Antonio Ricci e il ricordo di Carlo Petrini: “Il nostro appuntamento fisso era a Villa della Pergola ad Alassio”
- Postato il 26 maggio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Alassio-Albenga. Un legame profondo, fatto di compleanni trascorsi tra ad Alassio, progetti comuni ed un importante riconoscimento (il premio “Fionda di Legno) consegnato ad Albenga.
La scomparsa di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha lasciato un vuoto anche nel nostro territorio, dove tornava ogni anno. A raccontare questo “asse speciale” è stato Antonio Ricci, papà di Striscia la Notizia, unito a Petrini “da oltre 50 anni di zingarate, risate e battaglie culturali”.
Ha concesso un’intervista, in ricordo dell’amico “Carlin”, al Corriere della Sera, che vi riproponiamo integralmente, partendo ovviamente dai contenuti legati al savonese.
Quando vi siete incontrati l’ultima volta? “A Natale sono venuto a trovarlo a Pollenzo. Ma il nostro appuntamento fisso era a giugno a Villa della Pergola ad Alassio, passava con noi tutti i suoi compleanni. La Liguria la amava tanto”.
Il ricordo più bello? “Quando nel 2013 gli consegnai ad Albenga la Fionda di legno, un riconoscimento ideato dai Fieui di Caruggi e assegnato a Carlin per essere un visionario e soprattutto un grande fiondatore che si è battuto in difesa della solidarietà. Ero stato il primo insignito, premiare lui fu un’emozione immensa”.
“Da quando ci conoscemmo nel ’73 a Sanremo, al Club Tenco, non ci siamo mai persi”, ha raccontato ancora Ricci, uno degli amici che Petrini frequentava di più insieme all’architetto Renzo Piano.
Voi tre stavate lavorando anche su un’idea? “Più di un’idea, stavamo costruendo un progetto di resistenza e resilienza, quello dell’Orto rampante: 20 ettari di agricoltura eroica sulle terrazze di Alassio, fra erbe e uliveti. Ora che Carlin non c’è più cercheremo di proseguire”.
Non era la prima volta che collaboravate. “Pensi che ci sono state ben due sigle di Striscia dedicate a lui. La prima nel 2000: Formaggi selvaggi, in onore del festival ‘Cheese’. Cantava il Gabibbo: ‘Ma che felicità ci dà la biodiversità’. La seconda nel 2019 si intitolava Tempacci ed era stata pensata a sostegno dell’appello ‘Un albero in più’, lanciato da Stefano Mancuso, Carlin Petrini, dal vescovo Domenico Pompili e dalla Comunità Laudato Sì. In questo caso il Gabibbo incitava perentoriamente il pubblico tutte le sere: ‘Con la CO2 così asfissiante, pianta tante piante’. Mi mancherà tanto, eravamo affini nel modo di pensare e nei valori. E sapevamo anche ridere. Facevamo certe ‘zingarate’…”.
Ce ne racconti una. “Tempo addietro abbiamo fatto un viaggio in Francia affittando un pulmino dorato, una vettura surreale. In un Autogrill ci fermarono delle persone incuriosite chiedendoci chi fossimo e Carlin rispose serio, come se stesse affermando l’ovvio, che eravamo il gruppo degli Abba…”.
Eravate ragazzi? “Non tanto, era il 2019. C’erano sua sorella Chiara, mia moglie Silvia e le mie figlie. Era come se fossimo un’unica famiglia. Fu un viaggio bello: per vedere un panorama ci ritrovammo in mezzo alla neve in un luogo sperduto che conosceva Carlin, sulla via del ritorno affettammo un grande salame e lo mangiammo in un parcheggio sull’autostrada con qualche uovo sodo e del vino. Ragionavamo spesso sul fatto che in quei giorni avevamo provato grandi ristoranti, gustando piatti irripetibili, ma ciò che ci ricordavamo con più amore era stato questo strano picnic, il momento più semplice. Siamo sempre stati accomunati da una grande antiretorica”.