comune, e solo il Comune, a determinare l’efficienza del servizio, i costi aziendali riconosciuti e la qualità delle prestazioni pretese da Amiu.
Non è più tollerabile che ogni inefficienza o aumento dei costi interni del gestore si traduca automaticamente in un salasso per famiglie e imprese senza alcuna trasparenza”.
Le associazioni datoriali chiedono “un’inversione di rotta sul metodo, tutela dell’imposta di soggiorno, piena e immediata trasparenza sui costi reali riconosciuti ad Amiu, pubblicazione e consegna integrale del piano economico finanziario (Pef), dei contratti di servizio e delle delibere di validazione Arlir, indicatori chiari e pubblici sulla qualità e produttività del servizio reso alla città, l’avvio concreto e non più rinviabile della tariffazione puntuale, affinché chi meno produce e meglio ricicla, meno paghi. Il vero tema non è se l’Arera imponga un metodo tariffario. Il vero tema è se questo Comune voglia continuare a far cassa sulle imprese o se intenda finalmente garantire il miglior servizio possibile al minor costo possibile. Nelle more, avvieremo l’acquisizione formale di tutta la documentazione tecnica e contabile per valutare ogni formale sede di contestazione a tutela delle aziende rappresentate. Attendiamo risposte concrete, trasparenti e documentate”.
La Uil: “Nessun accordo sottoscritto, non faremo da comparse”
“Quanto sta accadendo sulla Tari è inaccettabile sia nel merito sia nel metodo. La giunta comunale ha varato un aumento medio del 5,7%, ha presentato pubblicamente come raggiunto un accordo con Cgil, Cisl e Uil che non è mai stato sottoscritto e ha convocato le organizzazioni sindacali soltanto dopo aver assunto e comunicato le proprie decisioni. La Uil non è disponibile a essere utilizzata come elemento di legittimazione di scelte già compiute“. Lo dichiara Giovanni Bizzarro, segretario confederale Uil Liguria con delega alla fiscalità locale, dopo l’approvazione in giunta delle nuove tariffe Tari e la ricezione, il 22 luglio, della bozza di protocollo d’intesa predisposta dal Comune di Genova.
Come segnala il sindacato, il confronto con l’amministrazione comunale si è articolato fino ad oggi in due soli incontri: il primo il 29 giugno, durante il quale è stata consegnata la documentazione relativa al bonus sociale rifiuti Arera e al contributo comunale, e il secondo il 10 luglio, quando Cgil, Cisl e Uil “hanno avanzato precise proposte per evitare disuguaglianze tra i cittadini”.
“Avevamo evidenziato che il bonus, pari al 25% della Tari dovuta, può essere più favorevole del contributo comunale in alcuni casi e meno favorevole in altri. Per questo avevamo proposto una quota differenziale comunale che consentisse almeno di raggiungere i precedenti importi di 100 euro per i pensionati e 150 euro per le famiglie. Avevamo inoltre chiesto di valutare un contributo comunale pari al 25% della Tari, così da uniformare i due sistemi. Dopo che il Comune ci ha rappresentato l’impossibilità tecnica di applicare una percentuale, abbiamo proposto la piena cumulabilità delle due misure, proprio per impedire che alcuni nuclei ricevessero meno rispetto al passato”.
Secondo il sindacato, però, la bozza trasmessa il 22 luglio non recepisce adeguatamente queste richieste: “Il rapporto tra Bonus Arera e contributo comunale viene richiamato soltanto nelle premesse, senza essere disciplinato nella parte operativa. Non è prevista alcuna quota differenziale, la soglia Isee rimane ferma a 20mila euro, nonostante la richiesta sindacale di innalzarla almeno a 25 mila. Lo stanziamento di 1,2 milioni viene definito soltanto come importo massimo indicativo e subordinato alle risorse disponibili. Soprattutto, il contributo per le famiglie con figli viene ridotto dai precedenti 150 euro a 100 euro, equiparandolo a quello dei pensionati”.
“Non siamo quindi di fronte a un accordo ampliato, come dichiarato dall’amministrazione, ma a una bozza che, allo stato attuale, restringe e indebolisce la misura. È un evidente passo indietro rispetto all’impianto precedente e rispetto alle proposte presentate dalle organizzazioni sindacali”, sostiene la Uil. Nel 2025 il contributo era infatti pari a 100 euro per i pensionati e 150 euro per le famiglie.
