Attivisti per i migranti schedati da Europol, ricorso alla Corte Ue contro il Garante della protezione dei dati: chiesti 120mila euro
- Postato il 7 settembre 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Iftach Cohen, co-direttore del team legale dell’ong olandese Front-Lex, presenterà un ricorso presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento della decisione del Garante europeo della protezione dei dati (EDPS) e chiedere 120mila euro di risarcimento per il danno causato dall’omessa indagine da parte dell’ente dopo il reclamo dell’attivista austriaca Natalie Gruber. Nel 2020, Gruber, fondatrice della ong Jossor a difesa dei migranti, è stata indagata dalla magistratura greca insieme con altri attivisti con l’accusa di aver partecipato a un’organizzazione criminale finalizzata a commettere atti di spionaggio e a facilitare l’ingresso illegale di cittadini stranieri nel paese.
Nel 2021, Mary Lawlor, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i difensori dei diritti umani, dopo aver incontrato Nathalie Gruber e altri attivisti sottoposti a indagine in Grecia denunciò “campagne diffamatorie” che comprendevano la “divulgazione di informazioni personali degli attivisti”, sottolineando quanto fosse “preoccupante apprendere che il timore di arresti arbitrari avesse dissuaso alcuni dei partecipanti dal portare avanti la propria missione in difesa dei diritti umani e dal fornire assistenza umanitaria alle persone alle frontiere dell’Unione europea”.
Durante tutto questo periodo, il lawfare contro Gruber in Grecia è stato attivamente sostenuto da soggetti europei come Europol e Frontex. Gruber era stata infatti perseguita dalla magistratura ellenica. Nel corso dell’indagine, e per molto tempo dopo la sua conclusione, Europol ha trattato e conservato i dati personali di Gruber a sostegno del procedimento. Le prove ottenute da Gruber dimostrano che Europol l’aveva collegata al presunto reato consistente nel “mirare a costringere le autorità competenti per la protezione delle frontiere ( Frontex, ndr) a soccorrere i migranti”. Una assurdità visto che Frontex ha anche questo compito.
“Europol non ha alcuna competenza giuridica per trattare dati personali in relazione a una condotta che manifestamente non costituisce reato” ha spiegato Cohen al Fattoquotidiano.it. “Se uno Stato membro, per esempio l’Italia, trasmette dati personali a Europol qualificandoli come connessi alla criminalità organizzata, spiegando però che le persone interessate si erano semplicemente attivate in opposizione al referendum costituzionale italiano del 2026, Europol non può legittimamente trattare i dati personali di quegli attivisti soltanto perché lo Stato membro, l’Italia, qualifica la loro legittima attività politica come ‘criminalità organizzata”.
Secondo Cohen, Europol ha consapevolmente sostenuto il lawfare contro Gruber in Grecia, limitando allo stesso tempo il suo accesso alle informazioni relative ai dati personali detenuti sul suo conto e impedendole così di comprendere la portata del coinvolgimento dell’Agenzia. Gruber ha inoltre ottenuto elementi di prova prima facie secondo cui Frontex avrebbe raccolto informazioni su di lei attraverso “interviste di debriefing” con richiedenti asilo detenuti, condividendole poi illecitamente con Europol, che avrebbe conservato i suoi dati personali in sistemi “paralleli” ombra, privi delle garanzie fondamentali in materia di protezione dei dati e di adeguati sistemi informatici di registrazione delle operazioni.
L’Edps è l’unica autorità responsabile della supervisione del rispetto, da parte di Europol e Frontex, della normativa dell’Ue in materia di protezione dei dati. Nel 2022, sospettando che entrambe le Agenzie avessero svolto un ruolo illecito nell’indagine penale avviata contro di lei in Grecia, Gruber presentò un reclamo contestando il trattamento dei suoi dati personali da parte di Europol e le limitazioni imposte al suo accesso alle informazioni riguardanti i dati detenuti, per quale motivo e per quanto tempo. Fornì all’EDPS elementi di prova sul coinvolgimento di Frontex e sul trattamento illecito effettuato da Europol, affidandosi all’EDPS perché fungesse da occhi laddove lei, in quanto interessata, non poteva vedere direttamente ciò che stava accadendo.
“Lo faccio perché ho il privilegio di poterlo fare, a differenza del 99% delle persone che non può. Per me significa difendere la democrazia, combattere il fascismo e difendere lo Stato di diritto” ha affermato Gruber. Nell’aprile 2024, tutte le accuse contro Gruber e gli altri attivisti e ong criminalizzati furono archiviate in Grecia per mancanza di prove sufficienti dell’avvenuta commissione di un reato. Quando le accuse contro Gruber sono state archiviate, l’EDPS aveva già fatto passare un anno e mezzo senza indagare sul suo reclamo né adottare una decisione entro un termine ragionevole. Dopo l’archiviazione delle accuse nel febbraio 2024, come se nulla fosse accaduto, Europol ha continuato a trattare e conservare i dati personali di Gruber in relazione al manifesto non-reato.
Quando, alla fine del 2025, l’EDPS finalmente ha trasmesso quell’informazione a Europol, l’Agenzia ha cancellato prontamente i dati personali di Gruber fornendo soltanto informazioni minime. Ciò ha continuato a impedirle di valutare pienamente le azioni e omissioni illecite di Europol — e di altri soggetti — ma almeno l’ha liberata dal timore che i suoi dati fossero conservati a sostegno di un’altra indagine penale segreta condotta altrove. Solo a metà del 2026, dopo oltre tre anni e mezzo di un’indagine gravemente carente e negligente, l’EDPS ha adottato finalmente una decisione sul reclamo di Gruber, respingendolo senza aver esercitato neppure il livello minimo di diligenza necessario a proteggere i suoi diritti in quanto interessata.
“Siamo tutti interessati, e siamo vulnerabili quando i nostri dati personali vengono utilizzati contro di noi” aggiunge Cohen. “L’EDPS dovrebbe essere il nostro garante. Quando i nostri occhi sono coperti, dipendiamo dai suoi. Ma per troppo tempo l’EDPS ha scelto di coprire anche i propri”. Chiamare Europol e Frontex a rispondere del loro ruolo nel lawfare condotto in Grecia contro attivisti per i diritti umani e ong richiede un EDPS che funzioni. Gruber è stata costretta a sciogliere Jossor, ad abbandonare il suo lavoro di monitoraggio e denuncia dei respingimenti nell’Egeo, a tornare in Austria e a sopportare anni di ansia, difficoltà sul piano della salute mentale e profonda frustrazione.
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