Antonio Di Pietro, il clamoroso sospetto su Pietracatella: "E se non fosse omicidio?"
- Postato il 9 ottobre 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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Antonio Di Pietro, il clamoroso sospetto su Pietracatella: "E se non fosse omicidio?"
La ricina, cioè il veleno, c’è. Il duplice omicidio, invece, adesso pare ancora tutto da dimostrare. È questo il punto che sposta il caso di Pietracatella su un altro terreno e impone una domanda diversa: non soltanto chi abbia ucciso madre e figlia, ma se sia già possibile affermare che qualcuno le abbia uccise. A mettere il dito sulla questione è Antonio Di Pietro, ex pm di Mani Pulite, che in un’intervista al Corriere della Sera invita a non confondere la certezza scientifica con una conclusione giudiziaria.
«Abbiamo un’evidenza scientifica: un’intossicazione da ricina, ma provare che si tratti di omicidio è come attraversare lo stretto di Messina sul ponte ancora da fare». E aggiunge: «È anzitempo dire che sia stato un omicidio volontario». Parole che arrivano mentre dal fronte scientifico emergono valutazioni altrettanto prudenti. Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, e Benedetta Pia De Luca, medico legale che ha eseguito le autopsie, hanno chiarito che gli esami dimostrano l’intossicazione acuta da ricina, ma non permettono di stabilire se la sostanza sia stata assunta accidentalmente oppure somministrata da terzi. “Non abbiamo elementi per capire se si tratta di un avvelenamento accidentale oppure dovuto a terzi”, ha detto De Luca. Locatelli: “Io non so neanche cosa dire se questo è accidentale, volontario o altro”.
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La distinzione è essenziale: la medicina ha trovato la causa delle morti, non la prova della volontarietà. La Procura di Larino, però, non cambia strada. Il fascicolo, aperto all’inizio di aprile, resta per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, a carico di ignoti. La procuratrice Elvira Antonelli ha detto che vengono raccolti elementi «su tutte le piste possibili», ma ha definito quella dell’accidentalità «la più improbabile». Fino a oggi il racconto pubblico dell’indagine è stato dominato dalla pista del duplice omicidio. L’incidente non era mai stato presentato come possibilità investigativa.
Ora la Procura dice che viene considerato, pur giudicandolo poco plausibile. E qui nasce una domanda inevitabile: su quali elementi poggia quella valutazione? Perché gli esperti, per quanto dichiarano, non sembrano in grado di scegliere tra incidente e azione volontaria. In questi mesi sono state ascoltate circa duecento persone. Alcune anche più volte: Gianni Di Vita, il sacerdote, l’insegnante, le cugine e altri testimoni sono tornati davanti agli investigatori per ricostruire relazioni, abitudini, movimenti e le ore che precedettero la tragedia. Ma il fascicolo da mesi resta orfano di indagati. Di Pietro invita a non trasformare gli interrogatori in prova di colpevolezza o reticenza. «Tutte persone informate sui fatti, vuol dire che non è sciolto ancora il nodo dell’ipotesi delittuosa». Immaginare Pietracatella come un luogo «paramafioso», dice, sarebbe una «capriola che non esiste».
Resta il rebus. La via ritenuta più probabile è quella orale, ma non è stato possibile stabilire se la tossina fosse in un alimento o in un liquido: dopo i ripetuti episodi di vomito, nello stomaco non erano rimasti residui alimentari, ma sangue. Gli specialisti collocano l’ingestione al più tardi alla sera del 23 dicembre, mentre sui tempi di comparsa dei sintomi la letteratura scientifica è limitata. La cena resta un passaggio centrale, non una risposta. Sono attese le risposte definitive sulle analisi di 70 alimenti e sui 131 reperti e campioni raccolti durante l’accertamento del 30 luglio. Potrebbero chiarire almeno il veicolo attraverso cui la ricina è entrata nell’organismo.
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È qui che l’ipotesi dell’incidente torna a bussare alla porta, senza poter ancora entrare. Nessun elemento oggi dimostra che Antonella e Sara abbiano ingerito accidentalmente la ricina. Ma nessun elemento scientifico, per quanto dichiarato dagli specialisti, dimostra neppure che qualcuno gliel’abbia somministrata con l’intenzione di ucciderle. Gli investigatori hanno raccolto una quantità enorme di informazioni. Ma la cronaca ha il dovere di chiamare le cose con il loro nome. La ricina è una certezza. Il duplice omicidio resta un’ipotesi investigativa. Ma tra l’una e l’altra manca ancora la prova decisiva: chi l’ha somministrata, e soprattutto se sia possibile affermare che qualcuno le abbia uccise.
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