“A rendere ancora più grave la situazione – prosegue la nota – è stata la comunicazione diffusa il 22 luglio, nella quale il Comune ha parlato di un lavoro proseguito in questi mesi con Cgil, Cisl e Uil, della proroga e dell’ampliamento dell’accordo e di un abbattimento della Tari superiore al 50% grazie alla cumulabilità dei due bonus. Ma il protocollo non è stato firmato: la sua eventuale sottoscrizione sarebbe prevista per il 28 luglio e le organizzazioni sindacali hanno ricevuto la prima bozza soltanto il 22 luglio”.
“Non è accettabile vendere pubblicamente come acquisito il risultato di una trattativa ancora aperta, attribuendo alle organizzazioni sindacali la condivisione di contenuti che non abbiamo approvato. Due incontri non possono essere raccontati come un confronto sviluppato per mesi e una bozza non sottoscritta non può essere presentata ai cittadini come un accordo già raggiunto”, sottolinea Bizzarro.
“Anche l’affermazione secondo cui la cumulabilità garantirebbe un abbattimento superiore al 50% non è corretta come risultato generalizzato. Lo dimostrano gli stessi esempi forniti dal Comune: per un nucleo numeroso con una base Tari di 724,18 euro, il Bonus Arera ammonterebbe a 181 euro. Sommando il precedente contributo comunale di 150 euro, la riduzione complessiva sarebbe di circa il 45,7%, non superiore al 50%. Con il contributo ridotto a 100 euro previsto dalla nuova bozza, l’abbattimento scenderebbe addirittura a circa il 38,8%”.
Nel frattempo, la giunta ha varato l’aumento medio della Tari del 5,7%, destinato a incidere maggiormente sulle utenze domestiche. Secondo le simulazioni comunali, una famiglia di due persone in un’abitazione di 80 metri quadrati pagherebbe 18,43 euro in più, mentre una famiglia di quattro persone in 100 metri quadrati avrebbe un aggravio di 28,19 euro. La proposta dovrà ora passare all’esame del Consiglio comunale.
“Prima abbiamo appreso dai giornali l’ipotesi dell’aumento, poi abbiamo ricevuto una bozza peggiorativa e, infine, abbiamo visto l’amministrazione annunciare pubblicamente un accordo non ancora firmato. Solo dopo tutto questo siamo stati convocati dal vicesindaco Terrile per il 23 luglio alle ore 15. Questa non è concertazione: è il tentativo di chiedere alle organizzazioni sindacali di ratificare decisioni già prese“.
Per queste ragioni, Uil Liguria annuncia che non parteciperà all’incontro convocato per il 23 luglio e “non darà la propria disponibilità a sottoscrivere il protocollo nella formulazione attuale”.
“Non si tratta di sottrarsi al confronto, ma di restituire dignità al confronto stesso – prosegue il sindacato -. La Uil non farà da comparsa e non apporrà il proprio timbro su una decisione già assunta. Un protocollo destinato ad alleggerire la fiscalità locale non può essere utilizzato per rendere più accettabile un contestuale aumento della Tari, perché il beneficio rischierebbe di essere assorbito dal rincaro, trasformandosi in un sostegno soltanto nominale”.
La Uil “resta disponibile a riaprire una discussione seria a condizione che il Comune confermi integralmente lo stanziamento di 1,2 milioni di euro, ripristini almeno i 150 euro per le famiglie, innalzi la soglia Isee ad almeno 25 mila euro, disciplini espressamente la cumulabilità con il Bonus Arera, introduca una clausola differenziale che impedisca a qualsiasi beneficiario di ricevere meno rispetto al precedente sistema e rafforzi le misure alla luce dell’aumento tariffario deliberato”.
“Quando l’amministrazione sarà pronta ad ascoltare realmente le nostre istanze e a costruire misure concrete, condivise e vantaggiose per pensionati, lavoratori e famiglie, troverà la Uil disponibile al confronto. Fino ad allora non presteremo il fianco a operazioni propagandistiche: le relazioni sindacali richiedono trasparenza, rispetto e risultati concreti, non annunci fatti prima degli accordi”, conclude la nota.
Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti Fiadel: “Negli anni scorsi nessun aumento, gravi difficoltà per l’azienda”
Più cauta la posizione espressa da Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti Fiadel: “La Tari è il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Partendo da questo non trascurabile presupposto si evince chiaramente che il costo complessivo nel corso del tempo inevitabilmente tenderà ad aumentare. A meno che non si compiano scelte legate alla chiusura del ciclo dei rifiuti che invertano l’attuale condizione e lo smaltimento dei rifiuti da esclusiva voce di costo diventi ricavo. Solo attraverso attraverso l’introduzione di nuovi ricavi si possono abbattere i costi complessivi. Sicuramente l’azienda sconta anni di mancanza di scelte strategiche e di scelte sbagliate che peraltro abbiamo più volte denunciato. È da precisare come negli anni scorsi per scellerata e strumentale decisione della giunta non è stata rivisitata la tariffa producendo gravi difficoltà all’equilibrio dei conti aziendali che hanno minato la continuità aziendale. Oggi l’azienda per rientrare da questa delicata situazione dei conti ha intrapreso misure emergenziali di contenimento dei costi bloccando il turn over, siamo a -150 unità, azzerato lo straordinario e tagliato del 17% le assunzioni estive. Scelte che hanno certamente ridotto i costi ma altrettanto hanno gravato sui carichi di lavoro e inevitabilmente sull’erogazione del servizio”.
“Per il 30 luglio abbiamo ricevuto la convocazione da parte dell’amministrazione per dare seguito al tavolo permanente che ha il compito di confrontarsi e concordare le strategie per garantire futuro e sviluppo di Amiu dal punto di vista strategico – proseguono le sigle -. L’azienda ha bisogno di input chiari, di una guida stabile e di un management efficiente. Per ora apprendiamo con soddisfazione che le risorse per garantire la continuità aziendale sono state individuate. In ultimo vogliamo esprimere piena condivisione sulle rivendicazioni delle confederazioni che vanno incontro alle famiglie fragili ed indigenti che certamente devono ricevere sostegno e supporto. Il rinnovo dei contratti di lavoro è un diritto costituzionale non consentiremo che venga strumentalizzato come motivazione dell’aumento dei costi né tanto meno il dumping contrattuale dovuto ad esternalizzazioni selvagge”.
Proprietari immobiliari sul piede di guerra
Preoccupazione per gli aumenti anche da parte dei sindacati che rappresentano i proprietari di immobili, che vedono nella parte del provvedimento legata alle case in affitto turistico un nuovo “attacco fiscale”. ” ASPPI, l’associazione sindacale dei piccoli proprietari di immobili – esprime forte contrarietà alla scelta di calcolare la TARI per gli appartamenti a uso turistico assumendo, in via presuntiva, un numero di occupanti determinato dai posti letto. “È una decisione che conferma la volontà di colpire questo settore per ragioni puramente ideologiche – dichiara Valentina Pierobon, Presidente Provinciale di ASPPI Genova – Non basta consentire ai proprietari di dichiarare il numero effettivo dei posti letto. Il vero problema è che nessuno può presumere per quanto tempo un immobile sarà realmente occupato. Si finisce così per tassare una capacità teorica e non l’effettiva produzione di rifiuti.”
“Dietro una presunta semplificazione amministrativa – prosegue Pierobon – si nasconde in realtà un aumento della pressione fiscale sugli appartamenti a uso turistico. Ancora una volta questo settore viene visto come una fonte da cui reperire nuove entrate, anziché come una risorsa che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo economico e turistico della città. Invece di valorizzare chi investe e riqualifica il patrimonio immobiliare, si continua a penalizzarlo con nuovi balzelli”. ASPPI chiede all’Amministrazione di rivedere il provvedimento, adottando criteri realmente commisurati all’effettivo utilizzo degli immobili e non presunzioni che finiscono per colpire indiscriminatamente i piccoli proprietari del turismo.
Dello stesso parere Confedilizia, che rincara la dose: “Il Comune di Genova, come confermato nel corso di una conferenza stampa della giunta, ha deciso che per le unità immobiliari destinate a case e appartamenti per vacanze, locazioni turistiche o altre forme di ospitalità turistica svolte in forma non imprenditoriale, indipendentemente dal periodo della locazione e dal numero dei pernottamenti, ai fini della determinazione della tariffa Tari il numero degli occupanti è presuntivamente determinato in sei, salvo diversa dichiarazione presentata dall’utente”. Una decisione che viene duramente contestata da Vincenzo Nasini, presidente di Ape Confedilizia: “La previsione è illegittima e ingiusta, oltre che palesemente incostituzionale. Questa giunta si comporta come se fosse “legibus soluta” e come se le fosse consentito ogni tipo di vessazione ai danni dei proprietari e dei cittadini mentre invita ipocritamente le associazioni al dialogo. Un dialogo tra sordi. Invitiamo tutti coloro che subiranno questa ennesima forma di prelievo forzoso a rivolgersi ai nostri sportelli in via XX Settembre 41 a Genova”.