Appunti da un taccuino bagnato: Kierkegaard e io a Copenaghen (1843)

Pierfranco Bruni 

Sfiorano parole e immagini. Tra le ombre delle nuvole Aristofane viaggia dentro le metafore e i sogni. I miti sono archetipi di labirinto.
Ricordo male la locanda dove ci siamo incontrati. Legno chiaro, odore di pane raffermo, pioggia fine che rigava il vetro. Sedemmo a un tavolo d’angolo. Io con la matita spuntata. Søren, in soprabito scuro, cappello ancora umido. Non ero lì per intervistarlo. Ricalcavo indirizzi per un viaggio mai partito. 
Lui parlò primo, quasi come annotasse: “L’estetica è parentesi che sa di non valere, ma ci resta”. 
Mi porse una sigaretta. Rifiutai. Io sono un accanito fumatore di sigari.  Lui ha acceso la sigaretta e mise il fiammifero spento sul mio quaderno. 
Lo presi come segnalibro.
Io con il mio solito sigaro tra le dita.
Parlammo di seduzione. Gli chiesi se fosse dominio. Scosse il capo, disse che Johannes del  “Diario” archiviava Cordelia per non perdere l’intensità. Il gesto toglieva durata, non chiedeva resa. 
“È un arco tenuto teso perché la freccia ricordi il vuoto”, disse. Io scrissi: “…come pettinare l’aria, preghiera che non domanda”. Continuò: “Hegel vuole che il particolare passi nel generale, che la contraddizione salga a sintesi. Io tolgo il passaggio, lascio il particolare a secco, perché pesi e invecchi sul tavolo. La seduzione è trattenere la soglia, non varcarla per archivio”.
Tutto aveva un senso.
Mi ero già incontrato con Hegel a cena. Il filosofo che non mi appartiene. Eppure ho consumato molte sere con lui. Mi ero incontrano anche con Casanova e avevamo parlato a lungo della seduzione e di Henriette.
Comunque. 
Sentii il vecchio brano del “marquatrio” alle spalle, ma Søren lo evitò. Disse soltanto che l’estetica non è la maschera dell’etico. È la stanza dove l’etico si spoglia prima di indossare un abito nuovo, sapendo che tornerà nudo. Hegel, aggiunse, ha fretta di inventario: cataloga, sistema, mette in colonna. Io scrivo per levare colonna. 
Mi guardò, penso, per verificare se capivo. Mi disse:  “…Non è ascetismo, è sintassi”.  Chi toglie predicato all’Io sottrae potere, salva il passo d’altro.
Piovve più forte. Il  cameriere tolse la candela spenta. Søren mise una moneta sul legno. Io chiusi il taccuino col fiammifero dentro. 
Fuori non stringemmo mani. Lui piegò a destra verso altre strade. Io a sinistra verso il canale. 
Non so se l’ho incontrato davvero, o se il “Diario” mi ha prestato scena. Conservo la frase che vale da epigrafe che tanto mi somiglia: “Estetica è l’angolo della gioia che non si sistema… La seduzione è una custodia del vuoto dove l’altro non viene occupato”. Hegel resta in archivio. Johannes esce la sera. Accende altra sigaretta. Lascia un altro fiammifero per chi verrà dopo.
La vita è uno scorrere di ore che si frantumano tra un ricordo e una pretesa di futuro. Se mi trovassi come lui davanti a un Aut Aut cosa farei?

….

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.

Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.

Incarichi in capo al Ministero della Cultura:

Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.

È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.

Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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