Arresto Lavitola: «E’ il mandante dell’attentato a Ranucci»
- Postato il 11 agosto 2026
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Il Quotidiano del Sud
Arresto Lavitola: «E’ il mandante dell’attentato a Ranucci»
Arresto Lavitola: «E’ il mandante dell’attentato a Ranucci». Nell’ordinanza il gip di Roma non ha dubbi. «Lo ha commissionato per accrescere la popolarità del conduttore di Report». Contestato il metodo mafioso.
Lo aveva predetto dopo la metà di luglio nella trasmissione ‘Filo Rosso’ su Rai3 e così è stato: “Sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere. Una cosa certa è che rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido”. L’attentato a Sigfrido Ranucci è “stato commissionato” dal lucano 60enne Valter Lavitola “esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’arrestato “in ambito politico”. Lo scrive il gip di Roma nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per l’ imprenditore ed giornalista ritenuto il mandante dell’azione dinamitarda dell’ottobre scorso. Contestato il metodo mafioso. Ricercato il factotum camerunense Gomes Clesio Tavares, attualmente latitante in Africa.
Inoltre, lo stesso Lavitola avrebbe partecipato personalmente, insieme a Gomes, a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto in data 15 settembre 2025“. “Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – si legge – è indubbio che nella ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista”.
“Più volte” Valter Lavitola “ha commentato” l’attentato “dicendo che se era stato lui il mandante allora voleva dire che era d’accordo anche Ranucci, quando allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”, si legge inoltre nell’ordinanza del gip di Roma.
ARRESTATO LAVITOLA: LE VALUTAZIONI DEL GIP E LA PIANIFICAZIONE DELL’INTESTAZIONE CRIMINALE
Secondo il gip Iole Morrica non ci sono dubbi: «E’ certo che l’azione delittuosa era stata ideata da Lavitola» il quale «conosceva lo stato dei luoghi e certamente aveva ricevuto da Ranucci in occasione dell’incontro del 07 settembre 2025 l’informazione relativa alla consueta presenza delle due autovetture di famiglia parcheggiate davanti al cancello, ovvero le medesime autovetture danneggiate dall’esplosione dell’ordigno collocato dai coindagati».
“Inoltre, è certo che Lavitola conoscesse le abitudini di vita dell’amico e del proprio nucleo familiare, in virtù dello stretto rapporto di amicizia che li lega – sottolinea ancora il gip di Roma -. Ancora, è altresì certo che lo scopo perseguito da Lavitola non fosse quello di mettere in pericolo la incolumità del giornalista, circostanza che rende altamente ragionevole ritenere che egli non solo abbia mostrato al suo factotum i bersagli fisici dell’azione delittuosa, ma abbia anche dato istruzioni precise sull’entità e la gravità dell’azione che doveva essere compiuta».
LASIMULAZIONE DEL METODO MAFIOSO E LE ISTRUZIONI AGLI ESECUTORI
Per il giudice che ha disposto l’arresto di Lavitola e del presunto intermediario Gomes Clesio Tavares, inoltre, «è certo che l’atto avrebbe dovuto indurre la vittima a ritenere che si trattasse di un atto intimidatorio di stampo mafioso per poter suscitare indignazione nell’opinione pubblica e accrescere la popolarità del giornalista, sicché è certo che anche le modalità del fatto dovevano essere idonee a dimostrare la potenzialità micidiaria, quantomeno in relazione al mezzo utilizzato e indurre gli stessi investigatori a ricercare i colpevoli in organizzazioni criminali di tipo mafioso».
Un dato, evidenzia ancora il gip nell’ordine di arresto, che “dimostra ulteriormente come l’indagato Lavitola avesse tutto l’interesse a fornire a Clesio Tavares precise istruzioni in ordine alle modalità dell’esecuzione dell’atto intimidatorio e che dunque era stato lui a richiedere che l’atto intimidatorio fosse realizzato mediante l’uso di esplosivo e non fosse stata una modalità rimessa alla discrezionalità e alla scelta estemporanea degli esecutori materiali».
I LEGAMI CON LA BASILICATA E I TRASCORSI POLITICI DELL’ARRESTATO LAVITOLA
E’ infatti di tutta evidenza che il piano ideato da Lavitola per funzionare necessitava che l’atto intimidatorio fosse commesso con modalità tali da, un lato, da dimostrare la potenzialità omicidiaria del mezzo utilizzato, dall’altro assicurarsi che l’amico e i suoi familiari rimanessero indenni», scrive ancora il gip Morrica soffermandosi sulla «meticolosità con cui Lavitola ha ideato e organizzato il suo progetto criminale anche al fine di cautelarsi ed evitare un suo coinvolgimento qualora gli esecutori materiali fossero stati identificati». L’ex giornalista e imprenditore ha un legame forte con la Basilicata. Lavitola è il figlio di Pasquale, noto cardiologo ed endocrinologo, originario di Noepoli, centro potentino di appena 700 anime, che in seguito si è stabilito a Salerno per motivi professionali, città dove è poi nato il figlio Valter.
Anche se Valter Lavitola è cresciuto e ha operato principalmente sull’asse Salerno-Roma e all’estero (diventando noto anche per una lunga latitanza in Sudamerica), le sue radici paterne riconducono a Noepoli. Nel comune lucano operano, infatti, tutt’oggi diversi professionisti e rami della famiglia omonima legati al settore medico e legale. Ma il legame con la Basilicata non si ferma di certo solo alle radici. Lavitola ha operato a lungo come intermediario e faccendiere per conto di Silvio Berlusconi anche in terra lucana ed è stato condannato in via definitiva a 2 anni e 8 mesi per tentata estorsione ai danni dell’ex premier. Fu mandato nel 1995 in Basilicata da Berlusconi e da ambienti socialisti e famiglie massoniche per organizzare le liste di Forza Italia e del Centrodestra.
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