Aria condizionata accesa con l’auto ferma, si può evitare la multa? Spunta la deroga
- Postato il 11 settembre 2026
- Codice Della Strada
- Di Virgilio.it
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L’aria condizionata potrà restare accesa durante la sosta e con il motore termico in funzione se la nuova deroga che coinvolge bambini, donne in gravidanza e anziani supererà il percorso di approvazione e se nell’abitacolo si troveranno persone ricondotte alle categorie indicate dal testo. La formula comprende anche chi, per disabilità o per condizioni sanitarie o psicofisiche, abbia bisogno di un ambiente compatibile con la propria sicurezza.
Oggi la disposizione ordina di spegnere il motore durante la sosta e vieta di mantenerlo acceso per conservare in funzione l’impianto di condizionamento. Non conta che il conducente sia rimasto seduto al volante o se la sospensione della marcia ha assunto i caratteri della sosta.
Neanche il fatto che l’auto occupi uno stallo regolare rende lecita la produzione di emissioni senza spostamento. La fascia pecuniaria per chi non osserva queste disposizioni è compresa fra 223 e 444 euro. In questo contesto l’agente accertatore è chiamato a raccogliere e descrivere elementi capaci di sostenere la contestazione. Servono la presenza del veicolo in sosta, il funzionamento del motore e il collegamento con l’uso dell’aria condizionata.
La deroga prevista dalla bozza
L’intervento legislativo, che nel momento in cui scriviamo non è stato ancora approvato, consentirebbe la sosta dei veicoli con motore termico e climatizzatore accesi quando a bordo siano presenti bambini, donne in stato di gravidanza, anziani oppure altri soggetti fragili. Si tratta di un perimetro molto stretto che mette al centro la persona.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha collegato la formula anche alle persone con disabilità e a chi presenti condizioni di salute o caratteristiche psicofisiche che richiedano un ambiente adeguato durante l’immobilità del mezzo, anche alla luce delle innalzate temperature medie rispetto al passato.
La scelta prova a ricomporre due interessi che nelle giornate più calde entrano in genere in tensione. Da un lato resta la volontà di evitare consumi ed emissioni prodotti da un motore che non muove l’auto. Dall’altro emerge la protezione di chi sopporta peggio l’aumento della temperatura nell’abitacolo. Le indicazioni della Protezione civile comprendono fra i gruppi esposti anziani, neonati, bambini, donne in gravidanza, persone con malattie croniche, disturbi psichici o ridotta mobilità. Lo stesso documento consiglia di regolare il climatizzatore dell’auto con uno scarto moderato rispetto all’esterno e avverte di non lasciare mai neonati o animali in un veicolo, neppure per un intervallo breve.
La riforma del Codice della Strada e in particolare di questa disposizione nasce nel percorso aperto dalla legge 177 del 2024, che ha delegato il governo a riordinare numerose parti della normativa che regola la circolazione. Fra i criteri compare la protezione degli utenti vulnerabili e delle persone con disabilità, insieme alla revisione delle sanzioni secondo ragionevolezza, proporzione e assenza di discriminazioni.
Cosa resta ancora da chiarire
Dalla lettura del testo non sono stati indicati limiti anagrafici per stabilire chi sia bambino o anziano. Manca anche una procedura pubblica per dimostrare una condizione sanitaria non immediatamente visibile. Una pattuglia riconosce senza difficoltà ed equivoci la presenza di un neonato mentre diabete, patologie cardiache, terapie farmacologiche o disturbi che alterano la termoregolazione non emergono da un controllo visivo.
Un secondo nodo da sciogliere riguarda il tempo. La deroga acquista senso se il motore rimane acceso per il periodo richiesto dalla protezione del passeggero e non se diventa il pretesto per prolungare senza limiti la permanenza dell’auto. Anche il rapporto fra necessità sanitaria e intensità del caldo merita una formulazione leggibile: alcune fragilità possono infatti richiedere climatizzazione con temperature esterne non estreme mentre in altri casi basterebbero ombra, ventilazione o lo spostamento in un luogo chiuso.
C’è infine una questione di coordinamento. Il comma 2 dell’articolo 157 del Codice della Strada stabilisce che durante la sosta il veicolo deve avere il motore spento mentre il comma 7 bis contiene il divieto riferito al condizionamento. Se la modifica incidesse soltanto sulla seconda previsione, la prima dovrebbe essere resa coerente con l’eccezione. In caso contrario la condotta potrebbe risultare consentita da una frase e vietata da un’altra.
Perché il motore resta un problema
Un propulsore a combustione fermo continua a bruciare carburante. Produce anidride carbonica e, in misura legata alla tecnologia del veicolo, ossidi di azoto, monossido di carbonio, idrocarburi e particolato. Al carico del climatizzatore si sommano vibrazioni e rumore. La quantità emessa da una singola attesa può apparire modesta, ma la somma di migliaia di soste davanti a scuole, stazioni, negozi e abitazioni crea un’esposizione locale evitabile.
Il legislatore sembra voler conservare questa impostazione e apre una valvola soltanto quando la salute del passeggero pesa di più del costo ambientale dell’attesa. Fuori da quel perimetro, il comportamento più lineare rimane spegnere il motore, scegliere un punto ombreggiato, ridurre la durata della sosta oppure accompagnare la persona in un ambiente climatizzato.
Auto elettriche ibride e sistemi da remoto
Il mercato automobilistico aggiunge scenari che nel 2007 avevano un peso marginale. Un’elettrica pura può climatizzare l’abitacolo prelevando energia dalla batteria di trazione senza tenere acceso un motore termico. Per questa ragione la specifica fattispecie del motore acceso non si realizza nello stesso modo. Non significa che l’auto possa essere lasciata dove la sosta è vietata né che un uso imprudente dell’impianto cancelli altre responsabilità: cambia il presupposto tecnico della multa legata al propulsore.
I veicoli ibridi richiedono più attenzione. Molti modelli mantengono infatti il climatizzatore in modalità elettrica per un certo periodo, poi avviano automaticamente l’unità a combustione quando la batteria scende sotto una soglia. Se il propulsore termico entra in funzione durante una sosta allo scopo di sostenere il raffrescamento, la condotta può ricadere nel divieto vigente anche senza un gesto diretto del guidatore sull’accensione. La futura eccezione parla proprio di motore termico, perciò dovrebbe coprire anche questa dinamica quando a bordo si trovi una persona protetta.
Le funzioni di precondizionamento da smartphone aprono infine un’altra distinzione. Se un’auto elettrica raffredda l’abitacolo prima della partenza, manca il funzionamento del motore termico previsto dal comma 7 bis del Codice della Strada. Quando la stessa operazione avvia un propulsore a combustione, come può accadere su alcuni modelli e in certe configurazioni, il rischio sanzionatorio è reale.