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Aree interne, l’appello della Chiesa lucana: “No alla rassegnazione”

  • Postato il 2 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Aree interne, l’appello della Chiesa lucana: “No alla rassegnazione”

Il Quotidiano del Sud
Aree interne, l’appello della Chiesa lucana: “No alla rassegnazione”

La Chiesa lucana interviene sul tema dello spopolamento delle aree interne: I vescovi in aiuto dei territori fragili, monsignor Carbonaro: «Valorizzare ciò che esiste e generare ciò che ancora non esiste»


La Basilicata porta al centro del confronto nazionale sulle Aree interne una delle questioni decisive per il proprio futuro: come contrastare spopolamento, invecchiamento della popolazione ed emigrazione giovanile senza arrendersi all’idea che il destino dei piccoli centri sia già segnato. È questa la prospettiva con cui l’Arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsiconuovo, mons. Davide Carbonaro, ha partecipato all’incontro dei Vescovi delle Aree interne, conclusosi ieri a Benevento, presso il Centro “La Pace”, dopo due giornate di confronto alle quali hanno preso parte una trentina di Presuli provenienti da diverse regioni italiane. Una sfida che per la Basilicata assume un peso particolare, considerata la capillarità dei piccoli comuni e la progressiva perdita di popolazione che interessa soprattutto le aree più periferiche. Proprio da qui parte la riflessione di mons. Carbonaro che individua nelle Aree interne «una delle principali sfide della Basilicata».

UNA SFIDA SUL MODELLO DI SVILUPPO

«Spopolamento, invecchiamento ed emigrazione giovanile – sottolinea l’Arcivescovo dialogando con Il Quotidiano del Sud – non possono essere affrontati soltanto come problemi da contenere, ma ci chiedono di riconoscere le risorse presenti nei territori e di rafforzare la capacità delle comunità di progettare il proprio futuro». Non soltanto una questione demografica, dunque, ma una sfida che riguarda il modello di sviluppo, la coesione sociale e la capacità dei territori di tornare a immaginare un futuro possibile. Un cambio emerso anche dal confronto di Benevento, dove i Vescovi, circa una trentina provenienti da ogni parte d’Italia, hanno ribadito la necessità di non pensare un’azione pastorale separata dalle dinamiche economiche, sociali e culturali che attraversano le comunità.

E per l’Istituzione ecclesiastica, in particolare, la risposta passa dalla presenza e dalla capacità di tessere relazioni: «La Chiesa può offrire il proprio contributo attraverso l’ascolto, la cura delle relazioni e la costruzione di percorsi di partecipazione», spiega mons. Carbonaro. Una particolare attenzione va riservata ai giovani, creando «spazi nei quali le persone, e soprattutto i giovani, possano esprimere competenze, aspirazioni e idee e trasformarle in proposte condivise». Questa è una prospettiva che guarda direttamente alla Basilicata e alla necessità di trasformare le fragilità in possibilità. «La sfida – afferma ancora l’Arcivescovo di Potenza – è passare da una narrazione centrata su ciò che manca a una capacità di valorizzare ciò che esiste e di generare ciò che ancora non esiste». Da qui l’idea delle Aree interne come possibili «laboratori di innovazione sociale, sviluppo sostenibile e partecipazione», a condizione che istituzioni e comunità sappiano lavorare insieme.

LA LETTERA APERTA DELLO SCORSO ANNO

Quello dello sviluppo delle Aree interne non è un tema nuovo per la Chiesa lucana. Solo un anno fa, infatti, tutti i Vescovi della Basilicata avevano sottoscritto la “Lettera aperta al Governo e al Parlamento” elaborata proprio nell’ambito del percorso nazionale della Conferenza Episcopale Italiana. Un documento nel quale i Pastori denunciavano l’aggravarsi delle disuguaglianze territoriali, le nuove solitudini e il rischio di un progressivo abbandono dei piccoli centri.

Nella lettera, i presuli mettevano in discussione soprattutto una narrazione considerata eccessivamente fatalista, quella secondo cui per molte Aree interne non sarebbe più possibile invertire la tendenza demografica. Questo preconcetto è stato respinto con forza dai Pastori, che chiedevano (e continuano a chiedere) invece di «invertire l’attuale narrazione delle aree interne» e di sostenere con maggiore convinzione le risorse e le buone prassi già presenti nei territori. Il documento chiedeva anche di andare oltre una lettura esclusivamente quantitativa delle Aree interne, legata alla distanza dai grandi centri, per valorizzare «le storie, la cultura e la vita di certi luoghi».

Tra le proposte indicate figuravano incentivi per favorire il controesodo, smart working e coworking, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, trasporti, recupero dei borghi abbandonati, cohousing, banda larga, servizi sanitari di comunità e telemedicina. Una visione che trova oggi continuità nel percorso della Cei.

L’INCONTRO A BENEVENTO

L’incontro svoltosi in questi giorni a Benevento, nato nel 2021, ha infatti l’obiettivo di condividere esperienze e buone prassi e di individuare nuove prospettive per comunità chiamate ad affrontare trasformazioni pastorali, sociali e demografiche. Nel corso dei lavori sono state presentate esperienze provenienti da L’Aquila, Forlì e Cagliari, accomunate dalla capacità di ricostruire tessuto comunitario, valorizzare la corresponsabilità dei laici, collaborare con le istituzioni e promuovere il lavoro. Al termine del confronto, i Vescovi hanno deciso di dare continuità al percorso attraverso un gruppo di tre Presuli, espressione di diverse aree geografiche del Paese: mons. Felice Accrocca, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, mons. Benoni Ambarus, Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico, e mons. Marco Prastaro, Vescovo di Asti.

Ascolto reciproco, riflessione e confronto

Il gruppo, si precisa in una nota diffusa a margine dell’assemblea dalla stessa Conferenza Episcopale Italiana, lavorerà insieme agli uffici preposti della Cei per individuare temi, forme e luoghi del prossimo appuntamento nazionale. Per mons. Ambarus, il confronto di Benevento ha rappresentato innanzitutto un momento di condivisione: «È stato un confrontarci tutti insieme – spiegail presule a Il Quotidiano del Sud –. Abbiamo preso consapevolezza che questa iniziativa, nata per spinta carismatica dell’ex Vescovo di Benevento, sia opportuno che venga valorizzata sempre di più, ormai anche a livello nazionale». Un percorso che, secondo l’Arcivescovo ha già superato i confini regionali: «Questa iniziativa acquista e deve acquistare sempre di più un livello nazionale».

Del resto, osserva, «non ci sono diocesi che non abbiano aree interne». In ogni territorio, infatti, esistono «situazioni di marginalità» che rendono necessario un confronto comune. L’obiettivo è fare delle Aree interne «uno strumento di riflessione, di ascolto reciproco e di confronto tra Vescovi», anche per comprendere come «interagire sempre di più con le istituzioni nell’ottica dell’alleanza». Quanto ai prossimi sviluppi, Ambarus non esclude la possibilità di un documento: «Per il futuro è molto probabile, vedremo».
«Potenzialmente potrebbe, positivamente parlando, esplodere come iniziativa e dare nascita a tante cose – conclude –. Però questo lo vedremo mano a mano che si andrà avanti».

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